È in corso al Consiglio degli Stati l’esame della revisione della Legge sul CO2. Tra le misure adottate figurano un aumento massimo del prezzo dei carburanti di 10 centesimi al litro (12 a partire dal 2025) e una tassa sui biglietti d’aereo compresa fra i 30 e i 120 franchi.

La legge impone già oggi agli importatori di carburanti di compensare parte delle loro emissioni del CO2. Con la riforma si potrà arrivare fino al 90%. La commissione chiede di aumentare la quota da compensare in Svizzera, portandola dal 15 al 20%.

La conseguenza sarà un aumento del prezzo dei carburanti alla pompa di benzina. Le somme approvate (rispettivamente 10 e 12 centesimi) rappresentano comunque solo un tetto massimo. Attualmente il limite è 5 centesimi al litro, ma la tariffa effettivamente applicata è di 1,5 cts/litro, ha ricordato la consigliera federale Simonetta Sommaruga.

Concernente la tassa sui biglietti d’aereo, che non concernerà i viaggiatori in transito, Filippo Lombardi (PPD/TI) ha proposto che il suo ammontare non superi il doppio della media dei balzelli applicati dai Paesi a noi vicini. Per il ticinese il rischio è che i viaggiatori si rechino all’estero, ad esempio a Malpensa (I) o a Lione (F), per prendere l’aereo vanificando ogni sforzo. La maggioranza ha però ritenuto che scendere sotto i 30 franchi non permetterebbe di ridurre in modo significativo il numero di passeggeri nei voli europei.

Nel disegno di legge figura anche l’istituzione di un fondo per il clima, alimentato da diverse fonti, in particolare i ricavi dalla vendita all’asta dei diritti di emissione e dalle sanzioni relative soprattutto ai veicoli. Vi sarebbero convogliate anche un terzo delle entrate della tassa sul CO2 e poco meno della metà di quelle sui biglietti aerei. Il fondo dovrebbe permettere di finanziare misure di riduzioni a lungo termine delle emissioni di CO2 degli immobili. La votazione sul fondo è prevista nel pomeriggio.

Lunedì sera, nella prima parte di dibattito, la Camera dei cantoni aveva già adottato nuove norme destinate a diminuire le emissioni degli immobili. Dal 2023, in caso di sostituzione dell’impianto di riscaldamento, i vecchi edifici potranno emettere al massimo 20 chilogrammi di CO2 all’anno per metro quadrato di superficie di riferimento energetica. Il valore limite fissato verrebbe inasprito ogni cinque anni. Concretamente, ciò equivale al divieto del riscaldamento a nafta per molti edifici.

Le discussioni proseguono.