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Il Corriere del Ticino ha pubblicato oggi un articolo (vedi foto sottostante) dal retrogusto di endorsement a sostegno del documento da sottoporre alla conferenza cantonale del Partito Socialista firmato da Manuele Bertoli e compagnia. Oltre al titolo, che sembrerebbe essere già una chiara raccomandazione di voto, nell’articolo si legge “una mossa che mette al centro il termine di libertà”, si parla di una direzione PS molto dura e di una più fresca presa di posizione, riferendosi al documento appunto di Manuele Bertoli, Raoul Ghisletta, Pelin Kandemir Bordoli e Milena Garobbio. Dulcis in fundo, il pezzo mette in risalto come gli attuali sgravi fiscali siano più leggeri di quelli dell’epoca masoniana, un po’ come dire che un conflitto che fa meno morti della seconda guerra mondiali in fondo va bene.

Leggendolo si ha la netta sensazione che si tratti di un articolo concepito per sostenere quella posizione. Ora, che questo pezzo sia stato concordato oppure se il CdT ha ottenuto il documento per vie traverse, non ci è dato saperlo, ma quello che è innegabile, è che il sostegno arriva da quel giornale il cui attuale direttore si faceva dettare la lista della spesa per pubblicare gli articoli dell’allora candidata PLR al Consiglio di Stato Marina Masoni; da quella testata che definisce infiltrati lavoratori sindacalizzati che rivendicano i propri diritti e che pubblica bufale come quella dei riservisti statunitensi senza verificarle. Dovrebbe quindi far riflettere che proprio questo giornale, di posizione chiaramente neoliberista, supporti questa posizione.

Ma entriamo nel merito del documento. Molte delle tesi di fondo dello stesso sono da contestare nella maniera più ferma, perché parziali o scorrette.

Innanzitutto, il documento parla di “simmetria dei vantaggi”, non è vero. Gli sgravi fiscali sono di 20 milioni a livello cantonale (così come l’investimento sul sociale), ma il documento sembrerebbe non considerare i 18 milioni di entrate minori che vi saranno nei comuni e ulteriori misure di sgravio fiscali non valutate!

Un altro grossolano errore del documento è il concetto di pacchetto. L’argomento di fondo è che dobbiamo mandare giù il rospo degli sgravi pur di avere la riforma sociale, ma diciamolo chiaramente: non è vero! I due oggetti sono giuridicamente separati, la riforma sociale è stata votata separatamente ed è passata in Gran Consiglio. Domenica in conferenza cantonale gli iscritti e le iscritte del Partito Socialista dovranno chiedersi: vogliamo lanciare il referendum contro gli sgravi fiscali? Punto. Contrastiamo gli sgravi, se poi, qualora vincessimo quel referendum, il Governo volesse far abrogare la riforma sociale, dovrebbe tornare davanti al parlamento, spiegare perché non ritengono che ci sia la necessità sociale di implementare quelle misure e, anche se il legislativo accettasse, potremmo nuovamente fare un referendum.

Contestiamo fermamente anche che la risoluzione contenuta nel documento miri a “non spaccare il PS”. Non fai sottoscrivere un documento da 37 persone se non intendi dare una prova di forza e se non intendi spaccare il partito.

Lasciare la libertà di voto, decidere di non decidere su un tema di importanza fondamentale, non solo è incoerente (ricordiamo che fu proprio Raoul Ghisletta a lanciare referendum contro la scelta del comitato cantonale), ma rappresenta anche quell’atteggiamento di chi ha tanta paura di perdere. Questa linea del meno peggio, del cerotto alle emorragie prodotte dal liberismo, ha condotto tutti i maggiori partiti europei di stampo socialdemocratico alla rovina. Soltanto laddove ci si pone come alternativa, dove si cerca di costruire un’opposizione politica e sociale, si riesce a contenere la destra reazionaria e a crescere. I cittadini e le cittadine stanno male e hanno bisogno di noi, di un punto di riferimento che difenda lo stato sociale e i diritti, che lotti per ridurre le enormi disuguaglianze, non che scenda a patti per alimentarle.

Vogliamo come prospettiva per la nostra vita politica un Partito Socialista deciso, propositivo, alternativa e non stampella alle proposte di matrice liberista! Molti membri della Gioventù Socialista non si riconoscerebbero in un partito che non ha il coraggio di sostenere un referendum contro gli sgravi fiscali, semplicemente perché non sarebbe un partito socialista, ma sarebbe un partito subalterno alla linea imposta dal consigliere di Stato.