Tramite l’ennesimo Diktat, i funzionarietti di Bruxelles vorrebbero imporre al paese che è stato l’ultimo luogo di lavoro – nel nostro caso: alla Svizzera – di versare ai frontalieri le indennità di disoccupazione. Come se fossero dei cittadini elvetici. Le conseguenze per noi sarebbero costi di centinaia di milioni di Fr, oltre alla necessità di potenziare gli URC a nostre spese.

Qui qualcuno si è bevuto il cervello.

Davanti all’aberrante novità, i sindacati si arrampicano maldestramente sui vetri, come dimostra ad esempio il verboso comunicato stampa diffuso oggi dall’OCST. Ecco cosa succede quando si ha il piede in due scarpe, ossia affiliati frontalieri a go-go, e quindi “non si possono” difendere i lavoratori ticinesi.

Estendere ai frontalieri il diritto alla disoccupazione dei lavoratori svizzeri è improponibile. Soprattutto dopo che ai frontalieri sono già state accordate le deduzioni fiscali dei residenti. E con la SECO (quelli delle statistiche taroccate) che adesso vorrebbe – di propria iniziativa e senza aver chiesto niente a nessuno – estendere ai frontalieri pure il diritto al guadagno intermedio!

Negli scorsi anni sono stati effettuati tagli importanti alla disoccupazione (la Lega era contraria) perché bisognava risparmiare. Tanti senza lavoro ticinesi ci sono andati pesantemente di mezzo. Però i soldi per i regali ai frontalieri ci sono?

Senza contare che il nuovo Diktat UE, se applicato in Svizzera, azzererebbe la sedicente “preferenza indigena light” ossia la ciofeca votata a Berna dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

È chiaro che la Lega farà tutto quanto in suo potere per sventare l’ennesima calata di braghe al Diktat UE che a Berna i camerieri di Bruxelles stanno già sicuramente preparando.

Intanto, sotto con le firme per l’iniziativa per l’abolizione della devastante libera circolazione delle persone!

Lega dei Ticinesi