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Svizzera-Italia, le domande di Cattaneo e Romano. Nuovo scandalo nell’Amministrazione

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L’Italia ha da ieri ufficialmente un nuovo Governo, che ha ottenuto la fiducia. Alain Berset, Presidente del Governo, si è complimentato con un tweet: “a nome della Svizzera mi congratulo con il nuovo Governo italiano per la Sua entrata in funzione. Nelle nostre strette relazioni bilaterali, facciamo affidamento sulla continuità e sull’affidabilità. Ringrazio il Governo uscente per l’ottima collaborazione negli scorsi anni”.

Un tweet che ha smosso qualche domanda, a partire dal liberale Rocco Cattaneo: “Cosa pensa il Consiglio federale del mezzo di comunicazione (messaggio tweet) usato dal Presidente Berset in occasione di un evento così importante? Nel messaggio il Presidente parla di “ottima collaborazione” con il Governo uscente.
– Il Consiglio federale è al corrente delle situazioni pendenti con l’Italia: accordo fiscale sui frontalieri non firmato, accesso al mercato dei servizi finanziari sempre più difficoltoso?
– Cosa intende fare con il nuovo Governo italiano?”.

Anche il pipidino Marco Romano aveva posto qualche domanda. “Numerosi dossier pendenti tra Svizzera e Italia sono bloccati da tempo. Si tratta di questioni rilevanti per il Ticino, soprattutto in materia fiscale. L’Italia ha un nuovo Governo. La roadmap sottoscritta nel 2015 è superata e comunque non rispettata da parte italiana. Come intende rilanciare il dialogo il Consiglio federale? Vi è una strategia e una priorità sui dossier? Alfine di generare nuove dinamiche non è opportuno abbandonare definitivamente il progetto di “nuovo” accordo fiscale? Il CF A. Berset in un recente tweet ha parlato di “continuità e affidabilità” nei rapporti tra Svizzera e Italia. Si tratta di un’opinione personale del Presidente o del Governo intero? I rapporti languono in realtà da tempo. Numerosi dossier sono incagliati e ai problemi non giungono soluzioni. Il CF dispone di un documento riassuntivo che raccoglie i dossier aperti trasversalmente nei vari dipartimenti? Non è opportuna un’analisi globale per comprendere il reale stato delle relazioni bilaterali?”.

Domande anche da parte del democentrista Marco Chiesa, sotto forma di interrogazione. “In base ai conti globali del mercato del lavoro dell’Ufficio federale di Statistica del 2015, in Svizzera dovrebbero essere occupati in totale circa 700 000 posti all’anno, senza contare i posti occupati internamente alle aziende. A partire da questo dato, con un valore soglia del 5 per cento all’anno, si dovrebbero prevedere circa 218 000 annunci obbligatori (31% di 700 000). Nel 2016 erano già stati annunciati a titolo facoltativo presso il Servizio Pubblico di Collocamento circa 38 000 posti vacanti nei generi di professioni in questione, per cui, con un tasso di disoccupazione analogo a quello del 2016, si dovrebbero prevedere circa 180 000 posti supplementari da annunciare obbligatoriamente. Nel 2016 un obbligo di annuncio dei posti vacanti a partire dal 5% avrebbe interessato 88 dei 383 generi di professioni codificati dalla NSP 2000. Grazie al rapporto “spiegazioni concernenti l’avamprogetto di modifica dell’ordinanza sul collocamento: misure per persone in cerca di impiego” sono disponibili e analizzabili dati e simulazioni a livello nazionale riguardanti l’elenco delle professioni soggette all’obbligo di annuncio, il numero di posti soggetti all’annuncio, i posti già annunciati e i posti supplementari da annunciare calibrati sui valori soglia del tasso di disoccupazione. Grazie alle tabelle fornite è possibile dunque prendere atto che nei settori con un tasso di disoccupazione superiore al 5% sono comunque immigrati a vario titolo 59’000 lavoratori provenienti dall’estero sebbene le persone in cerca di impiego registrate nel nostro Paese che avevano già lavorato in questi ambiti fossero 187’000. Con il presente atto parlamentare chiedo la declinazione di questi dati presenti nelle tabelle nell’allegato 8 per il Canton Ticino. Al fine di dare immagine più chiara chiedo che i siano integrati con il numero di lavoratori frontalieri, sia a livello nazionale che a livello ticinese, che hanno ottenuto un posto di lavoro nel genere professionale che già registrava più del 5% di disoccupazione”.

Un nuovo scandalo rischia di colpire l’Amministrazione cantonale. Un funzionario del DSS è infatti indagato per  reati contro l’integrità della persona, per fatti risalenti a diverso tempo fa. Da indiscrezioni, pare si trattasse di reati di natura sessuale, con vittime due minorenni, prossimi alla maggiore età. L’uomo è stato sospeso dalla sua funzione ed è stata avviata un’inchiesta interna.

Delle locomotive usate da FFS Cargo subiscono la manutenzione a Novara, secondo un accordo di 15 anni, e questo non piace al leghista Giancarlo Seitz. 1. Visto il vostro continuo contatto con la direzione delle FFS eravate al corrente di questo sistema di appalto che non prende in considerazione il nostro territorio e quello della confederazione per lo sviluppo di Alptransit …a fior di miliardi pubblici che anche da cargo viene usato? 2. Non vi pare che visto la situazione delle officine di Bellinzona la trasparenza delle FFS sia alquanto discutibile visto anche un ulteriore investimento nelle officine di Biasca di manutenzione per i locomotori Alptransit di oltre 70 milioni? 3. Secondo voi la strategia delle FFS che usano alla grande il nostro territorio da più di un secolo e oltre non vi pare una mancanza di “ lealtà , riconoscenza e rispetto “? 4. Il Ticino oggi e in futuro sarà la chiave del trasporto su rotaia nord sud e viceversa dell’Europa restiamo in tribuna ha guardare l`uso del nostro territorio e il riparto economico che per un minimo di riconoscenza penso ci aspetti?”, chiede.

A proposito di Officine, si è fatto sentire anche il PS. “Con i suoi organi dirigenti e il Gruppo parlamentare sono e intendono essere in prima fila nella difesa dei posti di lavoro e per assicurare un futuro qualificato alla struttura e con questo alla piazza industriale e della ricerca ticinese”, si legge in una lunga lettera che tocca “i contenuti della dichiarazione d’intenti, le prospettive per l’occupazione sia durante la fase transitoria sia per la nuova officina, i contenuti del prospettato parco tecnologico, che dovrebbe nascere sull’area dell’attuale Officina e i contenuti e il futuro dell’iniziativa “Giù le mani dalle Officine”.

La perizia giuridica sui rimborsi dei Ministri divulgata l’altro giorno non è piaciuta a Matteo Pronzini, che contesta il fatto che sia finita su TeleTicino. Ma passando ai contenuti, ci sono due questioni che non lo convincono. “Sorprende che, facendo riferimento al recente parere giuridico, il servizio non abbiano menzionato, tra quelle soggette a rimborso, le prestazioni corrisposte ai Consiglieri di Stato e al Cancelliere al termine del loro mandato, ma si siano limitati a menzionare il rimborso forfettario di 300 fr. per spese telefoniche. Oso sperare che nei pareri in possesso della vostra Commissione siano stati approfonditi adeguatamente i vari aspetti della pretesa di risarcimento e non siano stati volutamente ignorati elementi potenzialmente problematici. A scanso di equivoci, ribadisco la portata generale della pretesa di risarcimento da me presentata, la quale riguarda tutto quanto indebitamente percepito, sotto forma di forfait per rimborsi spese (in particolare quelli mai approvati dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio o corrisposti prima della loro approvazione nel mese di dicembre 2011), mensilità supplementari e doni a fine mandato, nonché rimborsi o pagamenti effettuati a parte benché attinenti a voci di spesa già coperte dal forfait di 15’000 CHF approvato dell’Ufficio presidenziale. Sottolineo che la trattazione dell’ultimo punto indicato richiede, con ogni evidenza, verifiche ed approfondimenti che il sottoscritto non è in grado di svolgere, non avendo accesso ai relativi dati contabili, ma che la vostra Commissione ha la facoltà e il dovere di effettuare al fine di preavvisare, in modo pertinente e completo, l’atto parlamentare a essa demandato”, scrive, e prosegue: “per quanto concerne specificatamente i doni a fine mandato, constato come finora i più abbiano puntato il dito contro gli ex Consiglieri che, stando a quanto affermato davanti al Gran Consiglio dall’allora vicepresidente del Consiglio di Stato, avrebbero chiesto il versamento di un “dono” in denaro di 10’000 fr.; atteggiamento non solo “poco elegante”, ma semplicemente inqualificabile a giudizio di chi scrive. Tuttavia, come disse qualcuno sicuramente più furbo di me, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Con questo intendo dire che, per fugare ogni possibile dubbio e per evitare inutili maldicenze, risulta indispensabile che la vostra Commissione, ai fini dell’evasione del mio atto parlamentare, esiga che le venga prodotta una lista dettagliata delle opere d’arte o di altri oggetti di valore che ex Consiglieri di Stato o ex Cancellieri hanno “portato via”, a titolo di “doni”, alla scadenza del proprio mandato”.

 

 

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