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Freno all’aumento degli stipendi, estensione dell’orario di lavoro e della flessibilità, limitazioni delle assicurazioni sociali. Sono queste alcune delle sconcertanti proposte  dell’Unione svizzera arti e mestieri per uscire dalla crisi. Le solite ricette, la solita solfa saremmo tentati di dire, le solite politiche che in questi 30 anni ci hanno reso tutti più poveri e più fragili. Questa è l’aria che tira nel padronato svizzero che sta preparando un’offensiva senza precedenti. Se l’uscita dalla crisi sanitaria imbocca questa via saremo confrontati ad una vera e propria macelleria sociale con conseguenze pesantissime per lavoratori e popolazione. 

USAM, di cui il consigliere nazionale PPD ticinese Fabio Regazzi è candidato alla presidenza e designato oggi dal parlamento dell’organizzazione che difende gli interessi delle piccole e medie imprese per succedere a Jean-François Rime (UDC/FR), dichiara guerra alle lavoratrici e ai lavoratori di questo Paese e lo fa proprio nel momento in cui molte  aziende stanno già licenziando (vergognosi i tagli annunciati da AGIE) e poco meno di 2 milioni di lavoratori in regime di lavoro ridotto hanno subito il taglio del 20% del loro salario. Un bel biglietto da visita, non c’è che dire per la centrale padronale alla cui presidenza si è candidato Fabio Regazzi consigliere nazionale e tra i rappresentanti più intransigenti del mondo economico. Le proposte presentate oltre che sconsiderate sono anche illogiche. Diminuire gli stipendi e indebolire ulteriormente il potere di acquisto dei salariati  avrebbe come conseguenza immediata una contrazione dei consumi  e porterebbe alla paralisi del sistema economico.

L’estensione degli orari di lavoro e l’aumento della flessibilità renderebbero gli impieghi ancora più precari . Bisogna remare nella direzione contraria, diminuire il carico orario per distribuire lavoro e frenare la disoccupazione. Per non parlare della limitazione degli aiuti sociali che in un contesto di crisi dilagante come questa andrebbero alimentati per frenare povertà ed esclusione sociale. Se la pandemia rischia di produrre sconquassi sociali è perché 30 anni di politiche liberiste e di ricette come quelle che ci propone oggi l’USAM ci hanno reso più poveri e precari. Insistere con queste ricette è semplicemente irresponsabile. Dobbiamo percorrere un’altra strada, quella del rafforzamento dei diritti sociali e ambientali nell’interesse della popolazione e del nostro pianeta. Solo così potremo superare questa crisi che come ha recentemente sostenuto anche Noam Chomsky è una crisi del capitalismo e del neoliberalismo. 
Ora si deve cambiare!

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