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Come cittadini, prima che come candidati, riteniamo che la parte conclusiva di questa anomala campagna elettorale (anomala, per le disposizioni anti-covid in vigore, che costringono candidati e partiti a fare una campagna elettorale quasi esclusivamente virtuale) non possa a Lugano essere “viziata” dalla “Spada di Damocle” di un possibile sgombero degli autogestiti dall’ex Macello, visto che non dovrebbero sussistere elementi di tale portata che giustifichino un’improvvisa accelerazione per un immediato e drastico intervento, proprio adesso, nei confronti degli autogestiti.

Ricordiamo che i “molinari” nascono ben 25 anni fa, quando durante i mondiali di ciclismo a Lugano viene occupato l’ex Molino Bernasconi a Viganello (proprio da quel luogo nasce l’appellativo “molinari”). Dopo poco tempo l’edificio dell’ex Molino Bernasconi subisce un incendio doloso (la Procura non è mai stata in grado di determinare per mano di chi) e i “molinari” si trasferiscono sul piano della Stampa. Dopo qualche anno viene sgomberato e abbattuto l’edificio che ospitava gli autogestiti sul piano della Stampa e Lugano vive un breve periodo di manifestazioni degli autogestiti in centro Città, fino a quando, il Municipio di Lugano decide di concedere ai “molinari” l’uso dell’ex Macello, mettendo fine ai continui sit-in degli autogestiti. Questa decisione è stata ratificata in una convenzione a tre: Municipio di Lugano, Consiglio di Stato e “Alba” (“Addio Lugano Bella associazione”, organizzazione costituita dagli autogestiti per le trattative con la città) e “benedetta” da tre municipali di Lugano che di fatto erano i leader dei rispettivi partiti: Giorgio Giudici (PLR), Giuliano Bignasca (Lega) e Giovanni Cansani (PS).

La convenzione è entrata in vigore nel 2003 e sono passati ben 18 anni. Se qualcuno riteneva che dovesse essere “disdetta” o modificata ha avuto ben 18 anni di tempo per occuparsene e non si capisce perché, in questa conclusione di campagna elettorale per le elezioni comunali 2021, debba diventare “un’emergenza” lo sgombero dei “molinari”, se non per pure ragioni elettorali e per buttare fumo negli occhi all’opinione pubblica, che in questi giorni è intenta a farsi un’idea sulle proposte politiche dei partiti e delle candidate e dei candidati per il futuro di Lugano.

Con tutto rispetto per l’esperienza dell’autogestione dei “molinari”, il futuro di Lugano non passa da lì e nemmeno dallo sgombero dell’ex Macello!

Il futuro di Lugano passa da quali proposte e strategie politiche i partiti e le candidate e candidati vogliono avanzare per determinare come si vuole pianificare lo sviluppo territoriale, e non solo, di Lugano, di come si vogliono valorizzare i quartieri di Lugano, di come si vuole combattere l’emissione di CO2 e di polveri fini e di come attuare una svolta verso l’ecosostenibilità che ci permetta di avvicinarci agli obiettivi dell’accordo di Parigi sul Clima. Il futuro di Lugano passa da una discussione: si vogliono fare o meno appartamenti a pigione moderata per il ceto medio-basso, la qualità urbana è un valore o meno, quali idee e progetti si vogliono mettere in campo per il rilancio economico ed occupazionale di Lugano?

Di questo e di tanti altri temi bisognerebbe parlare in questa campagna elettorale e non polarizzarsi sterilmente su “sgombero sì” o “sgombero no”. Questa polarizzazione serve solo a chi non ha idee e visioni per il futuro di Lugano. Inventarsi “l’emergenza dello sgombero” dell’ex Macello è un bell’ escamotage per nascondere la propria pochezza progettuale e realizzativa.

Da più di un anno viviamo l’emergenza generata dalla pandemia da Covid-19, che (comprensibilmente) ha messo in secondo piano nell’opinione pubblica l’interesse per idee e proposte sul futuro della Città, visto che le cittadine e i cittadini erano molto più preoccupati e angosciati per i pericoli imminenti della pandemia, invece che delle visioni e dei progetti per il futuro di Lugano. Si è creato in parte della popolazione disagio, paura, sconforto, dolore, ma anche frustrazione e a volte rabbia. Ora si vuole creare ad arte “un’emergenza” che (a differenza da quella determinata dal Covid-19) non si giustifica e può essere affrontata, con pacatezza e senza strumentalizzazioni elettoralistiche, dopo il 18 aprile?

L’opinione pubblica non può essere sempre “imprigionata” in emergenze, soprattutto quando queste non lo sono! Il Municipio di Lugano il 18 marzo ha comunicato ai media che fra 20 giorni si procederà allo sgombero dell’ex Macello (dunque il 7 aprile), ossia a 10 giorni dal voto. Un Municipio in “scadenza” vuole arrivare ad attuare un’azione di forza contro gli autogestiti? Se questo Municipio voleva “chiudere” con l’esperienza dei “molinari” all’ex Macello, ha avuto un’intera legislatura (per di più, non di 4 anni, ma di 5 anni!) per attuare la sua linea politica. Perché attendere e volere andare verso lo sgombero a 10 giorni dalla scadenza del proprio mandato?

Ci appelliamo ai valori del rispetto dello Stato di diritto, della separazione dei poteri, della libera espressione della volontà degli elettori durante la campagna elettorale e del rispetto della libertà di espressione, che dovrebbero essere sempre al centro dell’agire delle autorità politiche, anche nei rapporti con l’autogestione e con i “molinari”.

APPELLO

Come cittadine e cittadini, candidate e candidati alle elezioni comunali, chiediamo che:

  1. Il Municipio di Lugano riveda la sua decisione inerente lo sgombero dei “molinari” dall’ex Macello e permetta al nuovo Esecutivo che entrerà in carica dopo le elezioni del 18 aprile di valutare quali opzioni attuare nei confronti dell’esperienza dell’autogestione al Macello.
  2. Il Municipio spieghi la conformità del termine di 20 giorni per sfrattare i Molinari dall’ex Macello con le leggi svizzere e ticinesi.
  3. Il Municipio prima di attuare qualsiasi sgombero del Macello dica se ritiene di disdire o meno la convenzione firmata da esso stesso con Cantone e Alba e come ha intenzione di gestire le possibili manifestazioni di solidarietà verso l’esperienza dell’autogestione in questa fase di misure anti-covid.
  4. Il Municipio dica quali edifici e sedimi è propenso a mettere a disposizione di esperienze dell’autogestione oppure se vuole una Lugano “off limits” per forme di autogestione in Città.

Primi firmatari:

Carola Barchi Augusto Bernasconi