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Romano chiede di non firmare l’accordo fiscale, “finchè l’Italia non permetterà di operare sui mercati finanziari”

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Domani è attesa una decisione di Noseda in merito al caso dei rimborsi. Il pg vuole sentire i cinque Ministri in carica e l’ex Cancelliere Gianella.

Si continua a battagliare a distanza su Prima i nostri, con Fabrizio Sirica del PS che sostiene che sia stato l’UDC a imbrogliare i ticinesi, presentando qualcosa di difficilmente applicabile: la ricevibilità dell’iniziativa fu già data affermando che nel privato si sarebbe potuto fare poco. “A questo punto, la domanda è: chi ha tradito il popolo? Un parlamento che ha svolto i suoi compiti nell’ambito delle proprie responsabilità e della legalità, oppure l’UDC, che ha mentito sapendo di mentire, che ha venduto fumo, che ha chiesto di fidarsi, di credere al fatto che Prima i nostri sarebbe stata applicata nel settore privato, quando sapevano che non era possibile? L’UDC ha creato aspettative che poi non è stata in grado di ripagare, ha fatto promesse che nell’ambito delle leggi in vigore non sarebbero potute essere realizzate:è quindi l’UDC ad aver tradito la fiducia della popolazione!”.

E Henrik Bang ha sottolineato che Zali e Gobbi, Ministri leghisti, hanno concordato col rapporto di maggioranza che di fatto bocciava la legge.

Torna d’attualità anche l’accordo fiscale con l’Italia. Marco Romano del PPD, assieme ai leghisti e a Regazzi, chiede ora alla Svizzera di non firmarlo. “Il Consiglio federale è incaricato di rivedere la strategia dei negoziati bilaterali con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri e sull’accesso al mercato dei servizi finanziari. Si chiede che l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri non venga per il momento firmato e che si firmi solo quando l’Italia avrà concesso agli operatori svizzeri la possibilità di prestare servizi in campo finanziario”, chiede. L’accordo serviva al nostro paese per rendere meno attrattivo per gli italiani il fatto di venire a lavorare a paghe basse, ma questo verrà già regolamentato con i salari minimi. Gli italiani per contro non vogliono concedere agli svizzeri di poter operare nei mercati finanziari, e Romano la pone come clausola.

Botta e risposta fra Fabio Regazzi, pipidino e presidente di AITI, e UNIA. Il nodo è la partenza dal Ticino della ditta Pioneer DuPont, con la perdita di 37 posti di lavoro ad alto valore aggiunto. “Perché UNIA sostiene il referendum sulla riforma fiscale con la quale si intende rendere un po’ più competitivo il nostro Cantone? Valli a capire questi sindacalisti…”, si chiede Regazzi, convinto che l’addio sia dovuto a questioni fiscali.

“Il sindacato Unia Ticino sostiene il referendum contro la riforma fiscale perché difende i bisogni della maggior parte della popolazione e non gli interessi dei ricchi e la sete di profitto delle aziende. Questa la risposta all’interrogativo sollevato provocatoriamente negli scorsi giorni dal consigliere nazionale e presidente dell’Aiti Fabio Regazzi in un intervento sulla stampa. Un intervento del tutto fuorviante, in cui tenta di far credere che la decisione della DuPont Pioneeer di Manno di delocalizzare a Ginevra (e la conseguente cancellazione di 37 posti di lavoro in Ticino) sia dovuta alla scarsa attrattività fiscale del nostro cantone”, ribatte UNIA, spiegando che alla base di tutto c’è una strategia della multinazionale, e “non può però non stigmatizzare certi tentativi di speculare sulle disgrazie dei lavoratori già duramente colpiti per perseguire obiettivi politici, che evidentemente per Regazzi consistono in una cieca difesa degli interessi dei milionari e delle grandi imprese”.

Regazzi ribatte che il sindacato gira la storia come vuole, e che il motivo è fiscale.

Anche il PS lo attacca, non amando questa propaganda politica. Fa notare come Ginevra, cantone dove andrebbe la ditta, ha deciso di attendere  il progetto di riforma fiscale della Confederazione prima di introdurre una riforma fiscale cantonale.

Il PPD chiede di dare una mano agli studenti ticinesi che vogliono studiare medicina, con dei corsi di preparazione.

A Lugano, sempre i pipidini interrogano sulla questione Finzi Pasca-LAC: per l’artista, la compagnia avrebbe troppo poco a disposizione il teatro, e credendo nella convenzione con la Città, diversi consiglieri comunali pongono alcune domande.

A Mendrisio, Insieme a Sinistra ha deciso di non dare indicazioni sulla scelta del sindaco: i candidati sono il liberale Samuel Cavadini e il pipidino Marco Romano.

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