Niente “colpaccio” oggi per l’UDC: una mozione d’ordine del capogruppo alle Camere federali, Thomas Aeschi (UDC/ZG), volta ad ottenere un dibattito e un voto sul miliardo di coesione all’Ue ancora durante questa sessione, è stata respinta dal Consiglio nazionale per 119 voti a 63.

Aeschi ha rimproverato a PLR e PPD di non voler affrontare questo argomento prima delle elezioni federali del 20 di ottobre. E questo perché, una volta passata questa data, “voterete sì al miliardo di coesione all’Ue, all’accordo istituzionale con Bruxelles e al Patto Onu sulla migrazione”.

Per il consigliere nazionale di Zugo, dal momento che da luglio l’Unione europea ha adottato misure discriminatorie nei confronti della Svizzera (fine del riconoscimento dell’equivalenza della Borsa svizzera, n.d.r) a causa della mancata firma dell’accordo istituzionale con Bruxelles da parte della Confederazione, bisognerebbe far seguire la parole ai fatti e dibattere sul miliardo di coesione.

Plr e PPD hanno infatti condizionato il loro appoggio al secondo versamento a condizione che Bruxelles non adotti misure discriminatore nei confronti della Confederazione.

Lo scorso 13 di agosto, La Commissione della politica estera della Camera del popolo aveva deciso di posticipare il dibattito sul miliardo di coesione a causa di alcune divergenze che sussistono col Consiglio nazionale. L’UDC aveva rinfacciato agli altri partiti di voler temporeggiare per evitare di dover prendere posizione prima delle elezioni. L’oggetto dovrebbe essere sottoposto al plenum al più presto durante la sessione invernale di dicembre.

Due sono le divergenze che oppongono le camere: contrariamente al Nazionale, gli Stati non vogliono innalzare i crediti destinati alla migrazione e non vogliono legare il dossier sul miliardo di coesione al programma Erasmus+ riguardante la mobilità degli studenti nell’area Ue.

Il Contributo di coesione all’Ue, diluito su dieci anni, prevede 1,047 miliardi destinati alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell’Europa allargata e 190 milioni per il finanziamento delle misure migratorie di quegli Stati, coma la Grecia e l’Italia, alle prese con questo fenomeno. Il Nazionale vuole raddoppiare a 380 milioni quest’ultima somma, riducendo nel contempo il finanziamento ai Paesi dell’Est.

La commissione degli Stati ha giustificato il rinvio col desiderio di voler approfondire quali conseguenze avrebbe nella prassi il raddoppio del credito “migrazione” sui costi dei progetti di coesione. Inoltre, vuole sapere quali misure dell’UE potrebbero essere qualificate come discriminanti nei confronti della Svizzera.

La legge in discussione prevede infatti che il miliardo venga versato a condizione che Bruxelles non adotti misure discriminatorie nei confronti della Confederazione.