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Quadri reclama con la RSI, mentre Passalia, Ghisletta e Lepori pensano al lavoro

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Lorenzo Quadri è furibondo con la RSI e ha inviato un reclamo al mediatore, ovvero ombudsman della RSI. Non gli è andato giù lo spazio dedicato alla manifestazione del Collettivo R-Esistiamo a Bellinzona di sabato, né in tv né alla radio. Troppo lungo, con interviste in anonimo e senza contradditorio, oltre ad aver mostrato una fascia di un partecipante che chiamava il Mattini “Il razzismo della domenica”.  “Con il presente reclamo si chiede che il Mediatore stabilisca che l’edizione del Quotidiano del 27 ottobre 2018 ha violato il principio di oggettività ed equidistanza, ed in generale il mandato di servizio pubblico, in quanto: 1) Si è fatto volontariamente latore di propaganda faziosa e diffamatoria contro il Mattino della domenica, oltre che contro la Lega dei Ticinesi e singoli esponenti del Movimento, e 2) ha regalato visibilità ingiustificata e compiacente ad un collettivo che inneggia all’illegalità”, si legge.

Il PPD con Marco Passalia propone che il Ticino si trasformi in un polo per la sicurezza cibernetica. Chiede infatti che “venga preso contatto con l’autorità federale per dare la disponibilità ad accogliere in Ticino un centro di competenze federale nell’ambito della sicurezza cibernetica collegato alla facoltà di scienze informatiche e di comunicazione che si occupi: di incrementare sinergie strategiche locali in forma public-private-partnership, con lo scopo di contenere i costi generati dalla lotta al crimine informatico, in forma interdisciplinare, con il supporto di ricercatori scientifici di SUPSI e USI, e di rafforzare l’impatto e la condivisione di buone pratiche per meglio mettere in sicurezza i dati e le infrastrutture critiche, di coordinare con l’autorità federale gli interventi di difesa, di attuare azioni periodiche di esercitazione contro attacchi cyber,di promuovere gli interventi di sensibilizzazione a partire dalle famiglie e dalle scuole, per passare dai contesti lavorativi pubblici e privati fino ai massimi livelli aziendali ed istituzionali”, sfruttando alcuni centri di competenza importanti che abbiamo in Ticino.

“Nelle economie domestiche le schiave moderne lavorano tutto il giorno, senza quasi poter uscire di casa e con remunerazioni bassissime. I controlli dei sindacati e dell’Ispettorato del lavoro sono ovviamente molto limitati e fondati su segnalazioni puntuali”, scrivono i socialisti Raoul Ghisletta e Carlo Lepori, che chiedono al Consiglio di Stato: “1. Può fornire delle indicazioni relative al numero di schiave moderne presenti nelle case ticinesi? 2. Come intende affrontare il tema specifico delle schiave moderne presenti nelle economie domestiche ticinesi? 3. Intende sviluppare in questo ambito una maggiore collaborazione con i Comuni, visto la loro maggiore prossimità al problema? 4. Intende rafforzare le misure di protezione delle vittime, in particolare quando denunciano i padroni di casa che le hanno sfruttate? 5. Come intende partecipare all’attuazione del secondo Piano nazionale della lotta contro la tratta di essere umani (2020)?”.

 

 

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