PETIZIONE URGENTE

Essere sulla stessa barca non significa essere sul Titanic, dove c’è chi comanda, chi viaggia comodamente in prima e seconda classe, chi soffre in terza, chi sgobba per far funzionare il tutto e quando la nave affonda si sa chi si salva. Essere sulla stessa barca significa condividere le privazioni e gli sforzi nella speranza di un destino migliore.

In questi mesi Confederazione e Cantone hanno imposto al popolo sovrano molte misure nel tentativo di contenere la diffusione dell’infezione. Se le misure hanno salvato più vite di quelle che hanno distrutto lo si saprà solo in seguito. Forse i tribunali, ma sicuramente la storia, stabilirà se le decisioni sono state prese con coraggio, con incoscienza o nel rispetto della Costituzione Svizzera che limita l’attività dello Stato al pubblico interesse e alla proporzionalità allo scopo. O se rispettano il principio dell’interesse pubblico predominante, come le libertà garantite al popolo sovrano dalla Costituzione. Domande lecite che un parlamento avrebbe il dovere di porsi. Perché non a caso la Costituzione Svizzera adottata dopo i morti della guerra civile antepone libertà e uguaglianza alla salute. Libertà e uguaglianza evidentemente ritenute dalla Costituzione più importanti della vita stessa perché fondamentali all’esistenza umana dignitosa e non alla semplice sopravvivenza come quella di un animale. Libertà che comunque, e giustamente, la Costituzione prevede di sospendere in casi eccezionali, come avvenuto durante la seconda guerra mondiale o nel caso di catastrofi come una pandemia 6B con circa 87’000 persone ammalate in Ticino. Così sta scritto nel RAPPORTO URGENTE SUL PIANO DI PANDEMIA CANTONALE del 2006, firmato anche da Cassis, che considera appunto il livello pandemico 6B pari al 25% della popolazione AMMALATA. Insomma ai posteri l’ardua sentenza. Oggi invece ci troviamo ad affrontare le già prevedibili catastrofiche conseguenze socioeconomiche del lockdown. I danni arrecati sono incalcolabili ma in piccola parte già quantificabili. Infatti alcuni Comuni hanno preannunciato conti in rosso e il Cantone l’alzamento del debito pubblico a 2.2 miliardi franchi.

Questa è la disastrosa situazione generata dalle disposizioni intraprese per contenere il contagio che è però ancora ben presente. Si è verificata nonostante la Confederazione, il Cantone e quei Comuni in condizione di farlo, siano intervenuti coraggiosamente e tempestivamente con misure tutte lodevoli e in buona parte le migliori possibili. Comunque il grande impiego di denaro pubblico ha “solo” contenuto i danni che sono sotto gli occhi di tutti. Ora la situazione sanitaria nuovamente difficile sta mettendo ancora a dura prova l’economia che è inscindibile dalla buona salute delle persone e della società civile. Le sommosse e le violenze dei paesi vicini e l’aggressione della giornalista a Lugano sono indice di un’aggressività in aumento (si spera che non sia la strategia del dividi è impera) che al momento ci tocca marginalmente, ma che impone a tutti una riflessione urgente prima di decretare un altro lockdown.

Mai come oggi si parla di solidarietà che però dovrebbe essere tangibile e non finire dietro una mascherina che nasconde la paura di non avere un letto d’ospedale all’occorrenza. A dare l’esempio sono chiamati in primis chi, ritenendosi all’altezza di condurre il paese, si è volontariamente messo a disposizione per assumerne il comando. Il comando comporta la consapevolezza che anche nella tempesta lo si ha e lo si deve esercitare. Si possono comprendere le difficoltà del comando ma comunque non devono escludere la responsabilità sulle decisioni prese, semplicemente come accade nel privato. L’autorità serve a condurre i cani e le pecore, l’autorevolezza a farsi seguire dagli uomini anche in situazioni avverse, per questo non basta impartire ordini o pronunciare belle parole ma è fondamentale dare l’esempio. Come fatto ad esempio da molti artigiani e datori di lavoro che di tasca propria hanno corrisposto il 100% del salario ai loro dipendenti in lockdow. Mentre per le altrettanto lodevoli iniziative cantonali e comunali si usano soldi dell’intera comunità per favorirne però solo una parte. Il principio di uguaglianza usato per combattere la diffusione del virus, ad esempio imponendo a tutti l’uso della mascherina per raggiungere il tavolo entrando al ristorante, non può essere ignorato nel distribuire i sacrifici e gli aiuti. Sacrifici come quelli dei dipendenti che hanno perso il 20% del loro già magro stipendio durante il lockdown, tra questi molte donne single già in difficoltà e con figli a carico. A differenza di altri col reddito assicurato al 100% con soldi pubblici, tra i quali alcuni che per uno starnuto stanno a casa e vorrebbero chiudere tutto ergendosi a paladini della salute pubblica e non del predominante pubblico interesse.

Per i motivi sopra esposti CHIEDO al Parlamento Ticinese, prima dell’introduzione di un nuovo lockdow per rispetto ai principi di uguaglianza e responsabilità individuale e sociale garantiti della Costituzione Svizzera e ticinese, di decidere:

1. Che si apra una discussione parlamentare sulla proporzionalità delle misure covid e se le stesse perseguono il fine previsto dai piani pandemici, cioè contenere anche il disgregamento della società. E che si valuti se le misure già prese, in particolare i lockdown, abbiano arrecato più danni che benefici all’intera società ticinese.

2. Il rimborso al 100% delle perdite subite dai cittadini toccati dalle misure Covid o in alternativa che sia imposto agli stipendiati con soldi pubblici, che non hanno lavorato ma hanno percepito lo stipendio al 100%, di rimborsarne il 20% allo Stato in favore delle casse di disoccupazione.

3. Che venga sospeso a tutti i Comuni il diritto di decidere sul moltiplicatore d’imposta comunale come come fatto per Astano. E venga introdotto un moltiplicatore comunale unico, risultante dalla media di tutti i moltiplicatori esistenti o in alternativa, che tutti i moltiplicatori comunali siano portati al 100%.

In considerazione della continua banalizzazione della Costituzione Svizzera concludo con le parole di Alain Berset tratte dal discorso del 1° agosto 2018. Parole ancora presenti sul sito della Confederazione perché non hanno una scadenza.
…Se oggi, in Svizzera, viviamo in pace e nel benessere, è in gran parte grazie alla nostra Costituzione federale.

  • Adottata nel 1848, ha segnato la nascita della Svizzera moderna
  • La Costituzione è ancora oggi il fondamento del nostro vivere insieme e del nostro successo
  • La Costituzione nasce dopo mezzo secolo di grandi tensioni politiche sfociate in una guerra civile…

Nella missiva specifica inoltre Andrea Genola che e’ ancora in attesa di una risposta alla petizione che chiedeva la restituzione dei loro soldi agli artigiani virtuosi che si sono iscritti al “leggendario albo LIA“.