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Tiziano Galeazzi sull’onda dell’informazione odierna che vuole l’audience e i click facili

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Oggi è rimbalzata su tutti i media, alla velocità della luce, come spesso succede a causa del passa parola che trasforma la fonte di uno in quella di tutti, la notizia della richiesta di rinvio a giudizio di Tiziano Galeazzi, nell’ambito dell’inchiesta Pecunia Olet.

I fatti sono più o meno noti, e riguardano un’imprenditrice bresciana accusata di aver portato del denaro proveniente da reati tributari e finanziari. Galeazzi è stato consulente bancario della donna, e assieme a lei e ad alcuni membri della sua famiglia rischia di finire sotto processo per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, nonostante egli si sia spontaneamente presentato tempo fa davanti al PM di Bergamo per spiegare le sue ragioni.

“Non voglio passare come capro espiatorio nel contenzioso fra due paesi”, ha detto oggi, interpellato a caldo. E molto signorilmente ha parlato della vicenda, senza trincerarsi dietro i classici “no comment”. Ritiene infatti di non avere niente da nascondere. Non poteva sapere, da consulente bancario e poi fiduciario, se quei soldi provenissero davvero da azioni delittuose, sebbene secondo chi ha deciso la richiesta di rinvio a giudizio il termine in codice “magazzini di mele” stavano a significare i conti su cui dovevano arrivare i soldi a Lugano e Locarno.

In molti si sono gettati sulla notizia, facendo trapelare una quasi certa colpevolezza, pur senza dirlo, del deputato. Che ovviamente non trae pubblicità positiva, soprattutto calcolando che fra meno di un anno ci saranno le elezioni. L’udienza preliminare si terrà verso l’estate, sin lì Galeazzi non è rinviato a giudizio: forse pochi l’hanno notato. Potrebbe anche non esserlo. E se lo fosse, non per forza deve essere giudicato colpevole.

Dettagli che spesso, sull’onda dell’informazione odierna che vuole l’audience e i click facili, lo scandalo e il torbido dietro tutto, non nota, o finge di non notare. A farne le spese, questa volta, Tiziano Galeazzi, che è incorso in un rischio del mestiere, rispettando, a suo dire, le leggi vigenti in quel momento.

Un processo, se anche si arrivasse a tanto, non è una condanna. Bisognerebbe tenerne conto prima di sbandierare un nome, visto che spesso quando si tratta di personaggi non pubblici si usano le iniziali o nemmeno quelle. Galeazzi è una persona nota, attiva in politica, apprezzato da molti ma ovviamente non da tutti, e qualcuno ne avrà approfittato. Il suo nome è uscito in pochi secondi, Pecunia Olet fa notizia da tempo. E mentre degli altri si citano pochi dettagli, il deputato è citato per nome e cognome e pure partito. Una persona, fino all’ultimo grado di giudizio, non è condannato.

Non lo è di certo Galeazzi, e la stampa dovrebbe tenerne conto. Non sempre lo fa. Dando spazio alle sue parole, qualcuno ha mostrato uniformità e equità. L’augurio è che, in caso di assoluzione, lo spazio sia il medesimo che in caso di condanna. Non sempre funziona così, purtroppo.

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