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NO agli ingorghi e alle vessazioni: i problemi della circolazione sono dovuti a una politica sbagliata

In Svizzera, il 75% dei trasporti avviene su strada. Ciò non impedisce alle autorità di moltiplicare le misure vessatorie e di tassare sempre più pesantemente gli automobilisti, motociclisti e camionisti, mentre che gli utenti dei trasporti pubblici e i ciclisti beneficiano di trattamenti di favore. In contropartita dei miliardi di franchi che versano alla Confederazione e ai cantoni, gli utenti motorizzati della strada sono bloccati negli ingorghi e subiscono ogni tipo di vessazione, multe e soppressione di parcheggi pubblici. L’UDC non accetta più questa situazione. Nel suo nuovo documento strategico sui trasporti, essa identifica i problemi ed esige misure.

Delle buone vie di comunicazione sono una condizione essenziale per un’economia fiorente. Il successo economico e la prosperità del nostro paese si basano per una buona parte sulla mobilità elevata e sull’eccellenza delle infrastrutture di cui la Svizzera disponeva in passato. Questa prosperità è oggi gravemente minacciata dalla politica miope della sinistra e dei verdi, che vogliono delle frontiere aperte e un’immigrazione di massa, ma che non sono disposti a dare a una popolazione in forte crescita le infrastrutture di cui necessita. Tutti ne soffrono: gli ingorghi stradali si moltiplicano e si allungano e i passeggeri dei treni devono viaggiare in piedi.

Tutte le vie di comunicazione sono certamente importanti, ma in Svizzera il 75% del traffico si svolge sulla strada. Secondo le previsioni della Confederazione, questa proporzione sarà ancora del 70% nel 2040. Ciò non impedisce tuttavia che, da diversi decenni, la Svizzera investe principalmente nella ferrovia. Conseguenza: 25’853 ore d’attesa in ingorghi sono state registrate nel 2017 sulle strade, ossia due volte di più che nel 2009. E la tendenza al rialzo continua!

Questa situazione è inaccettabile per l’UDC. Albert Rösti, presidente del partito, ha presentato davanti ai media a Berna, i tre problemi fondamentali della politica svizzera dei trasporti.

  1. La Svizzera trascura da decenni l’adeguamento delle capacità della sua rete stradale alla crescita reale della popolazione e del fabbisogno di mobilità.
  2. La Svizzera continua a puntare unilateralmente sulla ferrovia, mentre che solo una giudiziosa combinazione di tutti i modi di trasporto (strada, rotaia, aria e acqua) permette di rispondere al crescente fabbisogno di mobilità della popolazione.
  3. Invece di beneficiare di una «strada libera» in contropartita delle numerose imposte, tasse e prelievi che versano, gli automobilisti svizzeri subiscono vieppiù ingorghi, misure vessatorie (limite a 30 Km/h in certe zone, abbassamento dei limiti di velocità, radar, soppressione di parcheggi, eccetera) e vengono dissanguati senza tregua da prelievi sempre più onerosi (imposta sugli oli minerali, vignetta, minaccia di una tassa sul CO2, eccetera).

Presto si potrà viaggiare da Amburgo a Roma su autostrade a sei corsie – salvo che in Svizzera dove più di 130’000 vetture al giorno si ammassano sulla A1 che, sulla maggior parte del suo percorso offre solo quattro corsie. La situazione è analoga sulla A2. Quando l’infrastruttura dei trasporti di un paese raggiunge i suoi limiti, si deve per forza di cose constatare che: o questo paese non mette a disposizione i mezzi finanziari necessari alla sistemazione e alla manutenzione della sua infrastruttura, oppure ha omesso di pianificare l’adeguamento di questa infrastruttura alla crescita della popolazione e alla mobilità, oppure manca della volontà politica di adattare l’infrastruttura al fabbisogno. «Ciò che è certo, è che delle lacune nell’infrastruttura dei trasporti  sono semplicemente insopportabili per un paese come la Svizzera», a constato Albert Rösti.

Il denaro destinato alla strada non deve più essere deviato su progetti di trasporti pubblici
Per l’UDC, l’obiettivo prioritario è di sopprimere nel più breve tempo possibile i principali colli di bottiglia e di procedere alle sistemazioni necessarie nei punti dove la domanda e la sollecitazione sono più forti. La Confederazione dispone dei mezzi necessari a questo scopo grazie ai fondi FAIF (ferrovia) e FOSTRA (strada). L’UDC veglierà anche a che i mezzi disponibili siano realmente utilizzati a questo scopo e che non siano dispersi in qualsiasi tipo di progetti di trasporto pubblico negli agglomerati. «Gli unici criteri da applicare in avvenire sono quelli dell’economicità, dell’urgenza e della effettiva domanda degli utenti dei modi di trasporto», ha sottolineato Adrian Amstutz, consigliere nazionale e presidente centrale di ASTAG.

Una sistemazione della rete stradale è indispensabile, perché il successo e lo sviluppo economico dipendono principalmente dall’aumento dell’efficacia, ha pure rilevato Nadja Pieren, consigliera nazionale e membro della commissione parlamentare dei trasporti (CTT). Essa chiede che cessino le vessazioni e le misure vessatorie contro gli automobilisti: «Il settore dell’automobile è uno dei fattori più importanti della Svizzera e, inoltre, finanzia una gran parte dei trasporti pubblici. Esso merita un trattamento migliore.» L’UDC s’impegna affinché la libertà individuale di scegliere il proprio posto di lavoro e quello di domicilio sia garantita e che non sia limitata da una messa sotto tutela da parte dello Stato, sotto forma di tariffazione della mobilità, aumento dei prezzi dei carburanti, o addirittura con un divieto dei motori a combustione.

Le infrastrutture aeree sono pure al loro limite
Come la strada e la ferrovia, anche i trasporti aerei sono confrontati con dei colli di bottiglia. I tassi di crescita dei passeggeri aerei negli aeroporti internazionali e le previsioni internazionali della navigazione aerea parlano chiaro. Le fasce orarie dell’aeroporto di Zurigo sono completamente occupate durante gli orari di punta. Gli aeroporti svizzeri fanno già oggi fatica a integrare nuovi collegamenti aerei a grande distanza nei loro programmi. Grandi aeroporti vicini, come Francoforte e Monaco, sono ristrutturati, ma niente di paragonabile succede in Svizzera, ha constatato Thomas Hurter, consigliere nazionale e presidente di Aerosuisse, l’associazione mantello della navigazione aerea e spaziale svizzera.

Per l’UDC, la preservazione della sostanza delle vie di comunicazione, dunque la manutenzione delle infrastrutture esistenti, costituisce un grave problema. Esaminando ogni nuovo progetto e ogni nuova estensione delle infrastrutture di trasporto, bisogna anche vegliare a che sia garantito il finanziamento della manutenzione futura. «Di fronte ai progetti di sistemazione della rete ferroviaria, bisogna chiaramente conoscere, prima di approvarli, i costi d’esercizio e le altre conseguenze finanziarie che attendono le FFS», ha dichiarato Manfred Bühler, consigliere nazionale e vicepresidente della CTT: «Senza questa precauzione, lasceremo alle future generazioni un onere finanziario quasi insopportabile.»