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Non possiamo che essere sconcertati, ma non certo sorpresi, dall’appello a Municipio e Consiglio di Stato da parte del Partito socialista cittadino di far pressione sulle Ferrovie per più posti di lavoro nel nuovo stabilimento delle Officine di Castione. Questo quando i buoi sono stati fatti uscire dalla stalla da ormai diverso tempo.

L’agire del PS (come d’altra parte degli altri partiti di governo), dal fatidico giorno della firma della dichiarazione capestro sottoscritta da Città, Cantone e Ferrovie nell’ormai lontano dicembre del 2017, è stato tutto fuori che quello di cercare di salvare gli oltre 250 posti di lavoro, dei 450 ora esistenti, che andranno purtroppo persi nel nuovo sito industriale. Ferrovie che da due anni promettono un piano industriale tuttora inesistente e lungi dalla sua concretizzazione. Alla buona salute di chi continua a decantarne i pregi tecnologici e del socialismo.

Dichiarazione che, oltre a sancire lo spostamento delle Officine, ha pure concesso alle Ferrovie di rimanere in possesso, a scopi residenziali speculativi, dei 60’000 metri quadrati più pregiati del vecchio sedime. Mentre Cantone e Città pagheranno 120 milioni di franchi (questa la cifra deliberata) per entrare in possesso dell’altra metà – di cui 10-15000 m2 di strade e piazze che le FFS hanno ceduto gratuitamente (sic.) per evitare le spese di urbanizzazione e manutenzione – al costo di 2’000 franchi al metro quadro, per un terreno industriale che ne vale 500, e che alla fine dell’ottocento era stato regalato alle Ferrovie dal Patriziato di Daro.

Agire sconcertante e alquanto ipocrita del PS. A partire dal sostegno incondizionato alla dichiarazione d’intenti del dicembre 2017, all’opposizione all’iniziativa popolare “Giù le mani dalle Officine”, che avrebbe permesso di avere il necessario potere contrattuale con le FFS, bocciata a maggioranza bulgara dall’assemblea dei Socialisti turriti del sindaco Mario Branda, avvallando di fatto la dichiarazione d’intenti, su, fino all’acritico sostegno al Nuovo Quartiere Officine, progetto dai contenuti altamente discutibili (2’500 nuovi alloggi con uno sfitto già alle stelle) e che mal si integra con il tessuto urbano esistente. Credere ora che si possa fare pressione in questo modo alle FFS, quando si è ceduto loro il potere contrattuale è palesemente stucchevole. Ci vogliono ben altri mezzi.