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Libera circolazione delle persone, si vota! L’UDC, “i cittadini non vogliono più essere traditi”

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Firme raccolte in quantità maggiore e in meno tempo rispetto ai tempi. Si voterà, con ogni probabilità, sulla libera circolazione delle persone. L’UDC, ha annunciato il presidente Albert Rösti, ha raccolto le firme necessarie per portare alle urne  l’iniziativa “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)”. Essa vorrebbe porre fine alla tanto discussa libera circolazione delle persone con l’UE. Il Ticino, assieme ad altri Cantoni di frontiera, è stato particolarmente attivo.

La sezione ticinese ha parlato di “una resa dei conti cui saranno chiamati – per l’ennesima ma, visto l’avvicinarsi della scadenza elettorale, speriamo anche per l’ultima volta – il Consiglio federale e il Parlamento. Tale consenso popolare, infatti, presuppone una forte partecipazione anche di cittadine e cittadini di fede politica non UDC, ma che dai suoi rappresentanti partitici non è più disposta a essere tradita sull’altare di meri interessi economici di una ridotta casta di privilegiati oppure sociali di una – altrettanto limitata ma, purtroppo, con un seguito numericamente più importante – élite parassitaria di sinistra. L’iter parlamentare sarà l’occasione per i deputati di gettare la maschera e finalmente chiarire da che parte stanno: con e per la Svizzera alla cui Costituzione hanno giurato fedeltà, o al servizio di Bruxelles da cui sperano di ricevere chissà quali prebende?  Nell’attesa, UDC Ticino si rallegra e ringrazia tutti coloro, dentro e fuori del partito, hanno collaborato al successo di questa iniziativa, determinante per il futuro indipendente e autonomo del nostro paese. Siamo sicuri che, quando verrà il momento, il popolo svizzero ribadirà nell’urna la sua brama di libertà”.

Il PLR non si rassegna al no ai semafori mobili tra Quartino e Cadenazzo e propone un piano B, che comporterebbe “l’introduzione di un sistema di dosaggio provvisorio che potrebbe trasformarsi in soluzione definitiva se i risultati dovessero essere soddisfacenti”.

A Lugano, l’UDC ha voluto dire la sua in merito alle decisione del Consiglio comunale di alcuni giorni fa: su tutte, la nomina di Filippo Lombardi nel CdA di LASA. “Come già ribadito e coerentemente con quanto dimostrato in più occasioni, il gruppo UDC si è opposto alla corrente del legislativo fedele al “Manuale Cencelli” ritenendo questo meccanismo esente da logiche strategiche. Pertanto non abbiamo approvato la nomina del candidato proposto dal PPD”, si legge in una nota. Ma non è stato solo quello a non piacere. “La via della partitocrazia è purtroppo continuata anche in occasione della discussione sul messaggio relativo alla costituzione dell’Ente autonomo Lugano Istituti Sociali (LIS). Pur sostenendo fermamente il progetto in esame, il gruppo UDC ha presentato un emendamento volto al mantenimento di soli 5 membri nel Consiglio direttivo dell’Ente anziché 7 come proposto dalla Commissione Speciale. Palese è l’obiettivo di questa modifica visto che 7 è anche il numero di membri all’interno dell’esecutivo. Mossa questa atta a facilitare la lottizzazione delle cariche che in futuro verranno avallate dallo stesso Consiglio Comunale. L’emendamento è malauguratamente stato respinto dal plenum, sottoscritti esclusi”.

Anche il PS ha voluto spiegare la sua posizione sul LIS, favorevole. “L’adesione del PS Lugano è stata resa possibile da quattro cambiamenti sostanziali nel testo della commissione speciale rispetto allo statuto proposto dal messaggio municipale del 2015:  1) il nuovo ente non comprende più l’Ufficio interventi sociali (Agenzia AVS e sportello LAPS), il Servizio accompagnamento sociale e nemmeno le Autorità regionali di protezione (settore tutele e curatele): questi servizi, che impiegano 35 unità a tempo pieno, rimarranno nell’amministrazione cittadina e le loro attività non saranno finanziate da riversamenti (ammontanti a parecchie centinaia di migliaia di franchi) del risultato d’esercizio delle case anziani; 2) il risultato d’esercizio positivo delle case anziani (oggi pari a 1,5 mio di franchi annui) deve essere impiegato esclusivamente per migliorare la qualità delle prestazioni nelle case anziani e per sostenere i nidi d’infanzia, oltre che come fondo di garanzia; 3) il Consiglio comunale esercita l’alta vigilanza sull’Ente autonomo (come se fosse una parte dell’amministrazione cittadina), decide su tutti gli aspetti del contratto di prestazione annuale (compresi eventuali nuovi compiti), nomina sette rappresentanti qualificati nel Consiglio dell’Ente, che devono rappresentare le sensibilità politiche presenti in Municipio; 4) è stata infine creata una commissione del personale che include rappresentanti sindacali”.

 

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