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Nella sua edizione di mercoledì 14 aprile LaRegione riporta la notizia di un post Facebook totalmente inappropriato di un sergente maggiore della Polizia cantonale. Nel post incriminato il sergente minaccia colui che ha vandalizzato la sua automobile di “accorciare il suo destino terreno”. I toni sono forti: il vandalo, definito “succedaneo d’uomo nonché figlio di padre ignoto”, viene avvisato che, dovesse incontrarlo, “per il tempo necessario dimenticherò chi sono nella vita e sarà forse l’unica volta che non vedrai l’ora che arrivino in tuo aiuto i tanti odiati sbirri! Applicherò un’antica legge non comune alle nostre latitudini…”. Insomma: un sergente delle Polizia cantonle minaccia di farsi giustizia da sé.

Il fatto, di per sé già grave, lo è ancora di più se si considera che l’autore delle minacce era stato condannato per aver postato sui social media contenuti di stampo nazifascista. Nonostante la condanna l’agente era stato promosso, qualche anno dopo la condanna, a Sergente maggiore.

Alla luce di questi gravi fatti e dell’assordante silenzio del Capo del dipartimento delle Istituzioni, chiediamo al Lodevole Consiglio di Stato:

  1. È stato informato dal DI dei fatti?
  2. Come giudica il CdS le esternazioni pubbliche del Sergente maggiore?
  3. Il DI intende prendere provvedimenti contro il funzionario?
    1. Se sì, quali?
    1. Se no, ritiene che una persona che ha mostrato in passato simpatie nazifasciste e ora minaccia di farsi giustizia da sé, quando invece dovrebbe essere garante e difensore della Legge, sia all’altezza del suo compito di Sergente maggiore?

Claudia Crivelli Barella, Cristina Gardenghi, Nicola Schoenenberger, Andrea Stephani e Samantha Bourgoin.