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MPS contro tutti. Pronzini denunciato da quattro Consiglieri di Stato. Lui: “volete intimidirci”

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Fuoco incrociato fra MPS e “resto del mondo” in merito ai rimborsi. La Gestione ieri aveva manifestato l’intenzione di denunciare la talpa che ha reso pubblica la perizia in cui si dice che i Ministri dovrebbero poter restituire 300mila franchi. Ha replicato il coordinatore del Movimento, Sergio Pini: “È una perizia che appartiene a tutti i cittadini e le cittadine; è stata pagata con le imposte versate da loro; riguarda qualcosa che attiene ad un comportamento non troppo corretto e cristallino dei propri governanti?. Ma la commissione vuole capire chi è la “talpa”. “E, allora, in cosa consisterebbe il problema? Forse nella difesa della cosiddetta privacy? In realtà in questa vicenda vi è un interesse pubblico assoluto: quello di sapere se i comportamenti dei governanti, su una questione precisa come quella dei rimborsi spese, siano stati conformi alle disposizioni di legge. Ora i soliti parlamentari amici degli amici, intrallazzatori di prima categoria, vogliono sapere chi ha fatto circolare questa perizia. L’obiettivo di questo comportamento è chiaro: cercare di far pressione contro il deputato dell’MPS Matteo Pronzini e contro l’MPS, rei di aver denunciato il malandazzo. È ormai la linea sulla quale sono attestati tutti i maggiori partiti, a livello cantonale come a livello comunale”.

Come se non bastasse, Norman Gobbi, Claudio Zali, Paolo Beltraminelli e Christian Vitta hanno deciso di querelare per denuncia mendace e calunnie Matteo Pronzini, dopo che il deputato si è rivolto al nuovo PP Pagani per fargli riesaminare i due decreti di abbandono del suo predecessore in merito soprattutto ai rimborsi telefonici.

L’MPS anche qui non si scompone:  “i 4 consiglieri di Stato si comportano come quell’automobilista che, richiamato da un agente di polizia per aver aver parcheggiato con la propria fuoriserie su un posto per disabili, se la prende querelando l’agente di polizia. Siamo a questo punto. Non vi è nemmeno l’ombra di un estremo che possa in qualche modo configurare i reati vaneggiati dai consiglieri di Stato”. E Sergi fa notare come tutto sia arrivato in concomitanza della pubblicazione della famosa perizia. Per lui, un altro modo di intimorire il Movimento per il Socialismo e il suo deputato.

I Verdi sono stufi del Consiglio di Stato: “In Ticino il 31% degli abitanti è a rischio di povertà, le persone in assistenza sono raddoppiate dal 2012 ad oggi e il reddito disponibile delle famiglie è sempre minore, complici anche i tagli delle prestazioni sociali che permettevano una vita più dignitosa a molte economie domestiche in difficoltà. Il Governo propone di stabilire un salario minimo “dignitoso” a quota 18,75 franchi orari, cifra che di dignitoso non ha proprio nulla. Eppure quando si tratta di difendere i propri privilegi, come ad esempio il rimborso forfettario di spese telefoniche di 3’600 franchi annui, non ritiene necessaria alcuna parsimonia né empatia verso le fasce meno agiate della popolazione. A questi privilegi non si può certo rinunciare, neppure in assenza di una base legale. Neppure se si guadagnano 20’000 franchi al mese mentre un abbonamento telefonico de luxe non supera i 2’000 franchi all’anno e per difenderli si cerca a tutti costi limitare la trasparenza della gestione della cosa pubblica”.

Sul tema dei rimborsi si è espresso il PS, chiedendo che si risolva una volta per tutte la questione, compresa quella, per il partito ritenuta annosa, dell’affiliazione dei Consiglieri di Stato alla cassa pensione dei dipendenti statali. Stigmatizza però il modo di fare di MPS e Governo: “Il reiterato scontro in sede giudiziaria non è proficuo né dal punto di vista di chi attacca le istituzioni né da parte dei Consiglieri di Stato che hanno deciso di presentare una denuncia al riguardo: non è di certo con questo metodo che un problema politico può essere risolto”.

Igor Righini, dopo le dure parole di ieri contro AITI, ha incassato la replica di Fabio Regazzi: “Ho letto il volo pindarico del presidente del PS Igor Righini su Facebook contro AITI, rea di aver espresso il proprio NO al progetto alla Scuola che verrà. Righini, improvvisatosi leone da tastiera, si scaglia contro il lupo AITI (con toni che per altro ricordano quei patetici dittatori latino-americani che nella storia tanto sono piaciuti a certa sinistra e forse anche a lui) facendo di tutt’erba un fascio e non spende – ma del resto non lo ha mai fatto – una buona parola a favore dei moltissimi imprenditori che si danno da fare ogni giorno per mandare avanti la propria azienda e offrire posti di lavoro dignitosi. E’ forse allora bene ricordargli che non solo AITI è capitanata dal sottoscritto e non da Alberto Siccardi, ma soprattutto che le sue affiliate offrono oltre 300 posti di apprendistato (nella mia su 130 dipendenti ne abbiamo 12!) e ritengono che la formazione sia un valore fondamentale. AITI, dopo un’ampia discussione in seno ai propri organi direttivi, cosa che non mi risulta che lo stesso DECS abbia fatto con il suo progetto presso i docenti, ha ritenuto infine che la sperimentazione proposta dal progetto della Scuola che verrà non sia convincente e ha pertanto espresso parere contrario spiegandone anche i motivi. Noi rispettiamo serenamente l’opinione di chi sostiene il progetto di sperimentazione in votazione il 23 settembre, a differenza del presidente del PS nei nostri confronti. Forse è perché il dibattito democratico e la libertà di opinione non sono mai stati di casa in parte della sinistra nostrana, che per questo preferisce rendere pecora la scuola anziché insegnarle a confrontarsi con i lupi. Righini se ne faccia comunque una ragione. AITI continuerà anche in futuro a dire la propria, in particolare su temi che sono sottoposti al voto popolare e importanti come la scuola. I suoi travasi di bile ci lasciano indifferenti e forse per curarli, o magari anche solo per prevenirli, potrebbe darsi da fare per conoscere davvero l’economia ticinese e il mondo delle imprese di cui non sa nulla ma che si permette di esprimersi sulla base di luoghi comuni e pregiudizi”.

Il PLR torna a parlare di LIA ed a auspicare la sua soluzione, ovvero un congelamento per un anno: “la decisione di sospendere l’applicazione della LIA per cercare altre strade, permetterà sia di rispettare il diritto superiore, sia di approfondire le alternative a tutela dei nostri artigiani – che sono il cuore della nostra economia – con tempistiche chiare da parte del parlamento. Per il PLR si tratta di un segnale di sostegno e vicinanza alle aziende e agli artigiani che riconoscono gli aspetti positivi della LIA. Bixio Caprara, presidente: “Sarebbe ora di smetterla di lavorare in modo declamatorio, volendo a tutti i costi compiacere la gente. Ci sono delle regole che vanno rispettate. Il Dipartimento del Territorio è stato determinante nell’elaborazione di questa normativa, ma non ha consigliato con la dovuta attenzione al diritto superiore la Commissione nella stesura del testo di legge trovandosi quindi nel pantano attuale. Vista la malparata si è optato poi per proporre un’abrogazione frettolosa che da parte nostra sarebbe stato un chiaro segnale di voler alzare bandiera bianca sul tema. Al contrario, vista l’importanza di questa legge per l’artigianato ticinese, riteniamo che prima vadano approfondite le alternative e poi si prenda una decisione su come procedere”.

Sempre in casa Verdi, Ronnie David interroga il Municipio di Bellinzona in merito alla parità fra uomo e donna, facendo notare peraltro un curioso dettaglio: la maggior parte di nomi delle vie sono intitolati a uomini!

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