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Tra chi è felice per Cassis e chi no. A Bellinzona Lisa Bosia Mirra a processo

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Dopo la giornata carica di tensione e di emozione per il Ticino, che è tornato a Berna nella stanza dei bottoni con Ignazio Cassis, oggi il clima era decisamente più tranquillo, dedicato ai commenti e a smaltire le sensazioni accumulate.

Fra i commenti, ha fatto sentire la sua voce anche Luca Gaffuri, consigliere regionale lombardo, sottolineando il fatto che Cassis nel suo discorso abbia parlato di frontalierato, e che le sue origini italiane saranno un aiuto nel discutere del tema.

Il Consigliere Nazionale del PS  Cédric Wermuth, è stato decisamente meno contento: “L’UDC ha eletto uno ‘svizzero di carta’. E probabilmente a capo del Dipartimento federale degli affari esteri. Ironia della sorte”.

A Bellinzona è andato in scena il processo alla deputata socialista Lisa Bosia Mirra, che ha ammesso di aver aiutato 24 persone a entrare illegalmente in Svizzera, facendo spesso da civetta, e non portandoli con la propria auto, perché sapeva che se fosse stata fermata (e sentiva che sarebbe accaduto) sarebbero stati guai, data la sua posizione di deputata. Non ha negato niente, nemmeno di aver ospitato qualche profugo a casa sua, e parlando della motivazione che l’ha spinta ad agire così, violando la legge e sapendo di farlo, ha detto di non aver mai visto così tanta violenza come a Como e di aver prima provato a dare una mano legalmente.

La procuratrice pubblica Margerita Lanzillo l’ha descritta, pur comprendendo il lato umano e sapendo che non ha agito per scopo di lucro, come la mente dell’organizzazione che portava in Svizzera i clandestini. Ha precisato che il processo non è alle ideologie, e si è chiesta se realmente Bosia Mirra abbia aiutato queste persone, portandole in un paese a loro sconosciuto, per ricongiungersi poi in altri paesi a parenti (o sfruttatori?).

L’avvocato difensore Pascal Delprete ha dal canto suo fatto notare come i confini fra Italia e Svizzera sono interni a Schengen dunque attraversarli senza permesso non è illegale, e che il soggiorno illegale si prospetta dopo le 24 ore, mentre i profughi sono sempre rimasti meno tempo a casa della granconsigliera. Che, infine, ha preso ancora la parola definendosi una persona semplice, non un’eroina.

La sentenza sarà letta giovedì prossimo: la difesa chiede il proscioglimento, l’accusa la conferma di quanto indicato nel decreto d’accusa contestato dalla socialista.

Nel frattempo, la responsabile del servizio richiedenti l’asilo cantonale, compagna di Fiorenzo Dadò, è stata prosciolta dopo il caso della cena da 150 euro pagata dal responsabile di Argo 1 a Bormio.

I pipidini Giorgio Fonio e Lorenzo Jelmini in una mozione hanno chiesto al Governo di “decretare un salario minimo a carattere sociale prendendo come riferimento   le prestazioni complementari AVS/AI” e di “incentivare e sostenere l’azione delle parti sociali volta ad attuare, tramite i contratti collettivi di lavoro, una concreta regolazione nei vari ambiti lavorativi”.

Massimiliano Robbiani è tornato sul caso della frontaliera svizzera assunta in comune a Mendrisio, la cui nomina sarebbe stata avallata anche da lui quando sedeva nell’Esecutivo: è convinto che Giorgio Comi non abbia menzionato nella risoluzione governativa il fatto che la donna vive in Italia.

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