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Il sogno California di Lugano Airport

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Mi piace molto leggere le news riferite al meraviglioso aeroporto di Lugano, l’unico aeroporto della Terra senza aerei e senza voli ma che guarda lontano, addirittura alla California. Non basta aver speso decine di milioni dei contribuenti per realizzare il nulla, aver reso la società di gestione un’azienda a conduzione familiare finanziata da soldi pubblici, aver gestito in modo grottesco ogni attività ed aver fatto innervosire anche la Swiss colpevole di ritardare l’unico volo disponibile per evitare di schiantare velivolo e passeggeri.

Non basta, no. Per sopravvivere nel beato eden ora la premiata ditta che lo gestisce, non potendo rilanciare il comparto poiché a corto di idee che non ha mai avuto, cerca di rilanciare gli entusiasmi, portandoli addirittura fino al 2020, giusto per far quadrare la pensioncina ai vari personaggi che danno lustro a questa infinita farsa. Siamo al punto di pianificare con la cooperazione di architetti di grido il nuovo aeroporto che costerà importi stratosferici con l’ambizione di farlo diventare da un decente aeroporto senza voli ad un bellissimo aeroporto senza voli ma seducente, nella speranza che qualche aereo che transita nello spazio aereo Svizzero decida di dirottare su Lugano per allietare l’animo di questa sconosciuta e fastidiosa categoria di persone: i passeggeri.

Allora si decide di aprire ai voli condivisi o meglio: ai voli chiamati Jetsharing, ottima idea che il geniale management ha ripreso da quanto sta accendo in California se non fosse però che la California è la quinta potenza economica del pianeta, non si trova vicino Milano, ha 232 aeroporti ed il trasporto aereo è coordinato da fior di manager, ma di questo non posso fargliene una colpa, capisco che la California non tutti sanno dove è.

Inoltre abbiamo la ADRIA con il ritorno del famigerato terrore d’Europa: il fondo 4k sterminatore di Aziende e padrone degli Sloveni che, dopo aver fatto il grande botto con Darwin con 60 milioni di buco ed aver lasciato in mutande 700 creditori tutto in solo tre mesi, torna in auge, ben accolta dalla stampa e magari dalle stesse autorità che solamente quattro mesi fa la avevano interdetta nel limbo. Dulcis in fundo i 16 milioni di dollari che una società americana pare abbia sborsato per l’acquisto dei sei velivoli ex Darwin pronta a ricollocarli sul mercato probabilmente alla stessa Azienda che li aveva consegnati al tribunale fallimentare insieme al destino di 250 persone e che ora, rigorosamente alla luce del sole, se li riprende probabilmente a noleggio.

Questa è Disneyland signori anzi meglio, qui è tutto vero.

Diego Zanoni

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