Il gruppo parlamentare liberale svizzero ha deciso: saranno in tre a contendersi il 20 settembre la poltrona di Didier Burkhalter. Il partito ha deciso di non scartare nessuno, e dunque i candidati rimangono Ignazio Cassis, Isabelle Moret e Pierre Maudet.

Su Opinione Liberale, il presidente Bixio Caprara aveva difeso la scelta di portare il solo Cassis, ribadendo le motivazioni già note, ovvero che se le sezioni romande avessero fatto intendere di non voler presentare nessuno, i ticinesi avrebbero proposto più nomi, ma dato che sin dall’inizio si è manifestata la voglia da parte delle altre sezioni di difendere il seggio, si è optato per il candidato più aderente al profilo tracciato dal PLR. Per il presidente, comunque, il Ministro andrà scelto non per sesso o provenienza bensì per le sue qualità.

È tornato in edicola anche il settimanale del PPD, Popolo e Libertà, che si è scagliato contro Lorenzo Quadri, “il grande assenteista a Berna”, per il fotomontaggio di Paolo Beltraminelli in relazione alla vicenda del candidato pipidino alle comunali luganesi del 2013 poi radicalizzatosi. La tirata del Mattino, offensiva più che altro per l’intelligenza di chi l’ha concepita, non meriterebbe particolari commenti, se il pulpito da cui proviene la predica non fosse così grottescamente inadeguato, visti i trascorsi e i numerosi esempi. Come ha già osservato qualcuno, nel 2017 (l’altro ieri) la Lega di Paradiso, a qualche metro di distanza da dove abita lo scrupoloso e attentissimo direttore del Mattino, ha ad esempio candidato un giovane di origini albanesi che, dal proprio profilo Facebook, inneggiava a Hitler (non proprio a Madre Teresa di Calcutta), si prodigava a baciare la bandiera albanese durante il sevizio militare (in Svizzera) e insultava pesantemente chi gli dava del “cristiano”. Insomma, non proprio un agnellino dei pascoli verdi”, si legge.  “Il direttore del Mattino, senza neppure uscire dal suo ufficio, avrebbe per prima cosa dovuto guardare bene in casa sua e meglio ancora sorvegliare le liste del suo partito al Consiglio Nazionale e al Gran Consiglio; avrebbe evitato che i legislativi federale e cantonale fossero “infestati” da deputati leghisti dal dubbio pedigree rossocrociato. Del resto, e qui chiudiamo, vale la pena di ricordare che il direttore del Mattino non è riuscito a tenere lontano gli odiati taglian neppure dalla redazione del suo giornale. Ma si sa, mentre la madre dei cretini è sempre incinta, la mamma dei coerenti è donna di grande virtù e impareggiabile castità”.

E Quadri prontamente ha replicato, “il candidato islamico radicalizzato l’ha messo in lista il PPD, partito che ama insistere sul “referente cristiano”, mica la Lega. Ovvio che non l’ha fatto apposta. Ma non per questo può pretendere che sulla vicenda cali la censura. Fosse stata la Lega ad incappare in un simile svarione, non ci vuole il mago Otelma per prevedere che contro l’odiato Movimento sarebbe stata scatenata una “shitstorm” (=tempesta di cacca) di proporzioni epiche. Magari con in prima fila proprio il PPD ed il suo presidente (quello che addirittura paragonava Gobbi a Capitan Schettino)”, sottolineando come a suo avviso il settimanale viene ripreso solo parlando della Lega e dicendo che si mischia l’idea delle origini straniere con quella del doppio passaporto.

Ha fatto parlare di sé anche Attilio Bignasca, Coordinatore della Lega, che ha di fatto detto che “Prima i nostri” è un’iniziativa inattuabile (se il Consiglio Federale non è stato più esplicito è stato per non aprire un nuovo fronte col Ticino) e che prima deve essere realizzato il salario minimo. +Se in Ticino fissiamo il salario minimo a 4.000 franchi il ticinese magari riuscirà a sopravvivere, mentre per il frontaliere resterà una paga da “sciur”. Ma quante nostre industrie possono sopportare paghe simili? Io conosco frontalieri che hanno perso il lavoro perché erano pagati 32 franchi all’ora, ma sappiate che se trovano il lavoro in Ticino a 20 franchi vengono ancora di corsa. E si sappia che a parità queste ultime preferiranno sempre un frontaliere a un ticinese perché è più flessibile”.

A proposito di salari minimi, il segretario regionale di Unia Enrico Borelli ha annunciato in una nota che il sindacato, assieme a Verdi (e lo ha confermato la co-coordinatrice Jessica Bottinelli), PS e altre forze sindacali e sociali disponibili, è pronto, se non verrà fissato un minimo almeno a 20 franchi orari, a scendere in campo con un referendum e una nuova iniziativa.