Secondo l’ultimo bollettino della Banca Mondiale l’economia globale sta attraversando la sua crisi più profonda dalla fine della seconda guerra mondiale. Ad attestarlo non è tanto la previsione relativa alla crescita del PIL, che potrebbe arrivare a sfiorare il -5,2% ma piuttosto la proporzione, superiore al 90%, di Paesi confrontati simultaneamente alla fase recessiva (per paragone nel 2008/2009 questi indicatori si erano fermati a -1,7% e, rispettivamente, al 60%).

Tra gennaio e giugno tutti gli istituti hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL. In Svizzera la segreteria di stato per l’economia l’ha pure rettificata portandola da +1,7% a -6,2%. Secondo i dati del BAK il tasso di crescita del PIL in Ticino è pure in zona negativa. Queste previsioni negative trovano dei primi riscontri negli ultimi dati mensili: immatricolazioni di auto nuove, esportazioni e pernottamenti. Più difficili le valutazioni sul fronte del mercato del lavoro, dove le principali statistiche si fermano al primo trimestre e indicano ancora un lieve miglioramento. Anche qui però gli ultimi dati mensili lasciano intendere un brusco cambiamento: il tasso di crescita dei disoccupati iscritti agli URC è stata superiore al 50% da marzo in avanti. A questo si aggiunge l’enorme incognita relativa al futuro a breve termine delle aziende che hanno potuto usufruire in questi mesi delle misure di aiuto previste dal lavoro ridotto. Lo sviluppo economico tanto a scala regionale quanto internazionale è fortemente dipendente dallo sviluppo pandemico e dalla relativa attenuazione o reintroduzione delle misure di contenimento.