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In una mozione depositata l’8 marzo, le deputate del Partito Socialista Ticino chiedono al Consiglio di Stato di istituire l’8 marzo quale giorno di libero per tutte le impiegate dell’Amministrazione pubblica. Questo servirebbe a compensare, in parte, lo scarto salariale che ancora esiste tra uomini e donne.

Dagli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica del febbraio scorso risulta che le differenze salariali tra donne e uomini in Svizzera si stiano ampliando. Soprattutto nel settore pubblico lo scarto salariale è peggiorato passando dal 16,7 % nel 2016 al 18,1% nel 2018. Quasi la metà di questo scarto non è spiegabile da fattori quali la formazione o gli anni di esperienza.

Nella loro mozione depositata in occasione della giornata mondiale delle donne, le deputate del PS Ticino hanno pertanto chiesto al Consiglio di Stato che l’Amministrazione pubblica trasformi l’8 marzo in una giornata di libero per tutte le sue impiegate per compensare parzialmente queste differenze salariali.

Le deputate ricordano inoltre che questa è solo la punta dell’iceberg. Il 60% del lavoro non retribuito (lavori domestici; volontariato, accudimento dei figli e di parenti anziani, ecc.) è svolto infatti dalle donne e che esse sono ancora sottorappresentate nelle posizioni di responsabilità delle aziende e in politica. Senza contare che sono sempre le donne ad essere state maggiormente colpite dai licenziamenti causati dalla crisi legata al coronavirus.

Ancor più in questo particolare momento economico, la vita lavorativa delle donne è difficile. Ecco perché si chiede che il Consiglio di Stato confermi che, in quanto datore di lavoro, non è più accettabile l’inspiegabile differenza salariale tra i sessi oggi ancora presente e tratti questo tema di grande importanza.

Laura Riget, copresidente e granconsigliera PS
Anna Biscossa, granconsigliera PS
Gina La Mantia, granconsigliera PS
Daria Lepori, granconsigliera PS
Simona Buri, granconsigliera PS