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Giovanna Viscardi lascia la presidenza del PLR Lugano

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È ormai manifesto per tutti: un non so che di inesplicabile ha bruscamente interrotto il circuito virtuoso della parola. Dopo un tempo, nemmeno tanto breve, in cui lo scambio di pensieri e propositi sembrava fluire armonioso – a beneficio di una promettente collaborazione tra gli organi della sezione e i rappresentanti del partito negli organi comunali –un subitaneo ostacolo si è frapposto al proficuo scorrimento della comunicazione. Quasi che i codici espressivi e interpretativi del linguaggio si fossero d’improvviso alterati, così da impedire la continuità del dialogo e mettere perfino in forse l’autenticità di quello intercorso.

Per quanto si cerchi di “ficcar lo viso a fondo”, non si trovano cause oggettive di questo improvvido scompiglio dei canoni comunicativi. Di immediata evidenza ne è, per contro, l’effetto perverso.

I critici dell’ultima ora, smarrita la memoria dei ripetuti riconoscimenti di sintonia, hanno concentrato la loro offensiva su presunte mie manchevolezze comportamentali(“comportamenti fuori dai classici schemi istituzionali”; “comportamenti inappropriati per il ruolo che riveste”: in CdT 14 marzo 2018e La Regione 15 marzo 2018).Dimenticano, gli estemporanei censori, che i comportamenti personali -sempre che si situino nell’ambito della liceità – possono diventare di pubblico rilievo solo se si traducono nell’arroganza, nell’intolleranza o nell’incoerenza. Difetti, questi, di cui non mi sento portatrice, per il tutt’altro mio animo che non lo consentirebbe. E con ciò non intendo naturalmente dire che l’attività di presidente sia stata scevra di errori.

Pur di provocareuna situazione di strappo, sono stati usati metodi che il partito ha sempre riprovato se utilizzati da altre forze politiche; e proscritto nel proprio interno. Mi si darà atto che l’atteggiamento di chi, forse per procurarsi una posizione di effimero vantaggio, ferisce la sfera personale del suo immaginato contendente, è in stridente contrasto con il contegno che si vorrebbe proprio di tutti i liberali radicali.

Si tratta non solo di una caduta di stile, bensì di un crollo della tensione etica. Né può valere la scusante che nell’attuale temperie politica, ove i valori fondanti appaiono vieppiù lontani e sfumati, sia concesso ogni mezzo pur di raggiungere il fine propostosi. A prescindere da un giudizio di valore sul fine, il mezzo reca già in sé la sua condanna.

Vari sono stati i tentativi di riportare l’artificiosa contesa in un solco di seppure minima ragionevolezza. Il pregiudizio originario si è dimostrato insuperabile, come non superabileè stata la sicumera di chi accusa e nel contempo pretende di dare una sentenza definitiva.
Affermare, in duetto stordente, che la “situazione è seria e chi ne ha la responsabilità politica se la assuma”, è, oltre che una malizia, l’inconcepibile sofisma di chi quella situazione haartatamente creato

Potrei, d’ora in poi, limitarmi a seguire il monito: “vedesi molte volte come l’umilità non solamente non giova ma nuoce, massimamente usandola con gli uomini insolenti, che o per invidia o per altra cagione hanno concetto odio teco” (“Ingannonsi molte volte gli uomini, credendo con la umilità vincere la superbia”).

Ma la ragione mi induce a ritenere quantomeno problematica un’ulteriore convivenza, a ruoli immutati, con chi ha mostrato di non apprezzare il bene che può nascere da un civile confronto dialettico.

Di qui la mia rinuncia alla carica di presidente.

L’amarezza non mi impedisce di rivolgere un sereno, caldo pensiero di gratitudine a coloro che sono stati insieme con me per quasi cinque anni, nella comune visione di un partito sempre più aperto, accogliente, prossimo al cittadino e alle sue legittime istanze, fautore del buon governo e di una società più giusta.

Ci è stata di premio la leggera ripresa del partito nelle ultime elezioni cantonali e comunali; invertita la tendenza al declino, non ci sembrava un’illusione mirare a progressivi traguardi, favoriti dalla libertà e lealtà del discorso politico.

Ciò che particolarmente mi dispiace è che in questa vicenda sia stato coinvolto anche l’ufficio presidenziale, oggetto di biasimi sicuramente fuori posto e immeritati. Spetterà a Paolo, Mari Luz, Antonio, Silvia, Luca, Nick, Daniele, Fabrizio, Antonio e Fabio, che qui ancora ringrazio, di dirvi quali sono le loro intenzioni.

Giovanna Viscardi

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