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Negli ultimi giorni la situazione pandemica sembra essere un po’ migliorata sul fronte degli indicatori sanitari. Infatti da una parte sono diminuiti ricoveri e degenze in cure intense e dall’altra sono aumentate le dimissioni. Il numero di decessi invece permane purtroppo sempre preoccupante, anche se la tendenza è al ribasso.

Al contempo ha preso avvio con buona celerità la campagna di vaccinazione. Anche in questo caso, da una parte si spera che essa possa continuare con una buona progressione tra la popolazione, senza presentare ripercussioni problematiche dovute ad effetti secondari di corto termine (per quelli di lungo termine invece, solamente il tempo ci dirà se la fiducia è stata riposta a buon pro), dall’altra, che essa possa coprire anche le numerose mutazioni che si stanno presentando.

Le mutazioni (variante inglese, sudafricana e brasiliana) sono proprio l’aspetto che più preoccupa in questo periodo, poiché diverse sono le incognite che portano. Laddove queste si sono presentate, i tassi di infezione e di conseguenza quelli dei ricoveri e dei decessi sono aumentati in maniera preoccupante.

Negli ultimi giorni anche in Ticino, una di queste varianti, quella inglese, è stata rilevata nella casa anziani di Balerna e alle scuole medie di Morbio Inferiore, imponendo quarantene generalizzate. È evidente che se queste varianti (in particolare quella brasiliana che sembra essere la più contagiosa) dovessero circolare liberamente anche tra la nostra popolazione, il rischio di dover decretare un confinamento ancora più duro del primo è veramente molto alto.

Come il Consiglio di Stato ben sa, i Verdi del Ticino lo avevano già sollecitato con una lettera aperta del 11.12.2020 (In Ticino cadono a picco la speranza di vita e l’economia, chi salviamo? – Verdi del Ticino (verditicino.ch) a intraprendere misure più incisive, che ricordiamo erano:

1.     l’insegnamento in remoto nel post obbligatorio in tutto il Cantone (anche per sgravare i mezzi di trasporto pubblici);

2.     l’obbligo del telelavoro per tutte le attività dell’economia pubblica e privata, in cui ciò è possibile;

3.     l’obbligo della mascherina sia all’interno che all’esterno degli edifici

4.     la chiusura delle attività nei settori del commercio e dei negozi per tutti i beni che non siano di prima necessità con le relative coperture economiche per le aziende e i collaboratori, con un’indennità per lavoro ridotto del 100% per salari inferiori a 5000 franchi al mese;

5.     la chiusura delle attività nei bar, nella ristorazione e nell’alberghieria e le relative coperture economiche per le aziende e i collaboratori, con un’indennità per lavoro ridotto del 100% per salari inferiori a 5000 franchi al mese;

6.     la chiusura di tutte le attività sportive di gruppo con più di 5 persone (incluse palestre e centri fitness) salvo quelle degli sport professionistici;

7.     l’apertura degli impianti si sci in misura del 50% della capacità, assembramenti o gruppi di al massimo 5 persone sulle piste, bar e ristoranti sono chiusi;

8.     la chiusura di Casino, case da gioco e locali della prostituzione;

9.     un maggiore controllo dei piani pandemici in tutti i settori che rimangono aperti, con sanzioni severe in caso di non osservanza;

10. l’obbligatorietà della messa a disposizione di disinfettanti in tutti i mezzi di trasporto pubblici.

Percependo l’urgenza della situazione, i Verdi avevano poi anche chiesto una discussione generale nella seduta del Gran Consiglio del 14.12.2020 (richiesta bocciata dal Gran Consiglio) e, vedendo che non si muoveva niente mentre in Germania e in Inghilterra si chiudeva tutto, avevano poi ancora preso posizione il 17.12.2020 con un comunicato stampa (COVID-19: subito misure commisurate alla gravità della situazione! – Verdi del Ticino (verditicino.ch)) nel quale veniva stigmatizzato l’immobilismo del Consiglio di Stato.

È inutile ricordare che diverse misure richieste dai Verdi sono state ora implementate dal Consiglio Federale, ma il loro ritardo ci costringe nuovamente a rincorrere gli eventi o come è stato detto a “zoppicare dietro a questo virus”.

I Verdi si rendono conto dell’estrema difficoltà del compito che il Consiglio di Stato deve affrontare, ma per quanto i vaccini possano lasciar ben sperare di poter finalmente mettere sotto controllo almeno dal punto di vista sanitario il virus, sappiamo che la sua somministrazione, ammesso e concesso come detto che questa sia efficace contro tutte le varianti, non avverrà in tempi utili per poter scongiurare una terza ondata potenzialmente ancora più disastrosa. I Verdi sono altrettanto consapevoli delle estreme difficoltà che l’economia sta attraversando, mettendo a durissima prova la tenuta di aziende, imprenditori, liberi professionisti di ogni settore, come di molte economie domestiche, così come sono consapevoli delle difficoltà che possono vivere le fasce più vulnerabili della nostra società nel caso di un nuovo “confinamento duro”. Proprio per questo ai Verdi risulta difficile immaginare una nuova chiusura della scuola dell’obbligo in presenza, per una scuola a distanza che mortificherebbe pesantemente i giovani e metterebbe in grossa difficoltà le famiglie.

Con queste consapevolezze e con il forte desiderio di contribuire a costruire la migliore soluzione per far fronte all’enorme sfida che ci sta di fronte, i Verdi del Ticino chiedono al Consiglio di Stato:

  1. Visto che da più parti è stata dimostrata la validità di questo metodo, é possibile immaginare e realizzare una strategia di test rapidi a tappeto? Se sì, quanto questa può essere estesa sul territorio e nel tempo (capacità logistica di organizzare i test, disponibilità di test)?
  2. Sarebbe pensabile mantenere aperta la scuola dell’obbligo effettuando test rapidi a tappeto sulla popolazione scolastica e inserendo nelle priorità di vaccinazione il corpo insegnanti?
  3. Per avere il necessario supporto organizzativo e logistico è possibile ripristinare lo Stato maggiore di condotta senza dover ripristinare lo Stato di necessità?
  4. Non ritiene necessario il Consiglio di Stato mettere la scuola post obbligo in insegnamento a distanza? Oppure ritiene si possa mantenerla aperta implementando anche per essa test rapidi di depistaggio dei positivi?
  5. In che misura è possibile che i test rapidi a tappeto vengano introdotti anche per i settori economici o perlomeno parte di loro (quella che non può attingere in maniera sostenibile al telelavoro)?
  6. Ritiene il Consiglio di Stato che le misure di sostegno finanziario possano attraversare l’iter politico necessario e giungere ai destinatari in tempo utile per scongiurare fallimenti?

I Verdi del Ticino

Marco Noi, Samantha Bourgoin, Claudia Crivelli, Cristina Gardenghi, Nicola Schoenenberger, Andrea Stephani