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Canapa light: coltivazione legale ma che almeno non sia sussidiata

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Nel nostro Cantone la coltivazione di canapa light è in aumento dalla fine del 2016. Attualmente sono circa una ventina le piantagioni sparse sul territorio cantonale, soprattutto sul Piano di Magadino.

A differenza della canapa, la coltivazione di quella con un tenore di THC inferiore all’1% è parificata a qualsiasi altra produzione che ha luogo sul territorio agricolo cantonale.

Per questo motivo è legittimo supporre che goda degli usuali sussidi concessi all’agricoltura.

Diverse aziende nel nostro Cantone stanno convertendo le loro coltivazioni in modo parziale o totale alla canapa light a discapito della produzione di tipici prodotti ticinesi, poiché l’onere lavorativo è minore e il ritorno economico superiore.

Le superfici destinate finora a pomodori, zucchine ed altro lasciano quindi spazio alle piatine di canapa light.

La situazione non è al momento allarmante come all’inizio degli anni Duemila, ma l’interesse per questo tipo di attività presenta tuttavia delle criticità.
Come in passato, in prossimità delle zone di coltivazione stanno sorgendo dei punti di sorveglianza della produzione: cosa inquietante visto che lì, normalmente, ci si vorrebbe muovere in piena libertà.

Inoltre, negli ultimi mesi sono state evidenziate delle situazioni di disagio considerato il forte odore sprigionato dalle piantagioni, che può creare nausea e forti mal di testa.
In alcuni casi queste coltivazioni sono anche a ridosso di scuole o punti “critici” dove molti giovani transitano nelle vicinanze.

Considerata questa premessa, sottopongo al Consiglio di Stato le seguenti domande:

1. I coltivatori di canapa light beneficiano di sussidi agricoli? Se si, quali e in che misura? Le serre dove viene coltivata hanno ricevuto sussidi per la costruzione?

2. In caso di risposta affermativa alla domanda precedente, il Consiglio di Stato non ritiene opportuno intervenire sulla Legge cantonale per bloccare questi sussidi anche in ragione degli ampi margini di guadagno che questa cultura “pseudo agricola” produce?

3. Quanti metri quadri sono stati concessi per questo tipo di coltivazione e che percentuale rappresenta rispetto alle aree dedicate alla produzione ortofrutticola?

Fabio Badasci e cofirmatari
Zanini, Guscio, Casalini, Buzzini, Balli, Marioli

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