Riprendono oggi pomeriggio i dibattiti alle Camere federali. Piatto forte al Consiglio nazionale (14.30-21.45) sarà il dibattito sull’iniziativa popolare dell’UDC volta a limitare l’immigrazione, di fatto un invito a disdire l’accordo sulla libera circolazione.

Il tema in discussione non mancherà di “scaldare” gli animi, con i democentristi che approfitteranno anche dell’occasione, in vista delle elezioni federali di ottobre, per denunciare l’accordo istituzionale con l’Ue. In aula solo l’UDC dovrebbe sostenere l’iniziativa: tutti gli altri partiti sono contrari, come anche il Consiglio federale.

Gli argomenti per un “no” ricalcano quelli espressi per le precedenti iniziative democentriste sullo stesso tema, in particolare quella contro l’immigrazione di massa del 2014: un sì all’iniziativa metterebbe a rischio l’economia e gli impieghi in Svizzera. L’intero pacchetto degli accordi bilaterali I rischia infatti di “cadere”, in virtù della clausola ghigliottina che li unisce.

L’udc crede invece che l’immigrazione sia troppo elevata e che la Confederazione debba poterla di nuovo regolamentare in maniera autonoma. Per i promotori, la “preferenza indigena light” è un costrutto burocratico inefficace, che non rispetta la volontà popolare; l’annuncio prioritario delle offerte di lavoro ai disoccupati iscritti in Svizzera non applica inoltre l’iniziativa accettata in votazione cinque anni fa.

L’iniziativa, depositata il 31 agosto 2018 con 116’139 firme valide, chiede che la Svizzera regoli in maniera autonoma l’immigrazione degli stranieri. Impedisce inoltre ogni nuovo trattato di obbligo internazionale per la libera circolazione.

Se il testo venisse accettato da popolo e Cantoni, le autorità avrebbero un anno per negoziare la fine dell’accordo con Bruxelles. Se non si dovesse trovare una soluzione, il Consiglio federale dovrebbe uscire dall’intesa nel mese successivo.

TASSAZIONE COPPIE SPOSATE

Non meno interessante del Nazionale si presenta l’agenda del Consiglio degli Stati (15.15-20.00). Un tema spicca su tutti: la revisione della legge sull’imposta federale diretta volta ad eliminare le discriminazioni cui sono oggetto le coppie sposate rispetto a quelle di concubini.

Gli antefatti che hanno portato questo argomento di nuovo in parlamento sono noti: il Tribunale federale ha annullato il voto sull’iniziativa popolare del PPD contro la penalizzazione fiscale del matrimonio, respinta dal popolo il 28 febbraio 2016 (50,8%), a causa di un errore nel numero di coppie interessate. Da qui un messaggio aggiuntivo del Consiglio federale con tanto di progetto.

Quest’ultimo prevede che l’onere fiscale dei coniugi venga dapprima conteggiato secondo la tassazione attuale e in una seconda fase come se i due sposi fossero concubini. Fra i due importi ottenuti, la coppia dovrà saldare quello meno elevato. Con questo modello, però, i concubini con prole verrebbero maggiormente tassati.

Un aspetto di cui la commissione preparatoria ha tenuto conto durante le sue sedute. A differenza del Consiglio federale, la commissione respinge l’idea di abolire la tariffa per genitori, sostituendola con una deduzione per le famiglie monoparentali.

Nonostante questa correzione, tuttavia, i dibattiti in aula si annunciano tesi. Due infatti le proposte di rinvio al governo: una chiede al Consiglio federale modelli fiscali alternativi, un’altra preconizza un progetto neutrale dal punto di vista dello stato civile.

Quanto alle conseguenze per l’erario, la commissione non ha fornito cifre. Il progetto dell’esecutivo ridurrebbe il gettito fiscale dell’Imposta federale diretta di 1,5 miliardi di franchi. La Confederazione perderebbe 1,2 miliardi, i Cantoni circa 300 milioni.