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Scuola, è tutti contro tutti. Bertoli si scontra con Marchesi, il Mattino attacca PLR e PPD

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È battaglia sulla Scuola che verrà e sul referendum lanciato dall’UDC. Si è presentato il comitato, che comprende Fabio Badasci, Antonella Bignasca, Alaìn Bühler, Felice Campana, lris Canonica, Marco Chiesa, Cleto Ferrari, Lara Filippini, Gianmana Frapolli, Tiziano Galeazzi, Andrea Giudici, Lelia Guscio, Piero Marchesi, Eros Mellini, Sergio Morisoli, Maruska Ortelli, Paolo Pamini, Edo Pellegrini, Stelio Pesciallo, Gabriele Pinoja, Lorenzo Quadri, Tullio Righinetti, Massimiliano Robbiani, Tiziano Romano, Alberto Siccardi, Roberta Soldati, Rocco Taminelli, con lo slogan “no allo smantellamento della scuola pubblica”.

Il Mattino ha attaccato PLR e PPD, convinto che se partirà la sperimentazione poi la riforma, in ogni caso, si farà. “È veramente incredibile la facilità con cui ex partitone ed uregiatti si sono fatti infinocchiare da Bertoli. E sì che questi due partiti Storici una qualche competenza in materia scolastica ce la dovrebbero pur avere; il PLR, poi, ha condotto il DECS per anni. Ed invece, si sono fatti far su come salami! In cambio di qualche modifica di poco conto, e creando sperimentazioni parallele (se non è zuppa, è pan bagnato…) hanno dato il via libera al carrozzone della riforma. Senza nemmeno accorgersi, i furbastri, che “passata la festa, gabbato lo santo”: il DECS non ci metterà molto a decretare, tramite appositi rapporti taroccati, che la sua proposta iniziale è la migliore e che funziona a meraviglia!”.

Manuele Bertoli dal canto suo si è difeso. “Ci vuole una mente ben contorta per sostenere che investire 34.5 milioni all’anno in più nella scuola pubblica a riforma generalizzata significhi smantellarla. Qualche referendum l’ho lanciato o sostenuto anch’io, ma normalmente quando parlavo di smantellamento è perché combattevo contro dei tagli, non dei maggiori investimenti. Come direbbe Crozza, non è che aumentando il numero di infermieri e medici negli ospedali si peggiorano le cure. La logica di questa assurdità si commenta da sola”, ha sottolineato poi come Lega e UDC non si siano espresse e che “la riforma “urgente” che il comitato referendario propugna come alternativa agli investimenti combattuti con il referendum è contenuta in un’iniziativa parlamentare Morisoli-Pamini che, tra l’altro, con un costo di certo non inferiore a quello preventivato per La scuola che verrà vuole reintrodurre una selezione precoce degli allievi a 10 anni, quando i bambini non hanno ancora potuto esprimere le loro capacità, facendo un salto indietro nella modernizzazione della scuola di oltre 40 anni, vuole trasformare la scuola in azienda, con direttori manager che non vengono dall’insegnamento, e naturalmente vuole denaro pubblico per finanziare le scuole private”.

L’UDC con Piero Marchesi lo ha attaccato, “caro Manuele, stai sereno. Un Consigliere di Stato di un paese democratico dovrebbe accettare che un partito o dei cittadini esercitino un mezzo concesso dalla democrazia. Il progetto del DECS La Scuola che verrà a noi proprio non piace, non lo diciamo da oggi ma da parecchio tempo. Ovviamente questo ti dà fastidio (è legittimo) come è legittimo chiedere di far decidere ai ticinesi su un tema così importante”, ha scritto il presidente dell’UDC. “Non mi preoccuperei dei soldi da investire, per l’educazione ritengo che si possa e si debba anche fare, ma non per un progetto sbagliato, ideologico e lontano dall’esigenza di allievi, docenti e economia”.

Bertoli ha replicato che “sono sereno, grazie, e se fossi meno distratto avresti letto che non mi sono mai permesso di contestare l’uso del referendum, strumento prezioso di democrazia che io stesso ho usato molte volte e che è di tutti. Mi spiace che il mio voler cercare di portare il dibattito sulle argomentazioni e fuori dalla palude degli slogan dia sempre così fastidio, ma ho sempre creduto che se chi sostiene e chi avversa una riforma vogliono fare assieme un buon servizio alla popolazione, hanno entrambi il dovere morale di confrontarsi mediante argomenti effettivi, su dati e fatti”, aggiungendo poi che se uno dei motivi del referendum è quello che i docenti si sono potuti esprimere poco, conviene ritirarlo poiché essi sono stati consultati (e lascia dei numeri).

Matteo Pronzini da rimborsopoli passa alle pensioni del Ministri. “La vicenda «rimborsopoli», che ha tenuto assai occupata la cronaca, la politica e la magistratura nel corso delle ultime settimane, ha fatto emergere una minaccia molto seria per la credibilità delle nostre istituzioni: quella derivante dai pericolosi conflitti d’interesse che si possono configurare allorquando un gruppo di persone (nel caso in questione, i membri del Consiglio di Stato affiancati dal Cancelliere) si ritrova a poter decidere autonomamente e di fatto in ultima istanza su faccende -anche di natura finanziaria- che riguardano personalmente e direttamente i componenti stessi del gruppo”, ha scritto in un’interpellanza, rivolgendo poi una lunga serie di domande al Consiglio di Stato e chiedendogli di essere più preciso del solito.

Sempre Pronzini, ma anche Ivo Durisch, nel fine settimana si sono chinati sul tema dell’impresa di logistica Luxury Good International, sospettata di essere un crocevia del riciclaggio.

Oggi Carlo Croci, sindaco di Mendrisio ancora per poche ore, ha attaccato l’omologo chiassese Arrigoni in merito alla questione della compatibilità fra il ruolo e quello di Consigliere Nazionale. “Questi interventi dall’esterno denotano la poca di correttezza di chi li fa. Un sindaco dovrebbe fare campagna nel suo comune, non in quelli vicini. È un comportamento scorretto al quale non siamo nuovi. In una risposta data al suo Consiglio comunale, per esempio, si è permesso di parlare del gettito di Mendrisio… ma che parli del suo di gettito! Pensando ai grandi progetti che il Mendrisiotto dovrà affrontare nei prossimi vent’anni si tratta invece di un’opportunità straordinaria. Il più massiccio di questi è l’attraversamento ferroviario. Avere un legame diretto con il Consiglio nazionale è quindi solo una buona occasione. Marco Romano è per esempio l’unico a leggere regolarmente il verbale delle sedute dell’Esecutivo: l’unico. Non lo fa neanche il sindaco!”.

Continuano a far discutere le misure che Norman Gobbi vorrebbe introdurre per la sicurezza negli stadi: i tifosi del Bellinzona nel weekend hanno esposto uno striscione ironico in cui dicono che acquisteranno i documenti falsi nel suo Dipartimento, pensando allo scandalo dei permessi, quelli del Lugano Hockey lo hanno insultato. Anche il blitz per il fermo dei tifosi dell’Ambrì suscita reazioni: oggi  i deputati PPD Sara Beretta Piccoli e Paolo Peduzzi hanno inoltrato un’interrogazione in merito. Citano dei passaggi del comunicato del Forum Alternativo di qualche giorno fa, e poi chiedono se non si poteva procedere a una semplice convocazione, se è vero e perchè sono stati interrogati i parenti quando i “ricercati” non erano a casa, se erano necessarie e quanto costeranno misure come prendere le impronte del DNA ecc.

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