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Il Premio “Swiss Stop Islamization Award” sta facendo proseliti.

Di: GIORGIO GHIRINGHELLI

IN ITALIA STA PER USCIRE UN LIBRO DI MAGDI ALLAM INTITOLATO ”STOP ISLAM” E IN SVIZZERA IL COMITATO DI EGERKINGEN ANNUNCIA IL LANCIO DI UNA CAMPAGNA NAZIONALE INTITOLATA “STOP ALL’ISLAMIZZAZIONE”.

Boicottato dagli organi di informazione “mainstream” del Ticino, il premio “Swiss Stop Islamization Award” lanciato nel 2018 dal movimento del Guastafeste per ricompensare chi si batte contro l’islamizzazione dell’Europa, e in particolare della Svizzera, sta facendo scuola nel nostro Paese e anche all’estero. In particolare è il titolo “Stop islamizzazione” che – come già l’iniziativa antiburqa lanciata in Ticino nell’ormai lontano 2011 – si sta dimostrando lungimirante.

Primo esempio: Magdi C. Allam

In Italia il grande accusatore dell’islam ed erede spirituale di Oriana Fallaci in questa battaglia, l’ex- musulmano Magdi Cristiano Allam, uno dei vincitori dell’edizione 2019 del premio del Guastafeste, sta scrivendo il suo diciottesimo libro che guarda caso sarà intitolato “Stop Islam”.

Come l’interessato ci aveva anticipato in una lunga intervista pubblicata lo scorso 8 luglio sul sito www.ilguastafeste.ch, sotto il titolo “Vade retro islam ! ”, il suo prossimo libro affermerà la tesi che, “nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, dobbiamo mettere fuori legge l’islam come religione, prendendo atto che è totalmente incompatibile con le leggi laiche dello Stato, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori della sacralità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta individuale che sostanziano la nostra civiltà europea”.

Nella stessa intervista Allam aveva criticato l’Unione Europea per aver imposto l’islamofilia spingendosi fino a codificare il reato di islamofobia, inteso come il divieto assoluto di criticare o ancor di più condannare l’islam come religione. “La verità – aveva detto – è che si ha paura di criticare o di condannare l’islam perché si ha paura della reazione arbitraria, arrogante e violenta dei musulmani. Il risultato è che in Italia e in Europa chiunque può dire di tutto e di più su tutto e su tutti, tranne che sull’islam. Ed è proprio questa realtà quella che più di altre connota la decadenza della nostra civiltà, perché se non possiamo dire la verità in libertà anche sull’islam come religione significa che non siamo più pienamente noi stessi dentro casa nostra. Questa è la nostra morte interiore ed è la morte peggiore perché si sopravvive fisicamente ma rinunciando alla propria dignità e libertà“ .

Voltaire oggi sarebbe censurato?

Piccolo inciso. Già oltre due secoli fa Voltaire (1694-1778), uno che il cervello lo sapeva usare, aveva capito quel che i giornalisti ed i politici odierni si ostinano a non voler capire. Nella sua opera “Maometto ossia del fanatismo”, il grande illuminista francese aveva definito il Corano “un libro incomprensibile, ognuna delle cui pagine fa tremare il buon senso”. E aveva aggiunto: “ per seguire questo libro, un mercante di cammelli mette a ferro e fuoco la sua terra; taglia la gola dei padri e rapisce le figlie; concede agli sconfitti di scegliere fra la morte e l’Islam”. A suo dire solo chi è nato da quelle parti, e quindi ha problemi simili a quelli degli africani, può accettare questa religione, infatti “nessun uomo può scusare cose del genere, a meno che non sia turco o la superstizione non abbia estinto il suo lume” (…).

Oggi probabilmente Voltaire (quello che diceva di esser disposto a morire per permettere anche a coloro di cui non condivideva le idee di esprimerle liberamente ) sarebbe accusato di essere un razzista e sarebbe censurato dalla stampa islamofila che si definisce liberale e indipendente…

Secondo esempio: Comitato di Egerkingen

Proprio in questi giorni il Comitato di Egerkingen, il cui presidente Walter Wobmann (consigliere nazionale UDC) era stato uno dei vincitori del premio del Guastafeste nella prima edizione del 2018, ha diffuso un comunicato intitolato guarda caso “Islamisierung stoppen!” (cioè Stop all’islamizzazione) nel quale, dopo aver accusato i massmedia e la maggioranza dei partiti di non voler aprire un dibattito sui pericoli dell’islam politico, si annuncia l’intenzione di voler avviare a livello nazionale un dibattito sull’islamizzazione della Svizzera. Era ora che qualcuno si decidesse ad affrontare di petto a livello politico questo importantissimo tema da cui – ancor più che dai cambiamenti climatici a cui tanto spazio vien dedicato dalla stampa – dipende il futuro non solo della Svizzera ma pure dell’Europa.

Il Comitato di Egerkingen, per chi non lo sapesse, è quello che aveva lanciato l’iniziativa contro la costruzione di minareti in Svizzera, approvata dal 58% dei votanti nel 2009. Ed è pure quello che tre anni fa, prendendo ispirazione dall’iniziativa antiburqa lanciata in Ticino dal Guastafeste e approvata nel 2013 dal 65,4% dei votanti, aveva lanciato un’analoga iniziativa a livello nazionale che dovrebbe essere posta in votazione popolare nel 2020. Ebbene, questo Comitato ha ora deciso di scrivere a tutti i candidati alle elezioni nazionali del prossimo mese di ottobre sottoponendo loro alcune domande sull’islam. Le risposte saranno rese pubbliche, e lo scopo dichiarato di questa azione è quello di evitare l’elezione nel parlamento nazionale degli amici dell’islamizzazione.

I complimenti non bastano… occorre metter mano al borsello!

Per finanziare questa azione, ma anche l’imminente campagna propagandistica in vista del voto popolare sull’iniziativa che chiede di vietare la dissimulazione del volto in tutta la Svizzera, il Comitato di Ekerkingen ha lanciato un’azione di raccolta di fondi chiedendo aiuto anche al “Vater der Tessiner Verhüllungsinitiative”… cioè al sottoscritto.

E quindi, raccogliendo questo appello, invito i miei simpatizzanti e tutti coloro a cui sta a cuore la battaglia contro l’islamizzazione del nostro Paese, a versare un contributo in base alle loro capacità finanziarie al conto corrente postale n° 89-105410-9 ( IBAN : CH09 0900 0000 8910 5410 9) intestato a Egerkingen Komitee, Postfach 54, 8416 Flaach. Ricordatevi di scrivere “Stopp Islamisierung” nello spazio riservato ai motivi del versamento.

Un’altra possibilità è quella di versare il contributo al movimento del Guastafeste ( specificando nello spazio riservato ai motivi del versamento : “Contributo x comitato Egerkingen”), che poi provvederà a inoltrare a chi di dovere tutti i contributi ricevuti. In questo caso il conto corrente postale su cui versare il contributo è il n° 65-67871-6 (IBAN : CH62 0900 0000 6506 7871 6) intestato a Movimento politico “Il Guastafeste”, 6616 Losone.

Chi lo desidera può richiedere l’invio di una polizza scrivendo a ilguastafeste@bluewin.ch o telefonando al n° 091/7921054.