Il Dipartimento del territorio (DT) comunica che questa mattina, nelle Bolle del Piano di Magadino si è svolta un’azione dimostrativa di alcune nuove tecniche di trattamento delle neofite invasive, alla presenza degli alti funzionari della Divisione dell’ambiente, dell’Ufficio della natura e del paesaggio e del Centro di manutenzione stradale di Bellinzona del Dipartimento del territorio (DT), dell’Ufficio della consulenza agricola e del Servizio fitosanitario, della Fondazione Bolle di Magadino e dei servizi della Città di Lugano. La dimostrazione è stata organizzata in collaborazione con lo studio OIKOS, l’Azienda Forestale Piotti, e l’Azienda Agricola Aerni. Grazie a queste dimostrazioni il DT tiene a sottolineare il proprio impegno nella lotta alle neofite invasive.

Le neofite sono piante introdotte accidentalmente o deliberatamente in Europa a partire dal XV° secolo. Alcune di esse, dette invasive, sono in grado di colonizzare rapidamente diversi ambienti naturali e formare popolazioni estese, soppiantando le specie indigene. Molte neofite invasive si diffondono efficacemente per via vegetativa, grazie ai ricacci da pezzetti di pianta o di rizomi (radici), o tramite semi.  

Nel dettaglio, la zona d’intervento, situata – come detto – nella zona palustre del Piano di Magadino, rientra nell’inventario federale delle zone palustri di particolare bellezza e d’importanza nazionale, utilizzato a scopo agricolo. Un’area che è stata colonizzata dal poligono ibrido (Reynoutria x bohemica).  

L’impiego di prodotti fitosanitari in questi casi non è possibile ai sensi dell’Ordinanza concernente la riduzione dei rischi nell’utilizzazione di determinate sostanze, preparati e oggetti particolarmente pericolosi (ORRPChim, allegato 2.5). D’intesa con il gestore agricolo e con i proprietari, negli scorsi mesi l’Ufficio della natura e del paesaggio (UNP) del Dipartimento del territorio, in collaborazione con lo studio OIKOS e l’Azienda Forestale Piotti, ha avviato il trattamento del poligono ibrido con due metodologie distinte.  

La prima è denominata “elettrodiserbo”. Questo metodo non impiega prodotti fitosanitari, ma unicamente corrente elettrica (3’000-5’000 Volts). Il processo prevede l’applicazione di un campo elettrico di forte intensità direttamente nel vegetale, che distrugge i tessuti cellulari dell’apparato aereo e radicale. L’impiego di questa tecnica è particolarmente adatto in agricoltura poiché permette di trattare le neofite invasive anche in campi coltivati senza compromettere il resto della vegetazione presente (raccolto).  

La seconda tecnica consiste nella “vagliatura”. Applicando il vaglio, seguito dalla frantumazione (vaglio con mulino) si è potuto testare una metodologia che ha consentito di trattare e bonificare il materiale di scavo contaminato da rizomi di poligono ibrido, senza quindi ricorrere al deposito del materiale in discarica, neppure per le frantumazioni di scarto. La superficie test trattata è stata ricoltivata immediatamente. L’impiego di questa tecnica si presta particolarmente bene all’inizio di cantieri dove è importante minimizzare il materiale da asportare e quindi la possibilità di propagare attivamente le neofite invasive.