Di Andrea Genola

L’unica vera differenza con l’albo anti artigiani “LIA” é che il prospettato albo imprese artigiane “AIA” é più inutile di prima, la novità sta solo nella sigla “AIA” che è tutto un programma, azzeccato invece il termine scelto per la risposta che coincide con il carnevale. Questa è la mia personale e ufficiale risposta alla richiesta di esprimere un giudizio sulla LIAbis inviatomi dalla commissione sulla legislazione.

Non mi dilungo argomentando i motivi fattuali per cestinare la LIAbis “AIA” e la mentalità che l’ha generata. Di prove e di buoni motivi per smetterla di sperperare soldi pubblici e tempo per fare risorgere questa porcheria pericolosa che compromette le libertà garantite dalla Costituzione, ne avete più che a sufficienza ma non volete ne vederle, ne sentirle e tantomeno considerarle. Dunque anche se io non costo nulla ai ticinesi (a differenza di voi) non ha comunque senso che sprechi ancora inutilmente il mio tempo con i sordi o con chi sta facendo il possibile per aggirare anche le sentenze che hanno ribadito i fondamentali principi di poter vivere del proprio lavoro e di poterlo fare ovunque in Svizzera. D’altronde quando si ha la faccia tosta di sostenere in parlamento che la LIA ha scoperto migliaia di aziende sconosciute (solo a voi!) e per questo motivo una LIAbis è necessaria, o che non vi siano altre possibilità di controlli (nonostante un marea di enti ecc. già lo fanno) per fare rispettare le già troppe soffocanti leggi, vuol dire che il dibattito è a un livello d’osteria, l’unica differenza è che non è ne divertente ne rispettoso dei cittadini. Comunque prima di fare una LIAbis (che cadrà col primo ricorso) sarebbe il caso di raccontarla giusta, perché dopo 3 anni, di 4000 iscrizioni, nemmeno l’ombra! Inoltre sarebbe doveroso rendere conto della contabilità e dei costi della dannosa LIA, perché l’unica cosa certa è che l’UAE (ca. 700 soci su 4500 artigiani) che l’ha voluta per favorire pochi affiliati, pagherà solo 50’000.- franchi mentre i milioni saranno a carico dei ticinesi, tra i quali anche quelli fatturati abusivamente in barba agli ordini governativi.

Mi spiace sinceramente di aver usato parole così dure, ma è snervante pagare per essere preso per il naso, d’altronde le mie sono solo parole mentre i milioni buttati e le centinaia di attività messe in ginocchio con le rispettive famiglie sono una realtà che pesa sulla coscienza non tanto di chi ha voluto la LIA in buona fede o per superficialità, ma di chi continua a tenere in vita lo spirito LIA, che non è altro che sopraffazione mascherata da falsa efficienza. Siete partiti cianciando di albo anti padroncini mai nato (tra l’altro selvicoltori e spazzacamini non hanno nessuna concorrenza estera), infatti avete fatto la LIA: una legge che ha messo in difficoltà le aziende ticinesi e adesso volete farla risorgere addirittura solo contro i ticinesi. Capisco che alcuni cerchino di annientare le piccole aziende ticinesi perché essendo il 90% del totale sono concorrenti importanti.

Capisco che lo si faccia con costi e burocrazia, perché batterle facendo meglio, o con un servizio più umano o per qualità, amore e impegno che mettono in quello che realizzano è impossibile, ma che siano quelli che giurano sulla Costituzione a farlo è spaventoso. Per questo vi supplico di guardare quello che è successo e non solo quello che fa comodo alle vostre “squadre”, perché le aziende ticinesi in stragrande maggioranza hanno meno di 5 dipendenti e stanno annegando nella carta, questo è il vero problema e lo generate voi.

Mi appello alla vostra coscienza e vi invito a buttare tutto, perché semplicemente un albo non serve a nulla e non ne abbiamo bisogno, basta far funzionare bene ciò che già esiste e paghiamo tra l’altro troppo, lo ha detto anche il Governo. Se proprio volete fare qualcosa cominciate invece a sensibilizzare alla responsabilità e alla solidarietà tra i ticinesi, ad esempio con la campagna sosTIeni applicandola ovunque ove possibile (mail statali, ecc.), a costo zero, perché come vi ho dimostrato é possibile fare promozione senza sperperare tempo e soldi pubblici.

Rinunciate invece ad impantanarvi con cretinate come l’albo imprese artigiane, marchi etici o loghi di Claro (le aziende se vogliono hanno già queste possibilità) che sono costosi e macchinosi strumenti che alimentano solo la parassitaria e nefasta burocrazia che ammorba e soffoca la fantasia, l’iniziativa privata e la società produttiva. Visto che ho poche speranze di essere ascoltato, perché nemmeno la mala amministrazione della LIA vi ha interessato (fatturazione illegale) concludono ringraziandovi di avermi dato l’opportunità di lasciare questo scritto a futura memoria negli archivi dello Stato del Canton Ticino.

Con l’auspicio che non dimentichiate le 4602 firme che vi avevano chiesto di buttare subito la LIA, e le 731 aziende alle quali è stato negato illegalmente di continuare a lavorare, vi porgo i miei migliori saluti e vi auguro un sereno futuro.


Andrea Genola, Astano 5.3.2019
Gruppo no LIA basta burocrazia

Primo firmatario della petizione che ha raccolto 4602 firme per abrogarla la LIA. Membro del gruppo NO LIA basta burocrazia.
Ideatore della campagna gratuita di sensibilizzazione su reciprocità e responsabilità sosTIeni.