LIA è equa! Non ascolta gli artigiani come non ascolta il Consiglio di Stato Ricevo copia di un mail datato il 30,01,18 di una “vittima” dell’assurda almeno quanto inutile legge LIA, nella quale la commissione sollecita il pagamento della tassa. Poi ricevo anche la segnalazione che il 30.01.18 si sono tenuti degli esami LIA per l’eventuale iscrizione all’Albo.

Eppure il Consiglio di Stato, aveva giustamente e responsabilmente invitato la commissione a un atteggiamento che non complichi ulteriormente la situazione. Orbene, se è compressibile che un funzionario cerchi di salvare il proprio posto di lavoro indipendente dal fatto che, il suo lavoro serva a qualche cosa, non è però ammissibile che lo faccia non tenendo conto dell’ordine costituito, oltretutto generando costi e problemi a carico di tutta la comunità. Perché la prossima, o le prossime sentenze, decreteranno la naturale fine della LIA e le conseguenze di questo ineluttabile fatto sarà a carico di tutti i ticinesi. Infatti proprio per contenere questi inutili costi, in questo caso il lungimirante Consiglio di Stato ha dato le giuste indicazione alla commissione LIA, che però sembra non avere capito completamente, probabilmente perché loro comunque risponderanno solo per 50’000.- fr., il resto lo pagheranno tutti i ticinesi.

Peccato, perché la commissione poteva approfittare di questa “pausa” per rispondere alle domande diventate anche un’interpellanza presenta dall’onorevole Mattei, dimostrando forse l’utilità dello strumento LIA, dicendo: quante ditte ticinesi hanno fermato? Quanti posti di lavoro hanno fatto perdere ai ticinesi?

Quante multe a ticinesi hanno intimato e perché? Quanti dei ca 5300 richiedenti sono stati effettivamente iscritti e quanti tra tutti questi hanno pagato il 2016 e il 2017? Potrebbero anche al posto di solleciti e esami, produrre i documenti che attestano quanti padroncini hanno fermato, e al costo di quanti franchi pagati dai ticinesi. Invece sembra che l’unico motivo plausibile per “giustificare” l’esistenza della LIA è la difficolta di sistemare i “problemi” che ha genarto, per questo forse si lavora alacremente per crearne altri.

Comunque dando uno sguardo al sito della LIA, viene ribadito che la legge è legge e la si cambia nei modi e nelle sedi adeguate, non capisco però a quali si riferiscono, perché per fare solo tre esempi, l’esenzione del pagamento alle aziende confederate, la concessione del responsabile tecnico alle aziende italiane, la presentazione di un pagherò sugli oneri sociali per il rinnovo del 2018, non mi risulta siano cresciute in giudicato, come invece è avvenuto per l’aumento della tassa annuale passata da 300.- a 400.-fr, eppure sembrano cose acquisite senza passare dal parlamento.

Magari con l’approssimarsi della compagna elettorale la matassa sarà sciolta e le spiegazioni del caso, a un cittadino ignorate quale sono, mi verranno date. Spero con la restituzione del maltolto visto che poco più di 1000 artigiani su 5000 hanno pagato il 2016. A.G. Andrea Genola alias Artigiano Ticinese qualunque

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