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L’email e le due versioni di Bernasconi. PS, Pronzini e PLR dicono la loro

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A tener banco è ancora la vicenda dell’agente, ex della Argo 1, sospeso e poi reintegrato dalla Securitas al suo posto presso il centro richiedenti l’asilo di Camorino. È infatti stato svelato che a chiedere alla Securitas il provvedimento è stato Renato Bernasconi, direttore del DASF, per email, e che una copia è stata inviata alla capo del servizio per richiedenti l’asilo, già coinvolta nel caso delle cene a Bormio.

Ancora una volta, il PS si è fatto sentire con una serie di domande, riguardanti il ruolo di Bernasconi, quello di Beltraminelli (per il suo funzionario, non sapeva, ma nell’intervista per il Corriere del Ticino era rimasto sulla sua versione, ovvero che la scelta era stata di Securitas) nella decisione, i motivi di una perquisizione a casa dell’agente, come mai il documento riservato è finito in mano al giornale e le ripercussioni che questa vicenda può avere su chi denuncia abusi o irregolarità sul lavoro.

Più o meno dello stesso tenore l’interpellanza di Matteo Pronzini dell’MPS: “Il caso Argo 1 continua a riservare sorprese: con profondo sdegno abbiamo appreso che uno degli ex dipendenti dell’agenzia di sicurezza che si è rivolto al sindacato per denunciare gli abusi ha subito una repressione da parte del suo datore di lavoro.  Peggio: Renato Bernasconi, Direttore della Divisione dell’Azione sociale e delle famiglie del Dipartimento della sanità e della socialità – nominato dal Consiglio di Stato il 28 giugno 2016 e precedentemente Capo Sezione delle finanze presso la Divisione delle Risorse del Dipartimento delle finanze e dell’economia – ha dichiarato ad alcuni media di aver “approvato” la decisione. Il direttore di Securitas  invece ha affermato che la misura sarebbe stata concordata con il Sig. Bernasconi mentre da una comunicazione, di cui la RSI e la Regione sono venuti a conoscenza, sembrerebbe invece sia stato lo stesso capo della Divisione a richiedere al responsabile di Securitas di sospendere il dipendente, in modo da eliminare il rischio di divulgazione di informazioni confidenziali”.

In serata, anche il PLR ha detto la sua, sostenendo che situazioni del genere altro non fanno che ledere all’immagine delle istituzioni. “In particolare l’ultima vicenda che ha coinvolto capodivisione responsabile Renato Bernasconi dimostra come sia fondamentale evitare qualsiasi situazione che possa indurre a credere che vi siano presunte ingerenze in questa vicenda. A prescindere da qualsiasi speculazione non va infatti a vantaggio della credibilità delle istituzioni che un alto funzionario debba giustificarsi per giorni riguardo a delle affermazioni, o delle comunicazioni, che in definitiva non era nemmeno tenuto a fare riguardando la gestione del personale di una ditta privata”. E la nota termina dicendo che ora indagheranno sull’intera storia il perito Marco Bertoli, la Magistratura e forse anche la CPI, la quale  “dovrà tenere debitamente conto di queste procedure per evitare inutili e controproducenti sovrapposizioni come ben precisato dal mandato proposto”.

In serata, Bernasconi ha cambiato versione, parlando di “un’ingenuità. Ma credo che l’esistenza di quell’e-mail dimostri anche la mia buona fede. L’ho scritta mosso esclusivamente dalla preoccupazione che all’interno della struttura di Camorino ci fosse una situazione positiva e di normalità, anche alla luce delle note situazioni pregresse. Poi, come ho già avuto modo di spiegare, nella formulazione del testo, complice forse la fretta, non ho utilizzato termini adeguati. E per fretta intendo l’enorme carico di lavoro, e di pressioni, a cui l’intera divisione è sottoposta. Non sempre si riesce a mantenere al massimo il livello di lucidità”. Non ha informato Beltraminelli solo perché la funzione dell’email era operativa. Lo stesso Consigliere di Stato ha parlato di un’ingenuità.

Nel frattempo, i partiti avrebbero deciso i membri dell’eventuale CPI: Giorgio Galusero per il PLR, Michele Foletti per la Lega, Jacques Ducry per il PS, Michela Delcò Petralli per i Verdi e Tiziano Galeazzi per la Destra. Manca il PPD, ancora incerto.

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