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Il Canton Grigioni ha da poco decretato un divieto di utilizzare le munizioni al piombo per la caccia, al fine di salvaguardare la natura e la salute.

In Svizzera l’uso di pallini di piombo è da tempo vietato per la caccia agli uccelli acquatici (art. 2, cpv. 1 OCP Ordinanza sulla caccia).

Già dal 1996 la Danimarca ha vietato la vendita e l’utilizzo di pallini di piombo per la caccia, ed ora si appresta a eliminare ogni tipo di proiettili con piombo usati nei fucili da caccia.

Anche la recente messa al bando, decisa dal Parlamento europeo, delle munizioni contenenti piombo in tutte le zone umide europee è da intendersi come una tappa verso la sostituzione generalizzata della munizione.

Il superamento del piombo nelle munizioni da caccia fa parte di un processo più generale.

Il piombo è classificato nel gruppo 2A (probabili cancerogeni umani), si accumula nell’organismo (bioaccumulo), entra nella catena alimentare e nel ciclo dell’acqua.

I danni sono spesso irreversibili: si accumula negli organi (cervello, fegato, reni) e può persistere fino oltre 30 anni, ha degli effetti irreversibili sul cervello e può passare dalla madre al feto.

Il piombo è un metallo pesante molto velenoso. La sua tossicità è talmente elevata che ne è vietato l’utilizzo in tutti i prodotti come benzina, vernici e tubature.

Il bando dei prodotti contenenti piombo è proseguito negli anni.

Il tradizionale munizionamento da caccia rappresenta una fonte non trascurabile di inquinamento da piombo, in grado di avvelenare numerose specie di uccelli, contaminare il terreno e determinare un rischio sanitario per l’uomo.

Nonostante questo, è tuttora utilizzato nelle cartucce e proiettili da caccia, finisce nella selvaggina e si disperde nell’ambiente, dove contamina acqua, suolo e animali.

Un divieto per proteggere la natura.

In particolare, sono soprattutto i rapaci che rischiano di avvelenarsi con i residui dispersi nell’ambiente. Da molti anni ormai la Stazione ornitologica svizzera di Sempach studia la presenza di residui di piombo nell’aquila reale, nel gipeto barbuto e nel gufo reale. In singole aquile reali delle Alpi ritrovate morte o malate è stato diagnosticato un avvelenamento da piombo. Ciò è da ricollegare al fatto che esse si nutrono di carogne, diversamente dai gufi, che non se ne cibano e che presentano valori di piombo fino a dieci volte inferiori.

Un divieto per proteggere la salute.

Sino a un recente passato, si riteneva che i rischi sanitari legati al consumo di selvaggina uccisa con munizioni di piombo fossero minimi per l’uomo, dal momento che in genere le persone sono in grado di scartare i pallini o i frammenti dei proiettili che rimangono nelle carni.

In realtà un numero crescente di ricerche condotte con varie metodologie ha dimostrato la sussistenza di un rischio concreto anche per la salute umana.

Alcuni autori hanno dimostrato come pallini e proiettili, nell’attraversare la carne degli animali, perdono piccole schegge di piombo, di dimensioni tali da non essere percepibili durante le fasi di preparazione e consumo del cibo (Scheuhammer et al., 1998; Johansen et al., 2001; Hunt et al., 2006).

Inoltre, la rimozione dei pallini o dei frammenti di proiettili dopo la cottura non è una precauzione sufficiente a prevenire l’assunzione del piombo. Le concentrazioni nei cibi cucinati indicano livelli di contaminazione rischiosi per la salute umana, pur risultando variabili a seconda della ricetta utilizzata (Mateo et al., 2007; Mateo et al., 2011).

È possibile continuare a praticare la caccia utilizzando munizionamento alternativo.

Nel raffronto fra munizioni con e senza piombo, è stato constatato che non vi sono differenze significative per quanto riguarda l’efficacia dei due materiali di munizione sotto il profilo della sicurezza e della protezione degli animali. Dal punto di vista di chi pratica la caccia, cioè, i due tipi di munizione si equivalgono. L’industria si sta progressivamente adattando alle crescenti richieste. Attualmente sono disponibili sia vari tipi di munizionamento spezzato per la caccia alla piccola selvaggina, sia proiettili per la caccia agli ungulati.

La rinuncia a utilizzare il piombo in molti settori delle attività umane è ben nota (basti ricordare il passaggio alla benzina senza piombo) e, in realtà, è già in corso anche nell’ambito delle attività venatorie: è tempo di portare a compimento questo adeguamento, in nome della tutela della salute umana e della salubrità dell’ambiente.

  1. Chiediamo pertanto al Consiglio di Stato di attivarsi in modo analogo al Canton Grigioni, vietando al più presto il ricorso a munizioni contenenti piombo, in modo da convertire in tempi molto rapidi (idealmente entro l’anno) l’intera attività venatoria all’uso di munizioni senza piombo.
  1. Se non è già il caso, chiediamo inoltre che, nell’ambito degli abbattimenti selettivi di animali, fin da subito i guardacaccia e le eventuali altre persone incaricate di svolgere tale compito utilizzino soltanto munizioni senza piombo.
  • Invitiamo infine l’Ufficio caccia e pesca a sensibilizzare i cacciatori a sotterrare nel frattempo le parti delle interiora colpite da proiettili e pallini contenenti piombo, affinché questi resti non siano più accessibili all’aquila reale e al gipeto barbuto, come pure a migliorare la gestione degli scarti di caccia contaminati.

Siamo certe che, se debitamente informate sui rischi per la salute umana e per l’ambiente, tutte le persone che praticano la caccia accoglieranno di buon grado l’abbandono del piombo nelle munizioni, così come è già avvenuto per gli altri campi delle attività umane in cui si è rinunciato a questo veleno, allo scopo di proteggere la nostra salute.

Tamara Merlo, Sabrina Aldi e Maristella Patuzzi