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Quattro anni fa il voto sull’immigrazione. L’UDC, “abbiamo dato troppa fiducia alla politica”. Il PLR attacca tutti

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Quattro anni fa, il popolo svizzero approvava l’iniziativa dell’UDC “Contro l’immigrazione di massa”: ma la legge di applicazione, votata nel dicembre 2016, non ha mai convinto. Non vi sono tetti massimi e contingenti e neppure la preferenza indigena, ma solo l’obbligatorietà di avvertire gli URC dei posti vacanti oltre una certa soglia di disoccupazione.

I democentristi ricordano la data. “Il popolo aveva votato in maniera chiara e netta, con doppia maggioranza, un articolo costituzionale che prevedeva tetti massimi, contingenti e preferenza indigena, che ancora è nella Costituzione, mentre i partiti, con in testa PS e PLR, hanno ubbidito uno all’Europa e l’altro all’economia, infischiandosene del sovrano. La libera circolazione è inconciliabile con l’articolo votato, invece si è voluto fare il gioco delle tre carte, per far uscire un’applicazione light che non applica il 9 febbraio. Mi chiedo cosa abbiamo votato a fare ed è per quello che c’è sul tavolo un’iniziativa per disdire la libera circolazione”, ha detto Marco Chiesa, che accusa: “A tirare il carretto sono stati socialisti e liberali, a fare il palo è rimasto il PPD che si è astenuto. Hanno chiesto all’UDC di fare la legge d’applicazione, l’abbiamo preparata e non è stata votata… Ci siamo trovati confrontati con una manifesta malafede per non applicare ciò che dava fastidio”.

“Il messaggio governativo del 2012 diceva chiaramente che con un sì all’iniziativa l’accordo di libera circolazione doveva essere disdetto. Era chiarissimo fin da allora cosa bisognava fare. Chi sostiene il contrario è un bugiardo. È evidente che ci sono partiti che portano avanti degli interessi dell’economia che specula su questa situazione e non vogliono regolamentare l’immigrazione”, ha aggiunto Piero Marchesi, sostenendo che il 9 febbraio “è stato un momento di rinascita democratica del popolo svizzero. Contro qualsiasi scenario apocalittico è passata la volontà di autodeterminarsi con proprie regole. La stessa cosa è avvenuta, più in piccolo, in Ticino con “Prima i nostri”. Cosa ci rimproveriamo? Di aver dato troppo fiducia alla politica”.

Manuele Bertoli ha incontrato una rappresentanza del SISA per discutere “della richiesta avanzata dal SISA lo scorso mese di novembre 2017 di introdurre uno sportello in ogni scuola professionale e media superiore, cui gli studenti e gli apprendisti possano rivolgersi per denunciare eventuali abusi, maltrattamenti, così come per riferire problematiche più ordinarie legate a questioni organizzative, alla qualità dell’insegnamento o ad altre questioni legate al mondo scolastico” e della gratuità dei mezzi pubblici.

Il PLR con Opinione Liberale torna ad attaccare. Prima se la prende con Marco Romano,  “non lesina toni trionfalistici Marco Romano che fino a prova del contrario alle urne, per ora resta soltanto candidato a sostituire il dimissionario Carlo Croci. Dimenticando, forse, che ci sono altri validi candidati alla carica a cui tanto aspira. Un bagno d’umiltà sarebbe forse stato più apprezzato, perché anche l’espressione ‘non sono nato imparato’ che inserisce alla fine del suo messaggio a Mendrisio appare più che altro come un’abile mossa di marketing”, poi con Norman Gobbi (il fatto di restituire 8 milioni di imposte di circolazione è solo marketing politico, sostiene il PLR) e con Claudio Zali e il suo ricorso al Tribunale Amministrativo contro le trattenute per la pensione dei Ministri: “in una fase molto delicata del processo che dovrebbe riuscire a trovare una soluzione mediana, cosa inventa il ministro Zali? Una petizione al Tribunale amministrativo, intimamente convinto che i Tribunali debbano tutelare la politica incapace di trovare le soluzioni adeguate. Come dargli torto visto le figure rimediate con la LIA? E chissà come andrà a finire con la tassa di collegamento e con quella di circolazione? Ma come spiega al suo gruppo parlamentare la preminenza del diritto considerando le forzature decise per il controllo sistematico dei permessi e le prossime decisioni sul primanostrismo? Come è possibile migliorare la credibilità delle istituzioni, se proprio coloro che le rappresentano utilizzano il diritto a geometria variabile e, soprattutto, pro domo sua?”.

A proposito di media di partito, il PPD ha presentato il nuovo Popolo e Libertà, mensile, tematico ma non monotematico, come è stato detto. Il primo numero, distribuito a tutti i fuochi, parla dei costi della salute, e mostra un partito “vicino alla gente seppur ancorato fieramente alla sua terra e alle sue tradizioni”.

Il Partito Comunista inaugura invece il suo nuovo sito internet.

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