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Le principali difficoltà a cui sono confrontati i lavoratori indipendenti in questo tempo di pandemia e di blocco dell’economia sono chiare: le bollette non aspettano entrate che non ci sono. Come emerso dal sondaggio che abbiamo organizzato nelle scorse settimane presso questa categoria, i palliativi sin qui introdotti dalle autorità federali e ticinesi non sono nemmeno lontanamente sufficienti. La soluzione più popolare secondo i diretti interessati? Istituire un sistema di contributi statali a fondo perso. Ma altre misure potrebbero essere necessarie.

Per il centinaio di indipendenti che ha risposto al questionario, le principali problematiche sono ovviamente la necessità di coprire i costi fissi e la mancanza di reddito. Nella prima categoria, il problema più pressante risulta essere l’affitto (seguito, a buona distanza, da oneri sociali, leasing dei macchinari e assicurazioni). Le soluzioni per farvi fronte sono due: far pressione sulla categoria dei proprietari affinché annullino o riducano in maniera sostanziale gli affitti, o introdurre in tempi brevissimi un sistema d’intervento statale compensatorio.

Fatto salvo per alcune lodevoli eccezioni, la categoria dei proprietari ha un debito enorme verso gli affittuari: secondo un recente studio della banca Raiffeisen, basato sui dati precedenti alla crisi, gli affitti sono gonfiati ben al di là dell’andamento dei tassi d’interesse e dovrebbero essere meno cari del 40%. Una riduzione degli affitti commerciali alla categoria degli indipendenti sarebbe quindi non solo possibile, ma un atto dovuto. Soluzione giustificata anche dall’Associazione svizzera degli inquilini, secondo cui dal punto di vista legale è legittimo che chi è toccato dalla crisi non debba sottostare al pagamento dell’affitto, contrariamente a quanto sostenuto dalle cerchie immobiliari.

Per quel che concerne gli interventi statali di compensazione degli affitti commerciali, non mancano i modelli di cantoni svizzeri che potrebbero essere applicati anche in Ticino. Si pensi per esempio al sistema introdotto in Canton Vaud, dove i locatori sono tenuti a ridurre l’affitto del 50%, e la parte rimanente è coperta in parti uguali dal locatario e dal cantone. Così facendo, l’affitto risulta ridotto del 75%. Per quanto riguarda invece il mancato reddito, la grande maggioranza degli intervistati aveva inoltrato una domanda di indennità di perdita di guadagno (IPG) ma in pochi avevano già ottenuto risposta. Poiché due settimane fa la sola cassa cantonale AVS, che copre il 60-70% degli affiliati indipendenti in Ticino, aveva ricevuto oltre 13’000 richieste, si può facilmente immaginare che la macchina burocratica sia ingolfata. A maggior ragione se si tiene conto che il numero di funzionari predisposti a questo compito è rimasto invariato rispetto al periodo pre-crisi. (Per correttezza, va segnalato che alcune di queste risposte potrebbero essere arrivate nel tempo trascorso da quando è stato riempito il nostro questionario).

Al di là dei tempi di attesa, i principali problemi segnalatici sono le irrisorie indennità concesse e i complessi criteri di selezione a cui sono sottoposti gli indipendenti per avere diritto all’IPG. I continui ritocchi apportati settimanalmente dalla Seco all’ordinanza del diritto degli indipendenti all’IPG, in particolare, sono problematici: nessuno capisce più quali siano i criteri adottati per beneficiarne. Questa complessità fa si che le persone si sentano sfiduciate e abbandonate (e in buona parte dei casi è proprio così), arrivando magari persino a rinunciare ad un loro diritto. È evidente che i criteri debbano essere semplificati ed estesi al maggior numero di casistiche possibili.
Vista la gravità della situazione, bisogna essere franchi: le soluzioni statali finora proposte sono troppo selettive e insufficienti, e a dirlo sono gli stessi indipendenti. Rispetto ai grandi proclami del Consiglio federale e alla promessa del governo di “non lasciare indietro nessuno”, la realtà dei fatti è ben diversa. Certo, la categoria degli indipendenti è molto variegata e confrontata a problematiche differenti al suo interno. Ma proprio per questo motivo le soluzioni devono essere universali e coprire tutta la popolazione indipendentemente dallo statuto del lavoratore.

Che fare, allora? Per i due terzi degli indipendenti che hanno risposto al nostro sondaggio, il credito facilitato non rappresenta una soluzione valida, anzi: la prospettiva di dover sostenere dei debiti in un futuro più che incerto è ben poco allettante. A fare quasi l’unanimità è invece la proposta di istituire un sistema di contributi statali a fondo perso per coprire i costi fissi. E per sopperire alla mancanza di reddito? Una semplificazione del sistema di IPG potrebbe costituire un primo, timido passo. Ma non basterà. Come proposto dall’economista Christian Marazzi, bisogna adottare delle misure incisive – come un reddito incondizionato di base – che permettano di risolvere il problema delle mancate entrate e del rilancio dei consumi.

In conclusione, ci teniamo a ringraziare sentitamente tutte e tutti gli indipendenti che hanno partecipato al sondaggio. Sebbene i vostri interessi individuali possano divergere, i bisogni e le necessità a cui siete confrontati sono comuni a tutta la vostra categoria: per introdurre le soluzioni di cui avete bisogno, dobbiamo lavorare in modo collettivo e organizzato. Sullo slancio di questo sondaggio, ci impegneremo ad organizzare un collettivo di indipendenti per seguire da vicino l’evoluzione della situazione e spingere le autorità ad introdurre delle misure concrete ed efficaci. La categoria degli indipendenti è fondamentale per il nostro tessuto sociale: non lasciamo che vengano esclusi dal ciclo produttivo!