L’attuale crisi legata al Coronavirus ha mostrato una volta di più la mancanza di personale residente che si forma nelle professioni sanitarie, e da più parti viene avanzata la richiesta di potenziare queste formazioni. Non solo manchiamo di giovani che intendano rivolgersi alle professioni sanitarie, ma negli ultimi tempi scarseggiano anche gli interessati a diventare maestri/e della scuola dell’infanzia e della scuola elementare (per questi ultimi si tratta anche di condizioni di lavoro che diventano sempre più difficili, ma questo è un altro discorso).

Eppure, si tratta di settori che offrono molti posti di lavoro, posti di lavoro che non sono sostituibili dalle macchine, e che verosimilmente cresceranno ancora, in particolare nel campo sanitario per l’invecchiamento costante della nostra popolazione. Si tratta di posti interessanti anche dal profilo delle condizioni di lavoro e di salario, e non è accettabile (come accade nel campo sanitario) che si debba ricorrere a personale non residente, solo perché il Ticino non riesce a formarne abbastanza. Senza dire che, in casi di emergenza come quelli che stiamo vivendo, si capisce come queste professioni siano assolutamente fondamentali per la società tutta.

In sintesi, oggi ci troviamo nella necessità di potenziare le formazioni nel campo sanitario e sociale, ma anche pedagogico, così come cent’anni fa abbiamo potenziato quelle nel campo dell’amministrazione e del commercio.

Storia

Nel 1893 la Società dei commercianti e la Camera di commercio di Bellinzona, appoggiate dalla municipalità, presentarono una richiesta al Consiglio di Stato per la creazione di una Scuola cantonale di commercio nella capitale: la fondazione della SCC è approvata all’unanimità dal Gran Consiglio nel 1894. Viene così istituita una scuola superiore di commercio, sul modello di quelle esistenti nella Svizzera tedesca, sin dall’inizio con la volontà di combinare una buona cultura generale con la preparazione specifica in ambito commerciale e professionale. La Scuola cantonale di commercio (SCC) è una scuola apprezzata, sia per la sua lunga storia, sia perché essa è riuscita a combinare due esigenze, in parte contrastanti: dare una formazione in ambito professionale, che corrisponda a un attestato federale di capacità (e dunque permettere agli allievi e alle allieve di entrare immediatamente nel mondo del lavoro), e d’altra parte, consentire un accesso diretto a un certo numero di filiere universitarie. Va ricordato che, in seguito, Lugano (nel lontano 1907) e Chiasso, vedendo che mancavano quadri per il settore bancario e parabancario che si prospettava in espansione, crearono le proprie scuole di commercio (poi cantonalizzate nel 1995), che intendevano fornire quadri intermedi per banche e commerci.

Oggi

Ma oggi, come sappiamo, il settore degli impiegati di commercio è sotto pressione, non solo per il forte ridimensionamento del settore bancario, storia purtroppo ben nota, ma anche perché molti posti di lavoro in tale settore sono stati sostituiti dai computer, e dunque la formazione nel campo del commercio non offre più quegli sbocchi professionali che ha offerto in passato. Nella situazione in cui si trova il Ticino, la formazione da potenziare è quella sanitaria e in parte anche sociale e pedagogica. Sicuramente vi è molto da fare per la formazione professionale in senso stretto, potenziare i posti di stages da infermiera/e, eccetera.

Ma alla fine della scuola media, è forse troppo presto per scegliere una professione come quelle sanitarie, sociali e pedagogiche. In particolare, in un momento come questo, con le note difficoltà occupazionali che affliggono molti ticinesi, e in particolare molti giovani, vediamo che una scuola sul modello della Scuola cantonale di commercio ha il notevole vantaggio di permettere di procrastinare fino ai 19 anni la decisione definitiva circa il proprio futuro: università o no, mentre invece per molti quindicenni, anche con buoni risultati scolastici, tale decisione è più difficile da prendere. Dunque, potrebbe essere interessante, a nostro avviso, creare una nuova scuola, di tipo liceale, sul modello della SCC, ma riferita non più al settore amministrativo, bensì a quello sanitario, sociale e pedagogico (che affianchi le scuole professionali presenti). Un Liceo sanitario, sociale e pedagogico, risponderebbe anche alla richiesta di molte famiglie per una scuola di tipo liceale (dunque cui sarebbero ammessi allieve e allievi con la menzione “scuola media superiore”), ma più focalizzata su aspetti sanitari e sociali e pedagogici, pur mantenendo la possibilità di accesso ad alcune formazioni anche universitarie: sia università, sia scuole universitarie professionali (eventualmente dopo aver effettuato degli stages, nei casi in cui essi siano richiesti.

Nel campo sanitario, certo la formazione principale continuerebbe ad essere data dal Centro Professionale socio-sanitario di Giubiasco-Canobbio (Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali), che offrendo la maturità specializzata e la maturità professionale, consente l’accesso alle varie formazioni di livello terziario nel campo sanitario. Con la presente mozione chiediamo dunque anche di potenziare questa formazione, in modo che un numero maggiore di giovani possa seguirla. Oltretutto, per l’accesso alla SSPSS è previsto un numero chiuso, condizionato dalla scarsità relativa dei posti di stages, e anche per il futuro (nonostante gli sforzi che chiediamo di intensificare) sarà verosimilmente possibile solo un aumento moderato dei posti di formazione. Ma sappiamo che il numero chiuso, e la conseguente graduatoria in base alle note, rende oggi difficile l’accesso a quei giovani e quelle giovani, anche motivati, che non hanno i livelli attitudinali, perché vengono preceduti dai “candidati” che hanno conseguito la licenza di scuola media con i livelli A. Anche per questo motivo, se una parte di questi giovani con i livelli A potesse frequentare un liceo sanitario o sociale, avremmo il vantaggio di permettere a un numero maggiore di allievi,
che non hanno i requisiti per andare al Liceo, di accedere al CPS – SSPSS.

Richieste della mozione

A. Creare in Ticino un LICEO CANTONALE SOCIO-SANITARIO-PEDAGOGICO

Un liceo: dunque con le stesse condizioni di accesso del liceo, e dunque che consenta l’accesso all’università (almeno ad alcune facoltà, si tratta di poi negoziare con le Università stesse e con le autorità federali), ma che contemporaneamente (nell’ambito della residua autonomia lasciata ai Cantoni), offra una parte di materie nel ramo sanitario e sociale e pedagogico, e consenta dunque un accesso facilitato alle professioni in questi rami: direttamente alle formazioni di maestro/a (elementare e di scuola dell’infanzia), e (se necessario dopo ulteriori stages pratici) consenta un inserimento facilitato alle varie formazioni superiori nel campo della sanità e del sociale. Siamo convinti che essa possa offrire una valida alternativa in questo Cantone, di sicuro interesse per gli studenti e le studentesse, e risponda anche in prospettiva a un sensato riorientamento dei nostri giovani verso professioni che offrano uno sbocco lavorativo interessante (oltre che non sottoposte al dumping salariale). Alla luce di queste considerazioni, con la presente mozione si chiede al Consiglio di Stato di studiare e approfondire la possibilità di creare in Ticino un nuovo Liceo sanitario, sociale e pedagogico.

B. Per quanto concerne la formazione in ambito sanitario, introdurre modifiche strutturali, in modo che nel campo della formazione professionale, la citata scuola SSPSS possa aumentare il numero di classi per la maturità specializzata.

Per il Gruppo PPD+GG
Maddalena Ermotti-Lepori