L’articolo penale 261 che punisce la blasfemia ha tutta la sua ragione di esistere. Seguendo il parere del Consiglio federale, oggi il Consiglio nazionale ha respinto una mozione di Beat Flaach (Verdi liberali/AG), che chiedeva di stralciare dal Codice penale questo delitto. Per il governo, la libertà di opinione non è assoluta.

A detta del consigliere nazionale argoviese, la norma penale antirazzismo e quella che protegge gli individui da lesioni all’onore e dalle ingiurie sarebbero sufficienti.

Inoltre, fa notare Flaach, l’attuale articolo del codice penale “Perturbamento della libertà di credenza e di culto” non punisce direttamente la denigrazione di Dio, ma il fatto di schernire “le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio”.

Ciò significa, secondo il deputato verde-liberale, che le convinzioni religiose non possono essere criticate pubblicamente nella stessa misura possibile per altri tipi di convinzioni. Per Flaach, questo articolo, in uno Stato laico e liberale, non è più al passo coi tempi: la Danimarca, la Francia, la Norvegia e Malta, hanno già abolito il divieto di blasfemia, come la cattolica Irlanda.

Di parere opposto il governo. L’articolo 261 punisce con una pena pecuniaria chiunque pubblicamente ed in modo abietto offende o schernisce le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio, ovvero profana oggetti di venerazione religiosa, chiunque con malanimo impedisce, perturba o schernisce pubblicamente un atto di culto garantito dalla Costituzione e chiunque profana con malanimo un luogo od un oggetto destinati ad un culto o ad un atto di culto garantiti dalla Costituzione.

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, non sono punibili tutte le critiche, neanche se interpretabili come offensive, provocatorie o derisorie, ma soltanto quelle che mirano a disprezzare e denigrare e che, per la loro forma o contenuto, violano il principio elementare della tolleranza.

Benché la libertà di opinione costituisca l’elemento centrale di uno Stato liberale, essa non è tuttavia assoluta e deve essere applicata in maniera responsabile al fine di garantire la convivenza pacifica delle religioni, sostiene il Consiglio federale.