Le recenti notizie in merito ai presunti problemi all’interno dell’antenna ticinese del Ministero Pubblico della Confederazione ci preoccupano. Secondo quanto riportato dalla stampa si vivrebbero all’interno del MPC situazioni di “pubbliche umiliazioni e situazioni di mobbing oltre ad un clima di lavoro insostenibile. Tanto che una mezza
dozzina di collaboratori se ne sarebbe andata per esasperazione nel corso degli ultimi anni”. Si parla inoltre di “favoritismi e vessazioni, di incarti attribuiti per simpatia”.

Lo abbiamo scritto recentemente di quanto come in questo particolare momento, per lottare contro la criminalità organizzata, sia fondamentale unire le forze e lavorare in maniera coordinata. Di conseguenza, denunce simili non possono che minare la tranquillità di chi ritiene che la lotta alla criminalità organizzata, sia una delle principali priorità del nostro Paese. Chiediamo dunque al Consiglio di Stato:

  1. Come si pone di fronte a queste notizie di mobbing in seno all’antenna luganese?
  2. Non è preoccupato della situazione, che potrebbe precludere inchieste importanti nella lotta alla criminalità economica in Ticino e Svizzera?
  3. Dal 1° marzo scorso la responsabile dell’antenna ticinese è stata nominata a Berna a capo dell’unità reati economici. È stata sostituita in seno all’antenna?
  4. In caso di risposta negativa alla domanda 3, il Consiglio di Stato non è preoccupato per questo doppio ruolo che potrebbe minare il funzionamento dell’antenna?
  5. In caso di risposta negativa alla domanda, cosa ne è stato del concorso indetto per la sua sostituzione?

Giorgio Fonio
Boris Bignasca