ASTANO – La legge LIA viene applicata in modo discriminatorio, queste le parole di Andrea Genola artigiano ticinese, da sempre pronto a verificare in prima persona gli aspetti della legge LIA, la Legge sulle imprese artigianali che ha introdotto l’iscrizione a un albo per ogni tipologia di servizi offerti dall’artigiano.

Cosi’ si esprime TIO il 03/08/2017: Disparità di trattamento tra gli artigiani «meritevoli e non» – sui tempi previsti per l’iscrizione e le tasse -, tornando ora a denunciare «l’applicazione discriminatoria della LIA». E lo fa con una segnalazione rivolta direttamente al Consiglio di Stato. 

Nella lettera raccomandata Genola cita «solo uno dei casi più evidenti»: «Ho pagato in ottobre 2016 la tassa d’iscrizione alla LIA di 600 franchi e mi sono accollato i costi dei documenti per l’evasione della pratica. Per il 2017 il rinnovo mi è costato 1’200 franchi. Iter condiviso da 1’600 aziende. Mentre sono state esentate le restanti 2’800 attività delle 4’400 che hanno fatto la richiesta nel 2016 ma non evase entro il 31.12».

Andrea Genola domanda pertanto al Consiglio di Stato una verifica dell’operato della commissione LIA, nonché il rimborso di quanto pagato per il 2017: «Se non avessi pagato sarei stato stralciato dall’albo – si legge nella lettera – e impossibilitato a lavorare. Mentre una decisione negativa per il rimborso mi dà l’opportunità di fare valere le mie ragioni in tribunale continuando a lavorare in regola».

I “sostenitori” della LIA (non ci credono più), a corto di argomenti dicono “qualcosa bisognava pur fare”.

Il risultato è che invece di promuovere (e non sussidiare) le aziende ticinesi, con la LIA abbiamo risolto il loro problema di credibilità verso la clientela ticinese, da qui partono molti interrogativi da parte di cittadini e imprese, quali i benefici reali di una legge a tutela dei propri artigiani Ticinesi?