La Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati ha esaminato con attenzione la questione riguardante il coinvolgimento del Parlamento durante il mandato assunto dalla Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. Approfondirà l’argomento in occasione delle sue sedute del 2021, in particolare dai punti di vista della politica di sicurezza e della politica economica. La Commissione si è inoltre chinata sulla questione relativa alla tutela del diritto di partecipazione e decisione di Parlamento, Popolo e Cantoni per quanto concerne l’attuazione dell’accordo quadro istituzionale.

La Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) ha discusso per la prima volta il rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato 19.3967 «Seggio della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Coinvolgimento del Parlamento», da essa depositato il 19 agosto 2019. La Commissione si è chinata sulle opzioni presentate dall’Esecutivo e ha esaminato le modalità e le procedure relative alle decisioni prese dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, dedicando particolare attenzione al nuovo regime sanzionatorio (art. 41, cap. VII dello Statuto dell’ONU) e alla possibilità di ricorrere ad azioni militari (art. 42, cap. VII dello Statuto dell’ONU). La Commissione ha constatato che le decisioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU adottate sulla base del capitolo VII sono decisioni di diritto pubblico internazionale e pertanto vincolanti per la Svizzera. In questo contesto, la Commissione ha chiesto al consigliere federale Ignazio Cassis, capo del DFAE, di presentare un rapporto supplementare sulle modalità e sui tempi di tali decisioni, avvalendosi di tre esempi: guerra di Corea, prima guerra del Golfo e guerra in Libia. La Commissione ha inoltre deciso di approfondire, in una sua prossima seduta, i contenuti del rapporto con la consigliera federale Viola Amherd, responsabile del DDPS, dal punto di vista della politica di sicurezza, e con il consigliere federale Guy Parmelin, capo del DEFR, per quanto riguarda gli aspetti di politica economica.

ACCORDO QUADRO ISTITUZIONALE E ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO CON LA TURCHIA

La CPE-S ha accolto all’unanimità la mozione 19.3170 «Base giuridica per tutelare il diritto di partecipazione e di decisione del Parlamento, del popolo e dei cantoni per quanto concerne l’attuazione dell’accordo quadro». Al contempo ha respinto con 9 voti contro 2 la proposta avanzata il 19 ottobre scorso dall’omologa Commissione del Consiglio nazionale, che chiedeva di istituire una sottocommissione congiunta che si occupasse dell’elaborazione di diritti di partecipazione concreti conformi all’accordo. La maggioranza della Commissione ha preferito seguire la via prospettata dalla mozione 19.3170, esprimendo, soprattutto in ottica istituzionale, le proprie perplessità circa l’istituzione di una sottocommissione congiunta.

La Commissione si è poi occupata della decisione del Consiglio federale intesa ad avviare la procedura di notifica per la ratifica dell’Accordo di libero scambio aggiornato e agricolo tra gli Stati dell’AELS e la Turchia. La Commissione si era già occupata della questione nella sua seduta del 13 gennaio 2020. Al suo interno si sono levate alcune voci critiche verso la decisione dell’Esecutivo di avviare l’atto formale di notifica in questo momento. Visto che nel corso del 2019 l’accordo è stato approvato in votazione finale dalle Camere, la Commissione ha deciso di inviare al Consiglio federale una lettera in cui auspica che nell’esecuzione della notifica in questo momento si proceda con particolare sensibilità.