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Un rosario di polemiche attorno al Gay Pride. Pelin Kandemir Bordoli presidente del Parlamento

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Continua a far discutere il rosario richiesto da Helvetia Christiana in occasione del Gay Pride. L’associazione ha dichiarato di non andare contro le persone, bensì contro i modi di manifestare, ritenendolo poco consoni a un pubblico anche di bambini. Ma la Città di Lugano, per parità di diritti, e giudicate le circostanze, ha preferito dir di no.

Si è scatenata la battaglia, con il presidente dell’Associazione che non le manda a dire, parlando di cristianofobia. “Sono per la libertà di tutti di manifestare con mezzi legali e democratici consoni alla Svizzera. Quel che mi dà fastidio è l’esagerazione, che reputo un problema di decoro: non dobbiamo dimenticarci che ci sono bambini e persone che non vogliono vedere certe cose. Non parlo delle persone, ma di come si pongono, qualcuno nudo, qualcuno vestito da vescovo, poco rispettoso. Ciascuno può manifestare, ma deve permettere anche a chi non è d’accordo di esprimersi, di avere i diritti costituzionali, che noi ci vediamo rifiutati da una città addirittura episcopale, il che è ancora più assurdo. Il Municipio parla di parità, nella sua risposta, ma parità verso chi? Non abbiamo detto che vogliamo fare il rosario il giorno stesso del corteo, perché non è stato possibile darci il permesso? Perché non siamo stati contattati direttamente? Ci hanno rifiutato i diritti fondamentali, che da cittadino svizzero accordo a tutti gli svizzeri. C’è una cristianofobia, i cristiani danno fastidio. Ma un conto è dare fastidio e poter manifestare, ora ci impediscono di manifestare…”.

“I contorni della manifestazione che volevano proporre non erano chiari così come le finalità stesse dell’Associazione. Abbiamo dovuto fare una valutazione degli interessi in gioco e abbiamo ritenuto che non fosse opportuno concedere un’autorizzazione così estesa per una manifestazione dal contenuto ad oggi ancora molto nebuloso. Il Servizio eventi ci ha inoltre informati che di norma vengono concesse autorizzazioni a gruppi religiosi solo se riconosciuti da un’istituzione religiosa ufficiale (cristiana, ebraica o musulmana) e che propongono attività rispettose dei diritti fondamentali”, ha detto Borradori.

L’UDC si è interessata immediatamente al caso, e con Bühler, Bassi e Galeazzi ha inoltrato un’interpellanza. “Non è intenzione dei sottoscritti entrare in una o l’altra tifoseria in merito al dibattito attorno al Gay Pride, manifestazione a cui va riconosciuto il diritto di aver luogo, come ai suoi partecipanti va riconosciuto e rispettato il diritto d’opinione che la nostra Costituzione federale sancisce e garantisce a tutti i cittadini. Diritti che il Municipio parrebbe aver negato ad un’Associazione poggiando la sua tesi su basi soggettive anziché oggettive come la prassi richiederebbe di trattare simili questioni, venendo meno al principio di buona fede che lo Stato è chiamato a garantire a ogni cittadino. L’associazione dichiara obbiettivi leciti, dichiara di volerli raggiungere con mezzi altrettanto leciti e pacifici, come una preghiera e, sinora, non ci risulta che vi siano pendenze o precedenti che dimostrino che essa rappresenti un problema d’ordine pubblico o abbia leso i diritti fondamentali altrui”. E chiedono lumi, se ci sono informazioni che non si sanno, se esprimere dissenso nei confronti di una manifestazione come il corteo del Gay Pride (non le restanti manifestazioni in programma), ritenendolo indecoroso e sopra le righe, sia un atto lesivo dei diritti fondamentali altrui e se non si ritiene di utilizzare due pesi e due misure nel trattamento delle manifestazioni cittadine quando tollera le proteste non autorizzate da parte degli ambienti di estrema sinistra, con annessi atti illeciti contro beni pubblici e privati o i nostri rappresentanti dell’ordine, mentre nega un’autorizzazione regolarmente richiesta per un pacifico atto di preghiera sulla pubblica piazza.

Oggi in Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli è stata eletta nuova presidente. “La digitalizzazione è una sfida, non mi fa paura l’innovazione ma l’assenza di una visione umanistica. Una parte dei cittadini si sente esclusa o poco coinvolta e rimprovera alla politica di non tener conto dei bisogni. Il rischio è di aumentare frattura fra il popolo, il sentimento di smarrimento. Noi dobbiamo saperli accompagnarli con un progetto, una visione d’insieme del presente e del futuro, per ricreare il senso di comunità, per non far sentir escludere nessuno. Non temo, nemmeno in questo ultimo anno, il confronto fra idee e progetti diversi. Il Parlamento è luogo del confronto, fra mondi e sguardi diversi. Non lo temo se verte su idee, progetti, per affrontare problemi. Temo il dibattito fine a sé stesso, alla denigrazione, banalizzazione delle regole democratiche che noi stessi ci siamo dati”.

Festeggiata in serata a Sementina, ha ricevuto vari complimenti. Pelin Kandemir Bordoli incarna l’apertura, l’integrazione e l’impegno per le pari opportunità in senso lato: dei valori centrali per il Partito Socialista. È la quinta donna a ricoprire la carica di Presidente del Gran Consiglio, in un Cantone che non conta nessuna donna in Consiglio di Stato e una rappresentanza delle donne in Parlamento ampiamente insufficiente. Il conferimento della carica di Prima cittadina del Cantone è perciò un segnale positivo affinché un miglioramento in questo ambito possa essere finalmente concretizzato. D’altro canto, il suo impegno e la sua sensibilità in ambito sociale consentiranno di continuare a prestare attenzione, oltre al consolidamento finanziario del Cantone, all’emarginazione e all’esclusione sociale, come evidenziato in un recente rapporto della Commissione della gestione e delle finanze perché «solo un Paese senza emarginati ed esclusi può restare sano e crescere in armonia»”, ha scritto il PS.

Manuele Bertoli si è detto “molto felice di aver assistito alla nomina di Pelin Kandemir alla presidenza del Gran Consiglio ticinese. Per quello che questa nomina rappresenta per le donne, naturalmente per il mio partito, ma soprattutto per la capacità della nostra collettività di riconoscere ruoli importanti anche a coloro per i quali il Ticino è stato terra d’accoglienza.
Anche a seguito della sua storia, sono certo che durante quest’anno lei sarà particolarmente vicino alle realtà che nel nostro Cantone collaborano a comprendere e gestire problemi sociali concreti, mostrando che istituzioni e realtà non sono tra loro lontane. Quindi, tanti auguri e buon lavoro Pelin”.

Tutti i gruppi hanno formulato i loro auguri, in particolare felice il Coordinamento donne di sinistra, che ha parlato del “presidente di tutte noi”.

A Lugano, il PPD “credendo nella forza dirompente dal profilo culturale ma anche sociale ed economico del LAC, si rivolge a codesto lodevole Municipio per sapere quale programma intende mettere in atto insieme al nuovo direttore del MASI Tobia Bezzola al fine di promuovere la cultura (e l’arte in particolare, poiché oggetto della presente interrogazione) con un occhio attento anche alla nostra cultura e quindi ai nostri artisti locali (svizzeri e svizzeri italiani), viventi o scomparsi”: insomma, oltre ai grandi, come Picasso, vuole anche artisti locali al LAC.

I consiglieri comunali Pier Mellini (PS), Pietro Snider (PS), Damiano Selcioni (PS), Sabina Snozzi Groisman (PS) e Francesca Machado (Verdi) inoltrano al Municipio di Locarno un’interrogazione in merito a “che punto siamo con il risanamento del verde cittadino?”.

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