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Tre partiti chiedono un passo indietro di Beltraminelli. Tutto vogliono indagare su Argo 1: commissione parlamentare o esterna?

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Giovedì scorso, la trasmissione della RSI Falò è tornata a parlare di Argo 1, e il caso ha di nuovo infiammato la politica ticinese. Come se non bastasse, il settimanale Area ha parlato dell’assunzione di un disoccupato attorno ai cinquant’anni, che sarebbe stato dapprima preso in un programma occupazionale da Argo per poi essere assunto, su richiesta del Cantone.

Paolo Beltraminelli sul domenicale Il Caffè ha ammesso che ci sono stati degli errori, e che alcuni indizi sbandierati dal programma possono far pensare a corruzione. Ha chiesto al Procuratore pubblico che però gli ha garantito come non vi siano procedimenti penali aperti a carico di suoi collaboratori, ritenendo però che con Argo 1 il Cantone abbia risparmiato. Ciò non toglie che, se davvero i controlli erano annunciati, lo ritiene molto grave.

Oggi, ben tre partiti diversi hanno chiesto dei suoi passi indietro. MPS per la terza volta invoca le dimissioni, i Verdi fanno altrettanto, mentre il PS domanda solo che faccia un passo indietro, per quanto riguarda la direzione della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie (DASF).

Nel frattempo, sempre MPS e Verdi chiedono che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta, richiesta che il PS fa da tempo e ribadisce oggi.

Ieri per contro Fiorenzo Dadò, presidente del PPD, aveva avanzato la proposta di un’indagine svolta da persone esterne sia alla politica che all’amministrazione, mentre Alain Bühler dell’UDC addirittura vorrebbe persone non ticinesi.

Nonostante il Ticino non sia direttamente coinvolto, in molti guardano con dispiacere a quanto sta accadendo in Catalogna. I deputati ticinesi a Berna hanno espresso preoccupazione. “Mi pare che manchi il rispetto e la conoscenza del funzionamento dei processi democratici da entrambe le parti. Dietro le quinte e nel nostro interesse, la Svizzera potrebbe proporsi come esempio da seguire quando ci si trova di fronte a spinte autonomiste, vista la lunga tradizione quale Stato federale”, ha detto Marco Romano, mentre per Marina Carobbio “non si può far capo alla violenza per reprimere un dibattito pubblico”. Solidali con la Catalogna anche i leghisti Roberta Pantani e Lorenzo Quadri, che parla di scene da guerra civile. Marco Chiesa auspica che la Svizzera non si schieri né da una parte né dall’altra ma che esprima il suo disagio per quanto sta succedendo. Per Fabio Abate, la Svizzera potrebbe fare da mediatrice.

Infine, il PLR ha inoltrato una mozione per sanzionare ricorsi che sono, in alcuni casi, privi di fondamento e rallentano solo i progetti non graditi.

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