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Lugano, il Municipio denuncia e Viscardi lascia la presidenza. Lega furiosa per il miliardo di coesione

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A Lugano, il Municipio conferma di essere sul piede di guerra. Sono partite infatti due denunce contro ignoti per le fughe di notizie che hanno riguardato la richiesta di posterogazione dei crediti da parte di LASA e l’inchiesta amministrativa in merito al LAC. Borradori, a nome dell’Esecutivo, ha anche ricordato al Cantone il suo desiderio di autonomia per il Cardiocentro.

Giovanna Viscardi ha rassegnato le dimissioni da presidente del partito liberale luganese. Da qualche tempo giravano voci di disaccordi interni, e lei in una lunga nota ha parlato di iniziale mancanza di comunicazione che si è tradotta in un volerla accusare a tutti i costi (“usando tecniche di solito utilizzate da altri”) per metterla in cattiva luce, accusandola di difetti che ritiene di non avere e dimenticando le cose buone fatte in passato. Dice che avrebbe potuto far finta di nulla, ma che non avrebbe potuto convivere con chi non dà importanza al dialogo, e dunque lascia.

Sempre a Lugano, ha fatto rumore il post dello stilista Philipp Plein, amareggiato poiché l’Ispettorato del Lavoro ha costretto i suoi dipendenti, alle 23.30, a lasciare gli uffici, mentre a suo dire mangiavano una pizza. Si è lamentato di portare 140 posti di lavoro e un considerevole introito ma di essere trattato in questo modo solo a Lugano e non per la prima volta.

Il pipidino e sindacalista Lorenzo Jelmini, lo ha redarguito. “Eh no caro Philipp, le cose non funzionano così da queste parti! Siamo grati per i contributi finanziari e per l’occupazione che crei. Ma questo non significa che puoi far quel che vuoi senza rispettare le regole o sottrarti ai controlli previsti per tutti, dal piccolo artigiano al grande imprenditore! Se no sarebbe come dire che chi possiede una Mercedes o una Porsche non è tenuto a rispettare i limiti di velocità e può evitare i controlli radar… Continuare dunque a creare collezioni ma ricordati il rispetto delle norme previste in Ticino, in particolare quelle a tutela dei tuoi collaboratori!”

Anche Borradori e Bertini sono scesi in campo, “non conosco i motivi del controllo, ma non sono riconducibili a nessuno ufficio dell’amministrazione comunale. Non eravamo nemmeno informati”, ha precisato il vicesindaco. Il sindaco ha aggiunto che “mi spiace molto per quanto successo – ammette -. A Lugano credo che Plein si sia trovato sempre bene. Ha saputo far maturare un brand, un marchio di prestigio innovativo e proiettato verso il futuro. È stato bravo, ma credo abbia trovato anche un humus favorevole. Personalmente è un piacere e un onore averlo in città. D’altro canto, pur non conoscendo nel dettaglio i funzionari del Cantone, conosco la Divisione dell’economia e so che è sono molto ligi e fanno in modo che le leggi vengano rispettate. Evidentemente qualcosa che non va nel verso giusto c’è. Mi auguro che si trovi una soluzione e un chiarimento tra le parti”. È pronto a dare una mano nella mediazione.

In mattinata il liberale Samuele Cavadini ha lanciato ufficialmente la sua campagna elettorale in vista dell’elezione del sindaco di Mendrisio. Al centro del suo programma politico ci sono dieci punti: la qualità di vita nei quartieri, la mobilità sostenibile, la pianificazione di una città giardino, aumentare il dialogo fra istituzioni e cittadini, promuovere il lavoro, aiutare tutti, investire nello sport, nella cultura e nell’educazione. Inoltre, chiede ai cittadini di dare le loro opinioni in un dialogo continuo.

La Lega è furibonda per la decisione del Consiglio federale di riconfermare il miliardo di coesione ai Paesi dell’Est. “Malgrado Bruxelles, ben lo si è visto con la questione dell’equivalenza delle borse, non esiti a ricattare la Svizzera, il Consiglio federale non ha nemmeno il coraggio di reagire cancellando la propria disponibilità a fare un regalo all’UE che non ha né giustificazione né contropartita. Ennesima dimostrazione che la politica svizzera in materia di rapporti con l’Unione europea rimane improntata alla genuflessione integrale ed incondizionata: altro che “tasto reset”! Niente di strano che la Svizzera, grazie ad una simile incapacità governativa, si sia da tempo ridotta a zerbino di Bruxelles”. Non sorpreso, il Movimento di via Monte Boglia è pronto a far di tutto affinché la decisione in Parlamento venga annullata.

Il Partito Comunista “ha preso atto quindi con molto interesse delle risoluzioni votate dai lavoratori riunitisi a Cadro lo scorso 24 marzo nell’ambito dell’assemblea del sindacato Syndicom Ticino e Moesano ed esprime loro la propria solidarietà, e ha già informato il sindacato che aderisce già sin d’ora all’appello a tutte le forze istituzionali, sociali e politiche affinché venga ripristinata la regia federale della Posta, la quale deve riattivare e riappropriarsi di tutte le attività soppresse o cedute ai privati”.

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