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Primo maggio: il PS al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori

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Il Partito Socialista ha manifestato con i lavoratori e le lavoratrici per delle migliori condizioni di lavoro, per dei salari dignitosi per tutte e tutti, contro ogni forma di sfruttamento e di attacco ai diritti del lavoro. Ci uniamo alla lotta per la parità salariale donna-uomo, il tema centrale di questo Primo maggio in tutta la Svizzera. «Se le donne vogliono, tutto si ferma»: la parità salariale va concretizzata senza se e senza ma, punto e basta.

Oggi, Primo maggio, il Partito Socialista ha manifestato al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per rivendicare migliori condizioni di lavoro, dei salari dignitosi per tutte e tutti e la parità salariale. Uniti combattiamo la precarizzazione del lavoro e la sottoccupazione che colpisce in particolar modo le donne, la maggioranza delle persone che lavorano a tempo parziale e che, benché vogliano lavorare di più, non riescono a ottenere una maggiore occupazione. Insieme lottiamo contro lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori. Sfruttamento che assume sempre più forme, come il lavoro su chiamata e variegate modalità di lavoro gratuito, come l’abuso nel campo degli stages o la moltiplicazione di giornate di prova non retribuite da parte di datori di lavoro che non hanno nessuna intenzione di assumere personale.

Il PS si unisce alla lotta per la parità salariale – il tema centrale di questo 1. maggio in tutta la Svizzera – e per il miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne. Benché la parità sia iscritta nella nostra Costituzione dal 1995, a parità di mansioni le donne continuano a guadagnare il 20% in meno rispetto agli uomini. Una disuguaglianza che si ripercuote anche in materia di previdenza vecchiaia, per cui le donne ricevono delle rendite nettamente più basse, spesso insufficienti per coprire il fabbisogno vitale minimo.

Aspetti evidenziati dagli esponenti del Partito Socialista intervenuti alle manifestazioni di questo 1. maggio, nel centesimo anniversario dello sciopero generale del 1918 che ha gettato le basi per la riduzione della settimana lavorativa, per l’assicurazione vecchiaia e invalidità, per i diritti delle donne.

A Locarno, dove la manifestazione del Primo maggio è stata organizzata in omaggio ai lavoratori e alle lavoratrici della navigazione sul bacino svizzero del Lago Maggiore che la scorsa estate hanno scioperato per rivendicare i propri diritti e difendere i propri posti di lavoro, Marina Carobbio ha salutato il coraggio e la determinazione dei navigatori su Lago Maggiore, con cui hanno coinvolto la popolazione e incitato la politica a trovare una soluzione. La Consigliera nazionale socialista ha evidenziato la necessità di un salario minimo legale veramente dignitoso, di estendere e rafforzare i contratti collettivi di lavoro e di ottenere la parità salariale una volta per tutte. La parità salariale non può più attendere e dobbiamo impegnarci tutte e tutti per concretizzarla, partecipando anche ad azioni sul territorio come la grande manifestazione per la parità organizzata il prossimo 22 settembre a Berna.

Ad Arbedo-Castione, Ivo Durisch ha sottolineato come sia imperativo rimettere la persona al centro del lavoro, contrariamente a quanto accade nell’ottica liberista che riduce le lavoratrici e i lavoratori a degli ingranaggi della massimizzazione del profitto. Il Capogruppo PS al Gran Consiglio ha evidenziato le nuove forme di sfruttamento, in particolare il lavoro su chiamata e il lavoro gratuito, così come la sofferenza di cui sono vittima le persone escluse dal lavoro.
Cristina Zanini Barzaghi, Municipale socialista a Lugano, nel suo intervento per il Primo maggio a Roveredo ha sottolineato il fatto che le rivendicazioni delle donne impiegano tempi lunghi prima di essere concretizzate e che oggi non si possa più attendere ulteriormente, in particolare in materia di parità salariale. Questa ingiustizia va corretta al più presto con misure efficaci: salari minimi dignitosi, contratti di lavoro e controlli nelle aziende.

Se le donne vogliono, tutto si ferma”: il motto dello sciopero delle donne del 1991 è più che mai d’attualità. La parità salariale va concretizzata senza più alcuna esitazione, punto e basta.

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