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Riuscito il referendum sugli sgravi fiscali. Rapporto Argo, le motivazioni del DSS non spiegano la scelta

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È riuscito il referendum in merito agli sgravi fiscali, parte del pacchetto di manovre che il Gran Consiglio ha approvato a fine anno scorso.”Nonostante gli ostacoli posti dal governo, attraverso la pubblicazione del nuovo disegno di legge nel periodo delle vacanze natalizie, il Comitato referendario contro la riforma fiscale ha raccolto più di 10’000 firme, che saranno consegnate lunedì 29 gennaio alle ore 11.00 presso la Cancelleria dello Stato. Il popolo sarà quindi chiamato ad esprimersi su una riforma che favorisce ancora una volta i grandi patrimoni e le grosse aziende che conseguono utili, ai danni della stragrande maggioranza della popolazione”, si legge in una nota del comitato referendario, composto da UNIA, l’Unione Sindacale Svizzera Ticino e Moesa, PS, GISO, i Verdi, MPS, POP, PC, Forum alternativo e Collettivo Scintilla. Le firme raccolte sono state di più rispetto a quelle necessarie.

La convinzione è che “il Governo, e in particolare il Consigliere di Stato Christian Vitta, voglia archiviare con una certa fretta la discussione sul piano cantonale, per aprire la strada alla nuova e dolorosa riforma attesa sul piano nazionale per quest’autunno”.

Intanto il Consiglio di Stato ha ricevuto ufficialmente la perizia di Marco Bertoli sul caso Argo 1. Le scuse addotte dal DSS, ovvero costi, competenze e soprattutto urgenza non sono ritenute sufficienti a spiegare i motivi della scelta dell’agenzia. E non pare credibile che i funzionari coinvolti non sapessero che mancava la risoluzione governativa.

Manuele Bertoli ha detto che il tutto andrà alla Commissione Parlamentare d’inchiesta, la quale riceverà anche una lettera dal Governo: toccherà ad essa, e poi ovviamente agli elettori, giudicare l’operato di Beltraminelli, mentre il Cantone come datore di lavoro lo farà con quello dei funzionari.

Si continua a discutere sull’iniziativa Fonio, come è stata definita quella che punta al blocco dei permessi di fronte a contratti irregolari. “Mi sembra si stia facendo un gran putiferio per nulla. Cerco di spiegarlo il più semplice possibile: già oggi le autorità della migrazione chiedono che ai documenti allegati alla domanda di permesso di lavoro figuri il salario corrisposto. Quindi nulla di nuovo. Con il deposito della domanda di permesso il lavoratore/lavoratrice può iniziare a lavorare senza attendere la decisione dell’autorità della migrazione.
L’iniziativa Fonio non cambia nulla a tale proposito. In sostanza con l’iniziativa Fonio si controlleranno i salari offerti ma solo quelli dei lavoratori sottoposti a Contratti collettivi di obbligatorietà generale e ai contratti normali di lavoro decisi dal Consiglio di Stato ( in futuro sostituiti dal salario minimo legale) Questi due tipi di contratto sono vincolanti e sono parificati a LEGGI a cui bisogna sottostare. E chi non lo sa, si informi! Se le autorità della migrazione constatano una difformità del salario offerto con quanto previsto dai suddetti contratti non NEGA il permesso ma lo Sospende in attesa che il datore di lavoro corregga il contratto e lo renda conforme alle norme vincolanti. Quindi dove sta il problema? Perché si è sollevato questo gran polverone? Che hanno da temere gli imprenditori onesti?”, ha scritto Michela Delcò Petralli dei Verdi.

E Marco Chiesa dell’UDC: “questa norma migliora la tutela del lavoratore straniero, coerentemente con l’impegno dei sindacati, e non favorisce il lavoratore residente, ma ha quanto meno il pregio di mettere fine alle lunghe discussioni sul diritto superiore e sulla preminenza dell’accordo sulla libera circolazione. Diritto superiore e accordo sulla libera circolazione che sono stati usati come un feticcio per troppo tempo, da parte di coloro che dallo stato attuale delle cose ci guadagnano, per far credere alla gente che nell’ambito dei permessi di lavoro il Cantone non possa far nulla. Che non ci sia alcuno spazio di manovra. L’inganno è stato svelato. Mentiva chi diceva che l’autorità politica non può prendersi questa responsabilità. Il Gran Consiglio se vuole, può! Ora mi auguro sia votata anche una misura in favore dei lavoratori ticinesi, quella della preferenza indigena che inoltre, è bene ricordarlo, è contenuta sia nella Costituzione svizzera che nella Costituzione ticinese. Se così non fosse, sarebbe un brutto colpo per questo Cantone doversi arrendere all’evidenza che i lavoratori stranieri sono meglio tutelati di quelli residenti. E che si applicano due pesi e due misure. Sempre a svantaggio dei nostri”

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