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Nessun ricorso, tante critiche. I movimenti per le liste

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Seduta straordinaria del Gran Consiglio oggi che si è chiusa con la decisione di 53 dei 68 deputati presenti che hanno scelto di non ricorrere contro il decreto di abbandono al danni dei quattro Ministri. Fra i gruppi, tutti contrari. E diversi portavoce hanno messo l’accento sulla necessità di migliorare i rapporti fra i tre poteri.

Alex Farinelli, del PLR: “Stiamo dando uno spettacolo penoso”.

Maurizio Agustoni del PPD: “Si è instillato, per responsabilità che si darà a chi si vorrà, un clima di ripicche, rancori, aggressività, come per interpretare il dibattito in rapporti di forza. Il Cantone non ha bisogno di organi dello Stato che si comportano in termini di forza, o di lotta di classe come direbbe Pronzini. Gli scontri vanno vissuti all’interno. Discutiamo nel Legislativo sulle proposte di legge e su quanto riteniamo sia utile, ma non litighiamo fra poteri dello Stato. È un sintomi di declino e decadenza di una civiltà”.

“Se ci fosse stato sin dall’inizio un dialogo non da muro contro muro tra Ufficio Presidenziale e Consiglio di Stato non si sarebbe giunti a dover convocare una seduta per prendere queste decisioni, come Agustoni auspico maggior comunicazione fra tutte le parti”, ha aggiunto Ivo Durisch del PS.

Per contro, Sergio Morisoli de La Destra ha chiesto di non usare la giustizia a fini politici e vendicativi, Francesco Maggi dei Verdi ha aggiunto: “Siamo al terzo decreto di abbandono, speriamo serva da monito. Da più parti detto che bisogna smettere col muro contro muro, abbiamo offerto un teatrino deplorevole, anche da parte nostra c’è l’auspicio di saper risolvere i problemi discutendo in Ufficio Presidenziale e in Gestione. C’è stato un velato rimprovero a chi ricorre alla giustizia, questo discorso deve valere anche per il Consiglio di Stato che ha denunciato Pronzini: poteva essere evitato. Da tutti vorremmo responsabilità per salvare quel che resta della credibilità delle istituzioni”.

Il momento di avere le liste per il Governo (e in seguito per il Gran Consiglio) si avvicina. E i partiti stanno stringendo il cerchio attorno agli ultimi nomi.

Il Comitato Cantonale del PS ha dato il via libera a Manuele Bertoli, Ivo Durisch, Amalia Mirante, Fabrizio Sirica e Laura Riget, anche se non sono mancate domande scomode. Particolarmente infuocato il discorso del presidente Igor Righini, ben consapevole che il rischio di perdere un seggio potrebbe esserci: “Il PLR punta al DECS e i suoi attacchi sono stati sleali. Stanno facendo ogni cosa per riottenere il secondo seggio. Il PLR è incapace di riprendere il seggio preso dalla Lega nel 2011, ed ora, senza pudore, sono pronti a tutto. Ma noi siamo in governo, e il socialismo è indispensabile che resti in governo. Perdere e lasciare campo libero all’azione rapace della destra non è un’opzione, quella destra che è pronta a tutto per estrometterci. Stop a insulti a sinistra, guardiamo avanti. Battiamoci insieme contro i nostri veri avversari politici, PLR, Lega, UDC, PPD. Forze politiche preoccupati per la nostra presenza in Governo”.

La GISO esulta per Sirica e Riget: “Lei: “In campagna mi batterò per il femminismo e le pari opportunità e per un mercato del lavoro più giusto, per un salario minimo dignitoso e per un intervento più incisivo da parte dello Stato.” Lui: ” Bisogna cambiare marcia, basta con le posizioni all’acqua di rose, bisogna smascherare i giochi della Destra ed è lì che troveremo la nostra gente.” Di nuovo complimenti a Laura Riget e a Fabrizio Sirica, ora ufficialmente presenti sulla lista per il Consiglio di Stato che verrà sottoposta al Congresso elettorale a novembre”.

Manuele Bertoli lancia un monito: “Il prossimo 7 aprile ci saranno le elezioni cantonali. In quell’occasione una delle scelte che le ticinesi e i ticinesi dovranno fare riguarda la conferma o meno del seggio della sinistra in Consiglio di Stato. Questa presenza è importante, per far valere anche nel Governo i valori di giustizia sociale e libertà che contraddistinguono i progressisti. La campagna comincia oggi, durerà 6 mesi e sarà piuttosto dura. La posta in gioco è alta e abbiamo bisogno del sostegno di tutti”.

L’invito all’unità alle altre forze progressiste che non è piaciuto ai Verdi. “Da quando I Verdi hanno ufficializzato la scelta di correre per il Consiglio di Stato e per il Gran Consiglio (tra l’altro nulla di nuovo sotto il sole, si tratta della quarta legislatura in cui corriamo in solitaria) non sono mancate le reazioni stizzite e gli attacchi da parte di chi nel Partito Socialista occupa i massimi ruoli istituzionali. I Verdi, ricordiamo ai compagni del PS, sono un movimento politico a sé stante e con nessun legame di filiazione con il PS, sarebbero rei di eventualmente causare la perdita del seggio del Partito Socialista in Governo, è necessario quindi ricorrere al voto utile. Ci sentiamo in dovere quindi di ricordare agli amici del PS che gli unici responsabili di un risultato negativo del loro partito sono i socialisti stessi e in particolare i loro rappresentanti che nel corso degli anni si sono mostrati vieppiù in difficoltà a convincere gli elettori ticinesi della bontà del loro operato in governo e parlamento. Oppure di alcune scelte politiche che hanno spaesato la base. La nostra politica è chiara, e purtroppo su determinati temi per noi centrali i socialisti si sono defilati o ci hanno addirittura osteggiato. Su una cosa siamo d’accordo tuttavia d’accordo con il PS: la necessità di un voto utile. Un voto che vada a premiare coloro che hanno le idee migliori, non coloro che fanno i migliori intrallazzi di governo. Basta con la politica del meno peggio, il Ticino ha bisogno di risposte chiare ed immediate su temi come il mondo del lavoro, la speculazione edilizia e una mobilità ormai al collasso. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per portare avanti questi temi con grande determinazione e pronti a collaborare con le altre forze in campo, a differenza di chi starnazza a gran voce di avere tutti i meriti dimenticando il lavoro degli altri”.

Nel PPD, si allontana l’idea delle primarie. Fiorenzo Dadò non dovrebbe essere in lista. Oltre a Paolo Beltraminelli e Fabio Bacchetta-Cattori, si sta facendo spazio il nome di Raffaele De Rosa. Il quale ha detto sì, sollecitato, ha spiegato, da più parti. Ma non corre certo come comparsa. Le sue parole fanno intuire che desidera provare a scalzare l’uscente Beltraminelli, convinto che la politica in Governo sia ben diversa da quella in Parlamento, dove siede ora, dove si è uno su novanta. Gli altri papabili sono Michele Rossi, Elia Frapolli, Nadia Ghisolfi, Alessia Ponti.

Piero Marchesi dell’UDC si è imbattuto in un annuncio di una ditta internazionale di Lugano che per un contabile e responsabile risorse umane con esperienza, conoscenza delle lingue e con diplomi offre 3’000 franchi mensili (settimana da 45 ore). “Contabile e responsabile risorse umane” con esperienza, conoscenza delle lingue e con diplomi di studio. 45 ore settimanali di lavoro per uno stipendio lordo di CHF 3000! L’annuncio di lavoro non è a Milano, non è in Europa, ma in Svizzera. A Lugano. Lo pubblica un’azienda internazionale che tra i valori aziendali cita “Place of work whit friendly atmosphere”, in pratica un posto di lavoro in ambiente amichevole. Sarà anche vero, ma lo stipendio è lombardo e non ticinese. Il sabotaggio del 9 febbraio e la non applicazione di Prima i Nostri non impediscono questi annunci per soli frontalieri. PS, PLR, PPD, I Verdi, MPS e co. I ticinesi vi ringraziano! Questo è l’esempio che dimostra che anche con il salario minimo non impediremmo annunci così scandalosi. Anche se si fissasse il salario minimo a CHF 4’000, per questo profilo l’azienda in questione risparmierebbe almeno CHF 2’000 dal giusto stipendio. L’unica soluzione è tornare alla preferenza indigena e meglio ancora, pure ai contingenti. Fino all’inizio degli anni 2000, quando ancora erano in vigore questi due freni all’immigrazione sconsiderata, in Ticino non c’erano questi problemi. I partiti storici e la sinistra però vogliono la libera circolazione, hanno impedito l’applicazione della volontà popolare e questo è l’inevitabile risultato. Il popolo può però fortunatamente mettere una pezza alle inadempienze dei partiti storici votando Si il prossimo 25 novembre all’Iniziativa “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l’autodeterminazione)”. Così non ci saranno più scuse e la preferenza indigena, i contingenti e i tetti massimi potranno finalmente venir reintrodotti e impedire annunci scandalosi da parte di aziende che in Ticino sono venute principalmente per speculare. Forza popolo, correggiamo le inadempienze della politica!”.

Matteo Pronzini ha fatto notare come dalle carte processuali del caso Rey-Sant’Anna sia emerso che la clinica asseriva di utilizzare le procedure di identificazione che avrebbero evitato il grave errore ai danni della paziente, mentre in realtà così non era e ha interrogato il Governo.

Lorenzo Quadri, dopo i rimproveri alla collega di partito Pantani, ha attaccato il Municipio chiassese: “Un municipio che immagina di imbavagliare i propri membri non ci fa una bella figura. Un municipio che si fa strumentalizzare e casca a piedi pari in polemichette partitiche montate ad arte, nemmeno. Non sta certo al municipio di Chiasso mettersi a disquisire su prese di posizione di suoi membri che non hanno alcuna attinenza con la loro attività in seno all’esecutivo. La libertà di espressione (a parte ovviamente gli obblighi di segretezza legati alla funzione) esiste anche per i municipali. E la storiella delle dichiarazioni razziste è una barzelletta. Adesso dire che un immigrato è un immigrato sarebbe razzismo? La casta politicamente corretta vuole criminalizzare l’uso della parola “migrante”, a fini censori? Per fortuna che il ridicolo non uccide, sennò sarebbe un’ecatombe. Comunque, dubito che la vicesindaco ci perderà il sonno di notte… #ForzaPanty (un hastag che è piaciuto a Pantani…)”.

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