È un pomeriggio di pioggia in quel di Gordevio (frazione di Avegno Gordevio in bassa Valle Maggia), l’appuntamento è alla Chiesa intitolata ai Santi Giacomo e Filippo, la stessa in cui pochi mesi prima Christina Germann-Chiari ha tenuto un concerto di chitarra acustica il cui ricavato è andato in favore proprio dell’Associazione Pan y Luz e oggi abbiamo l’occasione di intervistarne la presidentessa che reduce dal suo ventesimo viaggio in Perù; la signora Kathrin Catenazzi che abita poco distante.

L’Associazione Pan y Luz, che come recita il titolo nasce dal desiderio di aiutare le persone bisognose, muove i suoi primi passi il 15 giugno 2004, quando la presidente Kathrin Catenazzi e i due soci fondatori Rita Fratoni e Carlo Tomasetti indicono la prima assemblea generale. Senza dubbio la svolta avviene nel 1999, quando Kathrin (peraltro già attiva da 6 anni come volontaria in un’associazione umanitaria) compie il suo primo viaggio in Perù. Un viaggio che la farà innamorare dei colori, della vitalità e degli abitanti delle Ande. Una volta rientrata in Svizzera discute con Rita della possibilità di fondare una propria associazione e l’amica, impegnata come volontaria presso un ricovero per anziani e da sempre propensa ad aiutare il prossimo, accarezza l’idea di fare qualcosa di concreto per aiutare le popolazioni andine. Il sogno delle due donne prende finalmente vita quando Carlo, da sempre appassionato di America Latina, viene a conoscenza del progetto e si dice interessato a prendervi parte. I tre membri fondatori decidono di unire le loro forze e di creare un ponte diretto (senza tutte le lungaggini burocratiche che troppo spesso separano donatori e destinatari) fra la Svizzera e il Perù. Per svolgere al meglio l’arduo compito di gestire un’associazione umanitaria, nel 2003 Kathrin segue un corso Fair-Play di aiuto allo sviluppo presso la Romero-Haus di Lucerna; ed è proprio l’aiuto allo sviluppo il perno attorno al quale ruotano le attività promosse da Pan y Luz. L’Associazione infatti si prefigge di gestire molti piccoli progetti ambientali e sociali, i quali hanno come obiettivo quello di generare risorse utili agli abitanti nel pieno rispetto degli usi e costumi locali. Per citare alcuni esempi concreti Pan y Luz si è distinta per aver partecipato attivamente a un progetto di allevamento di trote e di galline a Mantoclla (2007-2008); per aver finanziato parte della ricostruzione di 16 case dal terremoto 2007 nel distretto di (regione di Ica); per aver contribuito alla costruzione del centro doposcuola di Nazca; per aver regalato una piccola festicciola di Natale (2011) ai bambini di Mato-Huata; ecc. Gli ambiti in cui si può e si deve intervenire sono molti, per questo Kathrin, Rita, Carlo e tutti i soci di Pan y Luz vi invitano ad aderire al loro sogno di assicurare agli abitanti del Perù e ai loro bambini un futuro migliore. Al pane, indispensabile per alleviare i morsi della fame; alla luce, necessaria al progresso, sempre secondo una logica eco e socio-compatibile;
vogliamo aggiungere un’ultima parola: solidarietà. (Tratto dal sito http://www.panyluz.ch)

Gentile Kathrin, per prima cosa grazie per averci ricevuto. La prima domanda è molto semplice come avete scelto il nome “Pan y Luz”?

“Mi trovavo al mare in Francia era una giornata di pioggia ed ad un certo punto è uscito il sole e in un attimo ci fu di nuovo tanta luce. È stata per me una specie di illuminazione e il nome è venuto fuori quasi da solo: Pan y Luz. Sono molto contenta di questo nome anche perché assomiglia all’italiano, non si tratta di parole difficili e lo si ricorda facilmente anche grazie alla suo essere breve e conciso, inoltre credo che metaforicamente rispecchi appieno gli obiettivi dell’associazione ossia il pane per alleviare la fame e la luce per illuminare il futuro”.

Lei è la Presidentessa dell’Associazione Pan y Luz che si occupa del Perù ma lei è anche fortemente innamorata del Paese; come è nato secondo lei questo amore?

“Quello che posso dire è che non è stato un amore a prima vista, all’inizio siamo tutti un po’ vittime dei “consigli”, in fondo non richiesti, dei nostri parenti, amici e conoscenti. C’è chi mi ha detto di non andare, chi che ci sarebbero stati dei problemi di igiene (magari col cibo poco cucinato) o chi mi ha detto che era troppo pericoloso. Erano queste le cose che sentivo per la maggiore e specialmente all’inizio. Quello che so è che non mi è mai successo nulla e non mi sono mai sentita in pericolo.

Bisogna ovviamente fare attenzione specialmente non si deve acquistare il cibo per strada sopratutto se questo è stato a contatto con il terreno o se non è ben cotto. Ma io quando vado in Perù per i nostri progetti umanitari, sto bene, sono felice. Vedo ancora una certa solidarietà e amicizia tra le persone, che qui hanno poco o niente, e ti donano tutto senza chiedere nulla in cambio, ti fanno immediatamente sentire parte di una grande famiglia.

Con molte persone che ho incontrato nei miei viaggi ho dei regolari contatti anche per telefono. Sono anche la madrina di battesimo di una ragazzina che conosco da quando era molto piccola e oggi è cresciuta e mamma di due bambini. Trattasi di rapporti umani che vanno oltre la semplice solidarietà. Il Perù è un territorio dalle grandissime potenzialità che non vengono purtroppo sempre sfruttate specialmente in ambito turistico e culturale”.

Quest’anno ha festeggiato il suo ventesimo viaggio in Perù in cui ha anche fatto visita nel territorio in cui dovrebbe sorgere un asilo che è uno dei vostri progetti attuali, come è cambiato il Paese in questo ventennio?

“La capitale Lima è come una qualsiasi metropoli del Sud America; è una città immensa. Esistono quattro grandi categorie sociali (se così posso dire) chi vive nella miseria più totale, la miseria “un po’ meno miseria”, una sorta di ceto medio che si arrangia e il super lusso. Trattasi di classi sociali ben distinte che se si va a Lima si notano un po’ meno le differenze ma in periferia e nei villaggi più discosti queste ci sono ancora e sono molto marcate. Ci sono “case”, senza i servizi igienici, senza fondamenta, senza pavimenti, con i tetti in paglia o in lamiera e ovviamente nessun lavoro in muratura ma al massimo quattro assi di legno o dei “muretti” di sabbia rivestiti di giornali. È un Paese che ha bisogno di aiuto ma oggi tutti hanno un telefono cellulare con anche l’applicazione “whats’app”, sicuramente quasi nessuno dispone dell’ ultimo modello ma la globalizzazione è arrivata anche qui. Se posso vorrei raccontare un aneddoto proprio legato al telefono”.

La ascoltiamo volenteri, ci dica…

“La prima volta che sono andata in Perù, il telefono non prendeva. Nel Paese dove mi trovavo c’era solo un telefono pubblico nella piazza principale e c’era una fila chilometrica di gente che doveva telefonare magari per mettersi in contatto con i parenti emigrati dall’altra parte del mondo. Di fatto ero fuori dal mondo anche io, con la mia famiglia probabilmente già preoccupata nel non avere mie notizie da forse 24 ore, ma io ero solo in Perù… Stavo bene! Oggi questa “tranquillità” del rompere i contatti non esiste più, il 4G prende bene anche sulle Ande (magari non dappertutto uguale) e di fatto sono sempre raggiungibile. È un bene? Un male? Non lo so.

L’unico momento di pace assoluta sono le 14 ore di viaggio all’andata e le 14 al ritorno (viaggio da Zurigo a Lima via Amsterdam). Il telefonino e internet sono delle grandissime invenzioni ma sono anche un po’ delle catene che oltre a non lasciarti mai piena libertà di movimento distraggono le persone, le quali hanno un po’ perso la capacità di relazionarsi o di fare semplice “small talk” anche tra sconosciuti. Oggi sono tutti chinati sul telefono dimenticandosi della bellezza del mondo circostante”.

Quante persone sono attive nell’Associazione?

“In maniera attiva – nel senso stretto del termine – direi una decina di persone, il bello è che per fortuna è arrivato anche qualche giovane negli ultimi tempi. Ci fa tanto piacere anche per portare una ventata di aria fresca e di nuove idee. Però una cosa voglio dire; ogni tanto si presentano studenti che cercano finanziamenti per andare in Sud America in vacanza… Noi non facciamo beneficenza di questo tipo, noi possiamo se caso fornire degli indirizzi di parrocchie dove dormire, pensioncine “alla buona” o dove trovare una minestra calda per pochi spiccioli, noi ci occupiamo esclusivamente di progetti umanitari sul posto.

In marzo convochiamo sempre l’assemblea dei soci, è importante per noi anche avere dei finanziamenti regolari con le quote associative ma ci capitano anche donazioni più consistenti e spesso le persone vogliono restare anonime e lo fanno semplicemente perché credono nei nostri progetti”.

Sul vostro sito internet, di cui abbiamo indicato l’indirizzo prima, spiega bene tutti i progetti conclusi fino ad oggi. Attualmente siete alla ricerca di finanziamenti per la costruzione di un asilo, ci può dire di cosa si tratta?

“È vero, abbiamo in progetto la costruzione di un asilo Abbiamo in progetto la realizzazione di un asilo ad Atipayan, a 3300 metri di altitudine che avrà posto per circa 30 bambini dai tre ai cinque anni, il terreno esiste già ma attualmente c’è qualche problema legato alla costruzione di un muro di contenimento in quanto il terreno è un po’ scosceso ma nulla che non si possa superare.

Terreno dove sorgerà l’asilo (Kathrin e Padre Antonio davanti alla scuola) [foto Pan y Luz]

Inoltre stiamo anche un po’ trattando sul prezzo che è per noi (ancora) troppo alto e non è molto semplice trovare finanziamenti, la solidarietà è una cosa bellissima ma anche in questo settore la concorrenza si sente: c’è così tanta gente che si può aiutare, dappertutto. Prossimamente svilupperemo dei progetto specifici anche per l’Amazzonia. L’importante è fare e attivarsi”.

L’intervista finisce e c’è ancora tempo per guardare tre album di fotografie dei primi viaggi che la signora Kathrin ha fatto in Perù un ventennio fa. Quello che emerge da questo scatti è il sorriso dei bambini e l’allegria delle persone, fa anche sorridere la fotografia di una arzilla nonnina novantenne che ci viene detto fosse un po’ alticcia durante una festa locale. Quello che lascia intendere la signora Kathrin è che l’Associazione ha bisogno anche di forze nuove con voglia di mettersi a disposizione per organizzare magari dei mercatini, eventi, feste, ecc.

In allegato una video-intervista che in cui Kathrin Catenazzi e Carlo Tomasetti spiegano un po’ meglio il funzionamento dell’associazione e i progetti in corso.

Inoltre in Svizzera interna è molto attivo il gruppo di Wädenswil nel Canton Zurigo (presidente: Nelly Hotz), che organizza eventi culturali e mercatini.

Foto scuola di Atipayan, lavatoi e mensa costruiti con l’aiuto di Pan y Luz [foto dell’associazione]