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Petizione: vietare le preghiere islamiche in luogo pubblico

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Vietare nei luoghi pubblici, o aperti al pubblico o destinati a offrire un servizio pubblico ( ev. ad eccezione dei luoghi di culto) le preghiere che contengono messaggi di odio e di discriminazione verso i fedeli di altre religioni e che violano le norme del Codice penale (art. 261 bis)

In un libro dell’esperto di diritto arabo e islamico dr. Sami Aldeeb (svizzero di origini palestinesi) intitolato “La Fatiha e la cultura dell’odio” (in vendita su Amazon) si dimostra in modo scientifico che le preghiere che i musulmani praticanti devono recitare per cinque volte al giorno contengono delle invocazioni che istigano all’odio verso i cristiani e gli ebrei.

Nell’ambito di queste preghiere occorre recitare più volte la Fatiha, ossia i sette brevi versetti che compongono la prima Sura (capitolo) del Corano intitolata per l’appunto Fatiha ( Prologo). Il messaggio d’odio, secondo l’esperto, sarebbe contenuto nel settimo di questi versetti, il quale deve essere ripetuto 17 volte al giorno e dunque più di 6’000 volte all’anno.

Ma cosa dicono di così deplorevole i versetti 6 e 7 della Fatiha. Nella traduzione italiana del Corano fatta da Federico Peirone per la collana Oscar classici Mondadori si legge : “(6) Guida i nostri passi sul sentiero sicuro, (7) sul sentiero di coloro a cui hai elargito benefici in abbondanza, sentiero ben diverso da quello di coloro coi quali ti sei adirato, ben diverso da quello di coloro che, errando, si sono smarriti”. La traduzione in francese fatta dallo stesso Aldeeb suona invece così : “Dirige-nous vers le chemin droit. Le chemin de ceux que tu a gratifiés, contre lesquels [tu n’es] pas en colère et qui ne se sont pas égarés”.

Apparentemente i termini che designano i due gruppi di persone prese di mira nella preghiera, e cioè “la gente contro cui Dio è in collera” e “la gente che ha smarrito la retta via” sembrerebbero rivestire un significato generico e designare tutti coloro che sono considerati peccatori e tutti coloro che si allontanano dalla via prescritta da Dio, senza puntare il dito verso i fedeli di una religione specifica. Se fosse davvero così questa invocazione non porrebbe problemi.

Ma la realtà è ben diversa. Nel suo libro Sami Aldeeb ha riportato fedelmente le interpretazioni del settimo versetto della Fatiha fatte da quasi un centinaio di esegeti musulmani a partire dall’ottavo secolo e fino ai giorni nostri, ed è giunto alla conclusione che secondo la schiacciante maggioranza di loro – cosa di cui tutti gli imam che predicano nelle moschee svizzere sono sicuramente a conoscenza – le genti contro le quali Dio è in collera sono gli ebrei e coloro che invece sono rimproverati di aver smarrito la retta via sono i cristiani.

Ed ecco il commento dell’autore del libro : “Se effettivamente il senso indicato dagli esegeti è quello che abbiamo appena descritto – osserva Sami Aldeeb – v’è da chiedersi come i musulmani possano coesistere in pace e in armonia con gli ebrei ed i cristiani con tutte le volte che devono ripetere la Fatiha. Certo, sarebbe delicato chiedere ai musulmani di abbandonare la recita della Fatiha, che costituisce una condizione di validità della preghiera musulmana. Ma abbiamo il diritto di far notare che questo capitolo del Corano, così come è interpretato dalla quasi totalità degli esegeti musulmani, Maometto compreso, semina l’odio”.

A detta di Sami Aldeeb la recita regolare della Fatiha “costituisce senza alcun dubbio un incitamento alla discriminazione e all’odio in ragione di un’appartenenza religiosa” e viola pertanto le norme contro la discriminazione contenute nel Codice penale ( art. 261 e 261 bis)

Ecco qualche stralcio dell’art. 261 bis del Codice penale :

“Chiunque incita pubblicamente all’odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione; chiunque propaga pubblicamente un’ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente i membri di una razza, etnia o religione (…) è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria”

Ed ecco uno stralcio dell’art. 261 CP :

“Chiunque pubblicamente e in modo abietto offende o schernisce le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio (…) è punito con una pena pecuniaria sino a 180 aliquote giornaliere”

Indipendentemente dal fatto che la preghiera dei musulmani violi o no il Codice penale, è comunque inaccettabile che questa preghiera che incita all’odio verso cristiani ed ebrei in ragione solo della loro appartenenza a una religione diversa da quella islamica possa essere recitata nel nostro Paese in pubblico e non solo nelle moschee bensì sempre più spesso sotto il naso di tutti : nei giardini pubblici, nei posteggi di grossi centri commerciali, negli aeroporti, nelle stazioni, nelle piazze ecc. Si tratta di un vero e proprio affronto, specie in una società democratica e in un Paese di tradizione cristiana come la Svizzera.

Le preghiere in pubblico, molto diffuse in altri Paesi europei in cui la colonizzazione islamica è più avanzata ( come la Francia , l’Inghilterra, il Belgio, la Svezia, l’Olanda, la Germania ma anche l’Italia ed altri Paesi ) , fanno parte di una ben precisa strategia messa in atto dagli islamisti per conquistare l’Europa : una strategia che consiste nell’ “islamizzare l’ambiente” (ad esempio anche facendo circolare le donne velate) in modo da abituare grandi e piccini a vivere in un ambiente musulmano, dove i bambini crescendo possano diventare più facilmente musulmani credendosi nativi di questi valori. Una strategia semplice ma efficace, che è stata spiegata in un’intervista rilasciata al Corriere del Ticino ( cfr. edizione del 5 giugno 2018) dallo scrittore algerino Boualem Sansal (autore di un recente libro sul totalitarismo islamista) e intitolata a tutta pagina “C’è un piano degli islamisti per conquistare l’Europa”.
https://epaper.cdt.ch/epaper/viewer.aspx?publication=CDT&date=05_06_2018&tpuid=81#page/2

E’ tempo che i politici, i partiti, i Parlamenti , i Governi ed i giudici dei Paesi occidentali si decidano ad aprire gli occhi sul pericolo mortale che la nostra società sta correndo e prendano le necessarie misure per bloccare la strisciante e sempre più sfacciata islamizzazione dell’ambiente, senza attendere sempre che sia il Popolo a muoversi con il lancio di iniziative popolari. Una di queste misure, ossia il divieto di dissimulare il volto in pubblico, è entrata in vigore in Ticino il 1. luglio 2016 grazie a un’iniziativa popolare approvata il 22.9.2013 dal 65,4% dei votanti. Un’altra era entrata in vigore nel 2009 a livello nazionale dopo l’approvazione a schiacciante maggioranza di un’iniziativa che chiedeva la proibizione di costruire minareti.

Dopo la recente sentenza del Tribunale federale che ha considerato irricevibile l’iniziativa dell’UDC vallesana mirante a vietare qualsiasi copricapo nelle scuole dell’obbligo (il vero bersaglio era chiaramente il velo islamico) – sentenza irresponsabile e sciagurata destinata a spalancare le porte al proselitismo islamico in tutte le scuole della Svizzera – si renderà forse necessaria una nuova iniziativa per inserire nella Costituzione federale tale divieto (che fra l’altro è già in vigore in Francia dal 2004 , con il beneplacito della Corte europea dei diritti dell’uomo (!) , dopo che un rapporto della Commissione Obin aveva messo in evidenza le “pressioni” esercitate dalle famiglie sulle allieve musulmane per costringerle a indossare il velo e favorire in tal modo il proselitismo nelle scuole : vedi http://ilguastafeste.ch/obin.pdf alle pagine 15,16,17 e 20) .
Visto quanto sopra si chiede a codesto onorando Gran Consiglio di completare la legge sull’ordine pubblico con una norma che vieti nei luoghi pubblici o aperti al pubblico o destinati a offrire un servizio pubblico (ev. ad eccezione dei luoghi di culto) la recita di preghiere che contengono riferimenti velati o espliciti di odio e di discriminazione verso i fedeli di altre credenze ( con particolare riferimento alla preghiera rituale che i musulmani praticanti devono recitare cinque volte al giorno a orari prestabiliti e ovunque essi si trovino in quel momento).

A tal proposito si osserva che l’articolo 9 capoverso 2 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ammette la possibilità di stabilire per legge delle restrizioni alla libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo se queste restrizioni “costituiscono misure necessarie in una società democratica, per la protezione dell’ordine pubblico, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui”.

Si fa inoltre notare che il Consiglio federale nel “Rapporto esplicativo concernente l’avanprogetto di legge federale sul divieto di dissimulare il viso (controprogetto indiretto all’iniziativa popolare “Sì al divieto di dissimulare il proprio viso” del 27 giugno 2018 , raccomanda di respingere la suddetta iniziativa anche per il fatto che la stessa a suo dire “intacca inutilmente l’autonomia dei Cantoni” dal momento che in Svizzera “il disciplinamento dello spazio pubblico compete tradizionalmente ai
Cantoni” . Da ciò si evince che anche un eventuale divieto di recitare nello spazio pubblico delle preghiere che suonano offensive per la stragrande maggioranza della popolazione , che mettono a repentaglio l’ordine pubblico e calpestano i diritti dei non musulmani rientrerebbe fra le competenze del Cantone e dunque del suo Parlamento.

Con ogni ossequio Giorgio Ghiringhelli

 

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