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Zali e Pronzini, si alzano i toni in Gran Consiglio. “La smetta di darmi dell’arrogante”. “Non mi fa paura”

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Ennesimo scontro fra Matteo Pronzini e Claudio Zali in Parlamento. Oggi i toni si sono alzati, tenuto conto che il deputato MPS, con la sua interpellanza in merito a Consiglieri di Stato che hanno prelevato dei soldi per costruire la casa e poi (forse) usufruiranno della pensione completa, si riferisce proprio al leghista, senza mai dirlo. Zali ha risposto alle sue domande in modo molto breve, spiegando che la base legale per le pensioni c’è, e citando gli articoli di legge. Una risposta che non ha soddisfatto Pronzini: “non c’è volontà di rispondere. Chiedo discussione generale. Le questioni da discutere sono due: chi decide sulle retribuzioni e le pensioni dei Consiglieri di Stato? O si applica la legge sugli onorari o si applica la legge sulla cassa pensione. Come sui rimborsi, il Governo si rifiuta di rispondere e di far conoscere gli immensi privilegi di cui si è dato il diritto di avere. Senza discussione, finisce come coi rimborsi, quando si disse che il Parlamento sapeva”.

E Zali non ci ha più visto: “La smetta, adesso e per tutto l’anno, di usare il termine arrogante riferito a me e ai colleghi, chiaro?”.

Il deputato MPS per contro ha replicato: “Lei non mi fa paura, le sue minacce non mi fanno né caldo né freddo, noi parlamentari siamo l’autorità di vigilanza. Io pongo domande, se non vuole rispondere, non c’è problema, la responsabilità è sua. Studiando le cose, penso che lei più intelligente di me sulle leggi, se vedo quanto messo in piedi penso che lei abbia una mente molto approfondita nelle questioni giuridiche e lo usa per questioni personali, io sono più ingenuo”. E alla sua richiesta di discussione generale, solo in 10 hanno votato sì, con i portavoce liberali e leghisti che ritenevano servisse solo per spettacolo, e solamente il PS favorevole. Pinoja ha rimproverato il collega, chiedendogli di lasciar lavorare la sottocommissione preposta, mentre Germano Mattei ha esortato il Governo a risposte più chiare e esaustive.

I democentristi Tiziano Galeazzi e Lara Filippini, Sergio Morisoli di AreaLiberale, la pipidina Sara Beretta Piccoli e i leghisti Daniele Casalini, Boris Bignasca, Lelia Guscio, Massimiliano Robbiani e Felice Campana si sono chinati con un’interrogazione sugli URC e in particolare sui corsi occupazionali, “sembrerebbe inoltre che diverse persone che hanno frequentato e che frequentano ancora questi corsi, venga loro negata la possibilità di presentarsi a dei colloqui di lavoro oppure a degli stages presso potenziali datori di lavoro. Questo perché vige l’obbligo assoluto di frequenza dei corsi di riqualifica che, stando ad informazioni raccolte, i programmi proposti lasciano alquanto desiderare sia a livello didattico che organizzativo. Senza dimenticare, pare, le ore passate in aula a far nulla o quasi, senza possibilità di poter organizzare individualmente un incontro di lavoro. Risulta poi, in alcuni casi, esser pure negata la frequentazione di corsi specifici di settore, laddove l’utente abbia manifestato la propria intenzione di pagarli di tasca propria, senza far capo a soldi o aiuti pubblici. Risulterebbe altresì che coloro che frequentano questi corsi di riqualifica professionale non figurerebbero nemmeno più nelle liste di disoccupazione ufficiali cosa questa che deve far riflettere assai su quello che è in realtà il tasso ufficiale di disoccupazione cantonale”. Pongono una lunga serie di domande per capire se il Governo è al corrente del diffuso malcontento, quanto è stato speso per i corsi e quante persone hanno partecipato.

Il Gran Consiglio ha respinto una mozione di Bruno Storni che chiedeva di porre le basi legali per l’estensione della tassa di concessione per l’uso del suolo pubblico ad altri vettori di energia, tassa che oggi viene prelevata esclusivamente per la distribuzione dell’energia elettrica. Il PS non ha gradito, “il settore dell’idroelettrico va sostenuto e le distorsioni che lo penalizzano corrette attraverso misure concrete come quella proposta dalla mozione respinta oggi dal Gran Consiglio, non solo a parole. Ne va di un settore centrale per il Cantone, di numerosi posti di lavoro di qualità, di un’energia rinnovabile e locale che risponde alle sfide energetiche e che quindi non va assolutamente penalizzata”.

Ieri è stata eletta come presidente del Parlamento Pelin Kandemir Bordoli, scelti anche primo presidente e secondo vicepresidente, col voto segreto. Ma tutti sapevano più o meno manifestatamente chi sarebbe stato scelto, tanto che si erano già organizzati i festeggiamenti per la socialista ed essa aveva fatto venire un’attrice a recitare dei passi di Plinio Martini.  Fabio Badasci ha chiesto che la nomina dell’Ufficio presidenziale avvenga con un voto non segreto. ” Quella di ieri è stata una farsa inutile, una perdita di tempo e di denaro pubblico. Fa poi specie che a richiedere obbligatoriamente questa procedura sia stato il Collega Pronzini che si vende per l’unico difensore dello sperpero dei soldi pubblici, ma questo è un altro discorso”.

La deputata pipidina Nadia Ghisolfi ha chiesto al Governo a che punto sono i lavori per la “Finestra di Bedretto”. Proprio lei è stata protagonista di una polemica social ieri, dopo aver postato una foto griffata Philipp Plein, lo stilista finito nel mirino dopo il controllo dell’Ispettorato del lavoro. “Io sto con Philipp Plein e Lorenzo Jelmini approva l’outfit”, ha scritto. Ma entrambi sono sindacalisti, e hanno scatenato la rabbia di un altro sindacalista, il vicepresidente socialista Fabrizio Sirica: “A costo di sembrare poco incline alla goliardia, questo post non mi sembra molto rispettoso nei riguardi di quelle lavoratrici e lavoratori che hanno denunciato situazioni deleterie. Ma forse nei vostri sindacati ci si diverte così, a stare simpaticamente con chi sfrutta e con chi si lamenta dei troppi controlli a tutela della salute dei lavoratori. E poi che bisogno c’era di ribadirlo, avete appena regalato sgravi fiscali a gente come Philip Plein, è chiaro a tutti che state con lui”.

Il Governo ha licenziato il messaggio in cui chiede l’abolizione della LIA, spiegando che non è compatibile col diritto superiore oltre che sproporzionata.

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