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Dopo aver esaminato un corapporto della Commissione degli affari giuridici (CAG-S), la maggioranza della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (CPS-S) mantiene, con una sola eccezione, le sue proposte originali relative ai progetti di lotta al terrorismo (18.07119.032). Nella votazione sul complesso la CPS-S sostiene di nuovo i progetti legislativi all’unanimità.

La CPS-S ha concluso la deliberazione di dettaglio di entrambi i progetti lo scorso mese di novembre. Il Consiglio degli Stati le ha tuttavia rinviato i progetti nella sessione invernale con il mandato di deliberare nuovamente alla luce di un corapporto redatto dalla CAG-S. La CPS-S ha ora adempiuto a questo mandato.

Nell’ambito del progetto 18.071, inteso a inasprire le disposizioni penali volte a combattere il terrorismo, la CPS-S chiede che venga mantenuta la sua versione originale. Le decisioni riguardano in particolare i seguenti settori:

  • misura della pena per le organizzazioni criminali e terroristiche (art. 260ter CP): con 10 voti contro 3 la maggioranza mantiene la sua proposta, secondo la quale la partecipazione e il sostegno a organizzazioni sia terroristiche che criminali possono essere puniti con una pena detentiva fino a 10 anni. Una minoranza auspica invece che si distingua tra misura della pena per organizzazioni criminali (fino a cinque anni) e per organizzazioni terroristiche (fino a 10 anni).
  • sostegno di attività terroristiche (art. 260ter 1 lett. b CP): con 9 voti contro 3 e 1 astensione, la maggioranza propone che venga mantenuta la sua versione originale, secondo cui è punito chiunque sostiene un’organizzazione criminale o terroristica nella sua attività. Questa formulazione è appropriata perché, ad esempio, gli aiuti forniti da organizzazioni umanitarie come il CICR devono continuare a non incorrere in sanzioni penali. Una minoranza desidera specificare che la disposizione deve riguardare il sostegno ad attività criminali, poiché altrimenti la disposizione si scosterebbe troppo dall’ordinamento giuridico applicabile.
  • trasmissione anticipata di informazioni e mezzi di prova (art 80dbis 1 lett. a assistenza in materia penale): con 10 voti contro 2 la Commissione ha respinto la proposta della CAG-S di stralciare la possibilità per le competenti autorità di disporre eccezionalmente, a determinate condizioni, la trasmissione anticipata di informazioni e mezzi di prova.

Nell’ambito del progetto 19.032 concernente il rafforzamento delle misure preventive di polizia, la Commissione propone con 7 voti contro 6 di mantenere le sue decisioni in merito agli arresti domiciliari, ritenendo inoltre opportuno che possano essere di volta in volta prorogati per altri tre mesi (e non solo due volte per un periodo di tre mesi come prevede l’art. 23o cpv. 5 LMSI). Inoltre Fedpol dovrebbe avere la competenza di autorizzare deroghe segnatamente per motivi di salute (art. 23o cpv. 3 LMSI). La scarsa maggioranza della Commissione sottolinea che gli arresti domiciliari possono essere ordinati solo nei casi in cui sussiste un rischio potenziale considerevole. Per questo motivo è quindi necessario che in presenza di persone che continuano a rappresentare una potenziale minaccia terroristica vi sia la possibilità di prorogare la durata degli arresti domiciliari. Secondo la Commissione la proposta del Consiglio federale e della CAG-S di prevedere deroghe per motivi di lavoro o di formazione limiterebbe in modo eccessivo l’efficacia della misura. Due gruppi di minoranza propongono invece di seguire la proposta del Consiglio federale. Ritengono infatti che la limitazione temporale degli arresti domiciliari e le possibilità di deroga possano assicurere il rispetto del principio di proporzionalità. In caso contrario le disposizioni potrebbero violare la Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

La Commissione propone ora con 7 voti contro 6 che per le altre misure preventive di polizia sia prevista una durata massima di sei mesi e una sola possibilità di proroga di sei mesi. Questa decisione sostituisce la proposta originale che prevedeva la possibilità di autorizzare varie proroghe della durata di sei mesi (art. 23g LMSI). La Commissione si è nuovamente chinata sulla questione e ha ritenuto a maggioranza che sarebbe sproporzionato concedere una possibilità illimitata di prorogare le misure adottate in caso di potenziale di rischio ridotto.

Nel suo ruolo di Camera prioritaria, il Consiglio degli Stati discuterà i due oggetti nel corso della sessione primaverile.

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