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IN REDAZIONE

Apprendo dalla stampa che, il sindacato VPOD ha fatto richiesta all’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) e alle cliniche ticinesi (in conformità alle nostre onnipresenti leggi), di riconoscere il tempo per cambiarsi come tempo di lavoro pagato. Se si esclude il fatto che a pagare siamo noi, è bello sapere che il tempo per cambiarsi sia considerato lavoro pagato. Come sarebbe bello che anche il tempo per raggiungere il posto di lavoro lo fosse. Ma anche il tempo di lavarsi, per presentarsi in modo consono sul posto di lavoro lo dovrebbe essere (soprattutto in agosto). E ancora, dovrebbe anche essere considerato lavoro pagato il tempo passato a dormire per arrivare sufficientemente riposati sul posto di lavoro, in modo da non compromettere la vita altrui e la propria. Regole da estendere a tutti, perché un autista o un gruista ecc. se non hanno dormito a sufficienza, possono fare più morti di un medico, e in un sol colpo. Ma anche un “semplice” barbiere stanco o irritato perché non ha dormito le ore giuste per lavorare in sicurezza, può per distrazione tagliare una gola o asportare un orecchio. Insomma è imperativo che per la sicurezza di tutti che il dormire a sufficienza sia obbligatorio, dunque pagato e di conseguenza regolamento. Insomma urge una legge in materia, supportata da uno studio che definisca per professione le ore di sonno necessarie per svolgerla in tuta sicurezza, inoltre serve la fondazione di una commissione che ne vegli il rispetto. Non da ultimo va anche considerato che se applicassimo queste regole, (ma vene sono altre ancora più belle e auspicabili che aspettano solo il suo promotore e paladino) il costo del lavoro sarebbe così alto dal rendere finalmente vantaggiosa e sostenibile la disoccupazione. 

Andrea Genola co fondatore gruppo No LIA basta burocrazia